Poesia del nostro tempo presenta l’Archivio virtuale de L’Italia a pezzi. Antologia dei poeti italiani in dialetto e in altre lingue minoritarie.
Rocco Brindisi nato a San Cataldo (PZ) nel 1944, vive a Potenza, dove lavora nella scuola e tiene laboratori di linguaggio e di lettura ai bambini e ai ragazzi delle materne, delle elementari e delle medie. Autore di prose e di versi, scrive in lingua e in dialetto. Suoi testi sono apparsi su: «Il manifesto», «Linea d’ombra», «Nuovi Argomenti», «Paragone», suoi racconti sono inseriti in: Narratori delle riserve (a cura di G. Celati, Feltrinelli, Milano 1992); Racconti italiani del Novecento (a cura di E. Siciliano, Mondadori, Milano 2001, 1993). Tra le opere di narrativa, si segnalano: Racconti liturgici, riscrittura in dialetto lucano di Woyzeck, opera teatrale di Georg Büchner (Sestante, Ripatransone 1992); Il silenzio della neve (Quiritta, Roma 2002); Elena guarda il mare (Quiritta, Roma 2004), finalista al Premio “Strega” 2004; La figliola che si fidanzò con un racconto (stanze, malinconie, amori, disamori, allegrezze, spaventi di Dio, fatazioni di mani, culi, angeli) (Empiria, Roma 2006); Il bambino che viveva nello specchio (Diabasis, Reggio Emilia 2010); La moglie di Youssef gioca coi fiocchi di neve (Empiria, Roma 2010). In poesia ha pubblicato le seguenti raccolte: Lucia che non ama il mare e Mia madre, Miskin e la neve, in Nuovi poeti italiani 3 (a cura di W. Siti, Einaudi, Torino 1984); Rosa du pruatorie (San Marco dei Giustiniani, Genova 1986), Premio Nazionale di Poesia Dialettale “Edoardo Firpo”; Cariénn’ li nir’ da li ccaggie (San Marco dei Giustiniani, Genova 1990); Morte de nu fra ca uardava, Morte di un amico che guardava (Cofine, Roma 2007), Premio “Ischitella-Pietro Giannone”; Le poesie di Rocco, in: AA.VV., La luna e lu giardine de zi’ Pietre. Ricordi, fantasie e fatti quasi veri che si raccontano in dialetto Potentino (Grafiche Castrignano, Potenza 2008).
 
da Rosa du pruatorie
La rasta d’ la pr’iera
la téngh’ a mménd,
la voscia soia
e cum’ gìa la naca
la casa era na bammascia
na fasciédda d’ r’cotta era mi suora
mmocca m’ la m’nàva
ah! fasciator’ d’ sonn’!
suora mìia, quann’ t’ l’aggia rènn’?
m’ d’vàva da mbaccia li mmosch’
e pur’ la luna
II vaso della preghiera.// Me la ricordo ancora la sua voce / e come andava la cuna // la casa era leggera leggera // un cestino di ricotta, mia sorella / e piano piano me la mangiavo // ah! fasce bianche del sonno! / sorella mia, quand’è che ti sazierò pure io? // mi cacciava le mosche dalla fronte / e pure la luna

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