Talento riconosciuto all’età di vent’anni da Maria Luisa Spaziani, Franco Loi, Sergio Zavoli, in questo nuovo libro – opera matura cui ha lavorato per dieci anni – Isabella Leardini inscena un Canzoniere d’amore rivolto a diverse generazioni di donne e di uomini. Lo sfondo è quello della Pensione Irene, luogo di vacanza della riviera romagnola nato nel secondo dopoguerra dai risparmi della famiglia di Isabella e divenuto insegna del turismo di massa. Nell’ombra del nome dato all’albergo (una ragazza amata da un familiare in tempo di guerra), e nello specchio delle vacanze altrui, si snoda una storia d’amore che non è soltanto una questione privata. È in particolare alle donne cresciute negli anni ottanta e novanta – ragazze educate a un’eterna stagione adolescenziale, poi destinate a fine millennio al precariato professionale e matrimoniale – che i versi di Isabella Leardini puntano lo sguardo. Una stagione d’aria è anche la storia della fine della giovinezza che preme per entrare in un’età nuova. Il racconto arioso e doloroso di un’Italia che fatica a cambiare e appare come un paese metafisico, o eternamente balneare, dove il ripetersi delle stagioni femminili incrocia destini diversi. Protagonista è una voce sola che accoglie le voci di altre «ragazze strane», «le ragazze del mare» archetipo nella contemporaneità di una classicità assorbita con naturale sapienza. Tra loro il lettore potrebbe scoprire sotto traccia la presenza di qualche moderna Nausica; o ritrovare la Sirenetta di Andersen, e prima ancora quella Francesca da Rimini che rappresenta la vera «rondine bianca» di un libro di chiara ascendenza classicista. Una poesia, questa di Una stagione d’aria, destinata a resistere e a “restare” per una generazione di donne che ancora faticano a imporre il proprio ruolo nella società.

Elisa Donzelli

 

Da Una stagione d’aria (Donzelli, 2017)

 

Dalla sezione Una stagione d’aria

Chi perde il tempo di essere felice
per prima cosa perde le risate
che tolgono il respiro, poi qualcuno
scende dentro lo sguardo, lo fa nero
come l’argento chiuso nei cassetti.
Sempre la stessa età, lo stesso giorno.
Chi perde il tempo di essere felice
ha l’aria di una casa stagionale
che si prepara a vivere e riempirsi.
Tutta la fronte chiusa dentro un lampo
che non si compie mai nel temporale.

*

Dalla sezione Cantare del mattino

Non sono una che molla all’improvviso
che scompare con un colpo della porta
mi tengo anche la fiamma che si spegne
la povertà che resta tra le mani.
Vivere nella fame è come un vizio
che fa dimenticare ogni sapore.
Ma non ti accorgerai di avermi persa
finché non sparirò come la polvere
che scende in mezzo all’acqua per le strade.
Il cuore più violento è proprio il nostro
che sa restare in bilico e non frana.

*

Dalla sezione Le figlie pazze del freddo

Pensavo che saremmo stati
perfetti come il volo degli uccelli,
nei cerchi e nelle svolte del destino.
Io non volo e non mi poso
io non canto
se non posso avere te pesto la terra
come chi vive contro la natura.
Le rondini non sanno partire
sono le figlie pazze del freddo
e forse stanno qui da qualche parte
continuano a ripetere che questo
è il loro autunno radioso d’aria
mentre le prende piano la neve.

*

Dalla sezione Nel buio del mare 

Quando tu vuoi la calma dell’aria
come un’estate che a lungo si trattiene
in un attimo rovescio il cielo.
Sono una stagione che si rivolta
ce l’ho in faccia come un inganno
quest’aria aperta da città di mare.
Invece sono sempre stata questo
una piccola belva di bufere:
la verità delle città di mare.

*

Dalla sezione L’usurpatrice

Verrai, e troverai quello che resta
di ogni luogo in cui ti ho desiderato.
La neve non ha retto all’inverno
sotto le luci ogni cosa è caduta
ogni cosa lasciata cadere
dalle mie mani che perdono amore.
È così semplice a pensarci che è banale:
dal primo all’ultimo giorno
come animali feriti e bambini
io piango se tu te ne vai.
Non c’è tempo per l’offesa e per l’orgoglio
l’amore è lo scempio più veloce.

*

Dalla sezione L’anello

Desiderare è una questione di distanze,
di corpi freddi che riescono a brillare.
Cercavo la costellazione esatta
che riunisse i tuoi punti con i miei
la congiunzione fatale negli anni
lo squilibrio infallibile del cielo.
Il vero amore regge il capogiro
con la testa piantata nell’aria
di una logica che splende se si avvera.
Sovrappone come una mappa
il tuo buio di pianeti con il mio
la precisione muta delle stelle.
L’ho studiato come una scienza
il codice dell’ora in cui sei nato,
amare è un atto di interpretazione
che riempie il giorno dopo l’evidenza.

 

 

Isabella Leardini è nata a Rimini nel 1978. Nel 2002 ha vinto la sezione inediti del Premio Montale. Ha pubblicato i libri La coinquilina scalza, edito nella collana Niebo curata da Milo De Angelis (La Vita Felice, 2004, IV ed.) e Una stagione d’aria (Donzelli, 2017).  Le sue poesie sono pubblicate in diverse antologie in Italia e all’estero, tra cui Les Poètes de la Méditerranée (Gallimard, 2010) con traduzione di Jean Baptiste Para, e Nuovi poeti italiani 6 (Einaudi 2012) a cura di Giovanna Rosadini. La coinquilina scalza è edito anche in Spagna con traduzione di Juan Carlos Reche e Paola Patrizi La inquilina descalza (Ediciones La Isala de Siltolà, 2017).  È direttrice artistica del “Festival della poesia giovane Parco Poesia” e del premio a esso legato. Si occupa di laboratori di scrittura poetica dedicati agli adolescenti.

 

© Foto di Valentina Solfrini

 

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