Dalla raccolta Sespersa, Vydia Editore, 2018.

 

s’è spersa
come qualcosa
di cui hai colpa
persa la rotta
segnata
dalla prima donna
a quattro zampe
nella foresta
ora antenne sulla mia testa
e fertilup e radici di banano
per risalire la catena alimentare

[da insetto sterile
per il controllo
delle specie dannose
a lupa di roma]

 

*

è accaduto molto in fretta
preceduto
solo dal dolore contrazione
come se ti forzano a cacare
premendo forte una mano
sulle viscere
all’ospedale
ore di fila
menomale ricordata di indossare
assorbente
maglia lunga pesante

 

*

 

con la mia valigetta fatta di vestaglia pigiama ricambio
nuove idee sul futuro
senza un figlio/a
lo scontrino della colazione
la macchinetta tuc ringo acqueferme o gassate
acque spezzate dal travaglio

iniziato ma
per sbaglio

 

*

 

utero retroverso è una parola senza forma
come cellophane che investe pianta
decora la stanza del natale in ospedale
come far fuoriuscire bambino/a gesù più volte
ma morti
mar morto dice la pubblicità eden viaggi
viaggi paradiso
negri a bizzeffe in costume da bagno
negre
qui in reparto due partoriscono
una col raschio

 

*

a casa troverai un po’
di pace
dice l’infermiera sbadata apre
la ferita medica
questa patata
vorrei vedere fino a dove
può arrivare il suo dito
anulare
labbro dopo labbro
a zittire ( fare ssst) il rumore
delle tube togliere le interiora
prima di farcire
nel mio caso la febbre
complica un po’
le cose
che sono stare in questo letto
e non fare infezione

 

 

“L’ultimo libro di Alessandra Carnaroli è poesia ricavata da un aborto: cosa che, detta così, dentro
e fuori di metafora, rimanda un’eco scandalosa. Lo scandalo ha la durezza della pietra d’inciampo,
eppure è annunciato “come una colpa”. L’aborto si situa all’opposto dell’atto poetico che trova i
nomi, crea i significati, pone il soggetto dotato di parola al di sopra della natura, a cominciare dalla
propria esistenza biologica. Nei suoi libri precedenti, Carnaroli ha scardinato il linguaggio
scandalistico che assorda lo scandalo della violenza: la violenza sulle donne (Femminimondo), la
violenza contro ogni diverso (Elsamatta), la violenza subita ed esercitata dai bambini e adolescenti
(Primine). Per riuscirci, ha “preso la parola” anche ai morti, anche alle donne ammazzate. Ha
orchestrato le voci di un “io” che non fosse soltanto il suo per creare polifonie minimali, spezzate,
piene di salti e di vuoti, di luoghi comuni implosi di un “parlato” da analfabeti di ritorno. Ma solo
quella lingua incapace di dominare il dolore e la violenza (e di farsi, in quel senso, strumento di
denuncia), quella lingua inservibile per curare il trauma che ammutolisce e disarticola, poteva
servirle come lingua comune. (…) A me sembra che Alessandra Carnaroli scelga di togliersi le
parole di bocca, affinché quelle che le restano parlino per tutte.”
(dall’Introduzione di Helena Janeczek)

Alessandra Carnaroli (1979) ha pubblicato: una silloge in 1° non singolo (sette poeti italiani) con
una nota di A. Nove (Oèdipus, 2006), Taglio intimo (Fara editore, 2001), Femminimondo, con una
nota di T.Ottonieri (Polimata, 2011), Elsamatta, collana «Syn. Scritture di ricerca» diretta da M.
Giovenale (ikonaLíber, 2015, finalista al Premio Pagliarani 2016), Primine, con una nota di A.
Cortellessa (edizioni del verri, 2017, Premio Marazza 2018, finalista Premio Pagliarani 2017) ed
Ex-voto, collana croma K diretta da I. Schiavone (Oèdipus, 2017, primo classificato Premio
Bologna in Lettere – Dislivelli, 2018). È stata finalista del Premio A. Delfini 2005 con la raccolta
Scartata e del premio Miosotis 2011 (d’If edizioni) con Prec’arie. Prose e racconti sono inclusi in
diverse antologie, riviste e pubblicazioni online. Una sezione monografica sul suo lavoro è stata
pubblicata sul n. 65 de il verri (ottobre 2017).

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