Da zanzara meno tennis (Pietre Vive 2019)

 

voglio andare a P.
ho così paura di dire la verità
ho così paura di dirmi la verità:
sì, a Parigi; dirti la verità
ma come faccio, il tuo, nebbia
come il, il freddo, io ho paura
di morire, e tu? Come ti chiami veramente,
ti ricordi, io con me stesso stretto
e infittito, come due alberi immortali,
ero senza parole, e l’isola non era che
polvere. io so che il mondo sbriciola.
Serio l’aceto e il vino costa meno qui, in basso,
ma voglio andare senza zanzare, aereo bianco,
4000 km al secondo, sì, anche la bibbia mi porto,
anche la superficie superficiale delle tue armi,
ma ho paura di.

*

ci sono -2 gradi
le zanzare sono morte, poi mai o mai poi
e dio è nella Caverna, dioacqua
che si perfora
dioacqua bianca
e nevica per non farti scordare – cara tu e io ( non )
che c’è il mondo la Terra che frantola
sfria e si disarma in anti corpi e in anti vermi
e sbrintola sbria sbuia e s’innamora
o F. ma oggi tu dormi e nevica
nevica dal mio cuore o culo di cuore, di vetro invisibile

*

lascia perdere così per perdere, fai finta di vincere per perdere,
anche se spargi sangue dal pianeta Tempo il soldato è un nemico
di te stesso differente, e mentre sono le 3:30
e Soderling sta perdendo al quinto set
io scrivo una poesia senza peso, solo per perdere, per perdere
un po’ di Tempo, perché il tempo con la T maiuscola è l’autorità
inconfutabile e assoluta della storia dell’arte e raffigura
l’attesa dice Giulio Paolini, allora io voglio solo attendere:
una Fondazione della Leggerezza

*

(27/2/2015, 18:41)
battezzerai i morti
battezzarei i deserti; o io o tu; perché
noi sembra una catastrofe
una filigrana di nuvole
i desideri battezzerò; solo desideri
bianchi come uno che rimane solo
solamente alla destra del giardino;
o solamente per rimanere solo
per il triangolo (o io o tu)
come i deserti assolati o nevati
perché alla fine deriviamo
da dinosauri e siamo erba non cielo
ma non possiamo dirlo ad alta voce
forse pesci scimmie di cartone
e ombre
ma siamo già diventati altro
angeli che sembrano conigli per dio,

*

filmerai immobile un mandorlo in fiore
bianco rosa immobile
una pozza di sangue e sentirai (come progetto x una
mostra) tecnomusik, bum bum bum o la zebra qui;
e trapani sordi e martello che rompe e il leggero oscillare,
il tuo essere metà qui e metà albero sempre trappola
visione (versione) di una visione visiva vilipesa e fraintesa
intesa con codici codicilli e magmi e scismi
vedere e rivedere e trasedere e ricadere

 

 

Gianmaria Giannetti è nato a Milano nel 1974. Si laurea in Filosofia Estetica presso l’Università degli Studi di Milano. Nel 2011 ha vinto la Palma d’oro per l’arte contemporanea a Cannes.
Ha pubblicato: Escatologia (di una piuma) (Il Filo); Appunti di un terrestre (GiulioPerronEditore). Nel 2019 esce per le Edizioni Pietre Vive il libro zanzara meno tennis. Vive e lavora tra Bari e Genova.

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