Dalla raccolta La camiceria brillante dei miei anni (Marco Saya Edizioni, 2016)

 

L’aritmetica della pazzia

Prendete una villetta con giardino, un cane, una famiglia,
parenti affettuosi,
amici numerosi, vacanze al mare. Prendete un padre buono
e una madre accondiscendente.
Togliete la villetta con giardino e mettete una stanza allagata
e scrostata.
Togliete il cane e mettete un vibratore.
Togliete la famiglia e mettete una badante rumena che non
lava i piatti, un padre disagiato,
una madre depressa.
Togliete i parenti affettuosi e mettete datori di lavoro
esigenti.
Togliete gli amici numerosi e mettete solitudine.
Prendete un uomo che vi completa.


Ed ora toglietelo.

 

***

 

Scrosciavano litri di lontananza
arrotolati nelle lenzuola stirate
sotto
con la pioggia che schioccava i vetri.
S’illuminava a giorno
l’occhio nel buio maldestro
il bianco ad arruolare nell’albo del
firmamento
estetico paradiso delle tre
di una mattina come quella bolognese
col cappuccino sul pavimento.

 

***

 

Quando andrai là ti domanderanno


se hai scritto qualcosa di nuovo
che non ci siamo visti da mesi, non sei venuta più
un sorso di birra, giù nella tasca
e non si saranno sicuramente fatti la barba, e ti daranno un
bacio sulle guance
dall’alto, dal basso
col microfono
ma non hai scritto proprio niente?
Oh, che peccato… Benvenuti a tutti…
E ridendo nel rumore ti diranno
di togliere il vestito,
che è il vestito più bello che hai, ma cristo
se non scrive, che faccia almeno qualcosa.

 

***

 

Una notte in Via Flarer
con le chiavi nel reggiseno
mentre cadeva il governo come una scarpa
rotta tirata dall’ultimo piano,
con la fottuta voglia di esistere
e di tornare a casa di aprire il cancello di fare l’amore
e di mangiare cereali in scatola sospesi sulla superficie di un
bicchiere di latte
con una bella luna da qualche parte, e un uomo
addormentato sul divano
a pancia in giù
in un Paese che era lo stesso di vent’anni prima
mentre noi eravamo cambiati da cima a fondo,
quella notte che potevano succedere
miliardi di bellissime cose, io camminavo
sorridendo al buio
il semaforo lampeggiava l’allarme suonava
tirava il vento come se dovesse
venire un temporale, arrivata al portone
girai la chiave con il cuore in mano,
alla fine, mi pare
non successe niente.

 

Simona De Salvo (1993), laureata in Filosofia, lavora come Consulente nell’ambito HR a Milano. Ha pubblicato due raccolte di poesie: La memoria (Sigismundus Editrice, 2013) a cura di Davide Nota; La camiceria brillante dei miei anni (Marco Saya Editore, 2016), uscita nella collana Sottotraccia a cura di Antonio Bux. Tra il 2015 e il 2016 è stata redattrice editoriale per la rivista indipendente di poesia e cultura NiedernGasse.

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