Nati negli anni Ottanta è un progetto a lungo termine che ha l’intento di riassumere e catalogare le esperienze poetiche individuali o collettive portate avanti da autori nati in Italia tra il 1980 e il 1989. Si tratta di poeti cresciuti letterariamente in ambiti e contesti diversi e dunque legati spesso a modi di intendere il discorso in versi del tutto differenti. Per segnalare i libri dei poeti nati negli Ottanta scrivete sul form di contatto.

Alessandra Cava (1984) abita e lavora a Parigi. Autrice di rsvp (Polìmata – ex[t]ratione, 2011), ha partecipato alla scrittura e alla traduzione collettiva di Le Moulin 14 – 19 luglio 2014 (Benway Series, 2014) e al progetto installativo Descrizione del mondo, a cura di Andrea Inglese. Apparizioni su: Il Verri, Alfabeta 2, Semicerchio; in rete su: Poetarum Silva, blanc de ta nuque, Le parole e le cose, L’Ulisse, Nazione Indiana. Rassegne e laboratori: RicercaBO (Bologna, 2009), Poesia Totale / In voce (Roma, 2010), Poesia13 (Rieti, 2013), Generazione Y (Roma, 2014), Ivy Writers (Parigi, 2015), Prove d’ascolto (Roma, 2015), Ex.it (Albinea, 2016), Little Poetitaly (Roma, 2016). https://alcaclac.tumblr.com/

 

 

Poesie tratte da rsvp (Polìmata 2011)

 

in sorellanza sono gli anni gentili, sono gli anni, indicativi
presenti, muscolo lingua che sbava disegni sull’incanto dello stare
dove i muri si incontrano, nel tutto finito e oltre, e
oltre neppure un suono: il sottoscala non ha porte, non si slacciano
i polsi, non chiama nessuno, nessuno muore –

 

 

***

 

 

la casa, la casa durissima delle collezioni, delle addizioni,
degli strati santificati, la casa gentile dove infilare le partenze,
la casa dei muri sbucciati, la casa malandata, la casa dello stare,
dell’affacciare, lenta sedimentazione dello scorrere, del bussare,
dell’eco, dell’eco dovunque, la casa è la prima, la casa –

 

 

***

 

 

la stanza mi manca, la luce, la sua collezione di composizioni:
e dire è così semplice, porta il senso comune, spoglia e non
voglio sentire la stagione corrente, non voglio sentire che passa,
non voglio passarla, faccio scudo con niente, riparo – il bambino,
il bambino mi manca, pomeriggi in ritagli di carta, di mare
grandissimo: dammi la voce che porta e non conosce
messaggi, spiega, imposta, inquadra il finale, dammi la voce,
la voce, lei che mi prende, mano –

 

 

***

 

 

arriva con mani spiegate, con mani di àncora la vedo che getta,
progetta, sorella, s’intreccia, galleggia, si slaccia – è a un punto esatto che
arriva, nuotatrice che vira alle porte, prende parola e non lascia,
che arriva e sgomenta e segna chiarissima strada, poi scompare
in lontano corridoio, orizzonte di fronte – e uno e due, faccio conto
non torna, sorella, conto resta tra stipite e stipite, tra incudine
e incudine, ché io non la vedo, non parlo di niente, di cose di niente –

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