Da Tradurre è un bacio (Ladolfi 2015)
TRA NOI
La traduzione è un punto del cervello
Dove stanno le cose senza nome.
Eterno e invalicabile è il cancello,
Però talvolta ricordiamo come
Qualcuna è fatta, la vediamo al buio
Chiara, sembra, benché ci manchi il modo
Di chiamarla, di svolgerla dal nodo
Che tante ne costringe ancora, cui
Magari mai riporterà il ricordo.
Avevo in mente un volto ieri sera,
Amico e familiare. Di chi era?
Vivo o non più? Perché tra noi quel bordo?
DANZA
La traduzione è danza.
Si va in punta di piedi
E a volte ci si lancia
Nel vuoto e si coordina
Tutto in un moto solo,
Sospesi sulla musica.
Ma la gente che siede
Non capisce chi vola.
CANG JIE E IL CACCIATORE
Dal becco d’un uccello che volava
Cadde una bestia strana e Cang Jie, vista
L’impronta al suolo e non capendo cosa
L’avesse mai lasciata, si rivolse
A un cacciatore e, avuta la risposta,
Pensò che forse tutta la natura
Poteva riconoscersi da un segno:
La luna, il sole, i laghi, gli animali…
Tradurre è riscoprire la scrittura.

BASTIONI E PONENTI
Oggi mi sono messo con Song Lin
Al tavolo della sala da pranzo
Di Ledig House e ho provato
A tradurre una sua poesia
Che conoscevo in una versione francese.
Gli ho chiesto di spiegarmi alcune immagini
E il permesso di spostare tutto
Al passato poiché i tempi in cinese
Non esistono e a me sembrava
Che si parlasse di ricordi e niente
Si riferisse al presente e un febbraio
Di trasformarlo nel mese della seconda
Luna come suggeriva il carattere
Nell’originale e di svolgere la metafora
Che compone il nome di una certa
Catena di monti di colore viola.
E che belli i cavalli della nebbia
Anche in italiano e la cetra
E le rondini ventriloque
E le novantanove stanze!
Abbiamo parlato di periferie e di città
E di vari tipi di pioggia e alla fine
Eravamo molto felici e grati
Di avere fatto fare alle parole
Quello che nessuno dei due capiva.
LA BESTIA
Ho visto un mostro bieco
In un libro illustrato
Con un testone rosso
Da pazzo indiavolato
E un occhio giallo e grosso
Che sembra un’infezione
E, accanto, un’altra foto
D’un muco bianco e cieco,
Acefalo ed inerme,
Che dalla spiegazione
Risulta che è lo stesso,
Sì, il mostro, ovvero un verme
Che, essendo inetto al moto,
Oltre che senza sesso,
La forma sua rinnova
In quell’aspetto truce.
Lo vedi che si trova
La bestia che traduce?
Nicola Gardini è nato a Petacciato nel 1965. Autore di romanzi, raccolte di poesia, saggi e traduzioni letterarie, è molto attivo anche come articolista: scrive su il Domenicale del Sole 24 ore, il Corriere della Sera, il Fatto quotidiano, le riviste Poesia e Times Literary Supplement. Il suo esordio è stato con La primavera, una raccolta di poesie edita per Einaudi nel 1995. Ha composto versi anche nel dialetto della madre, una varietà di molisano, in greco antico e in latino, sperimentando stili e metri diversi. Ha tradotto classici antichi (Ovidio, Marco Aurelio, Catullo), ma anche molti autori più vicini al presente (Woolf, Dickinson, Hughes, Auden, Simić), approfondendo il tema del rapporto tra le culture dei vari tempi della civiltà. Numerose sue traduzioni, da varie lingue, sono apparse sulla rivista Poesia, di cui è stato per molti anni il codirettore. Sulla traduzione ha scritto il saggio in versi Tradurre è un bacio pubblicato con Ladolfi nel 2015.

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