da Là dove il periplio si chiude

LA GITA

Forse di punto in bianco
facciamo fagotto:
pensa un momento
se c’è qualcosa che ti preme
se vuoi lasciare un messaggio
se c’è qualcosa che non vuoi scordare
tanto da farti un nodo al fazzoletto.

Solo c’è poco spazio dove andiamo.
Quattro parole un bacio
un sogno condensato
come il petalo secco dell’erbario
quasi liofilizzato.

All’occorrenza portati un panino
facciamo il caso ti mettesse fame
la gita, e una borraccia
ti mettesse sete
questo che chiamano assoluto.

Altro non serve sarà già un guadagno
il fatto che non soffri di vertigini.

Roberto Pagan è nato nel 1934 a Trieste. Scrittore, critico e poeta, la sua opera in versi comprende: Sillabe, Il Ventaglio, Roma, 1983; Genealogie con ritratti, Bastogi, Foggia, 1985; Il velen dell’argomento, Edizioni del Giano, Roma, 1992, Per linee interne, Interlibro, Roma, 1999; Miniature di bosco – 101 haiku, Zone Editrice, Roma, 2002; Vizio d’aria, ivi, 2003, Il sale sulla coda, ivi, 2005, Archivi dell’occhio, ivi, 2008 (vincitore premio “Minturno” 2009; finalista al premio “Feronia” 2009), Alighe, Ed. Cofine, Roma, 2011 (vincitore del premio “Città di Ischitella-Pietro Giannone” 2011); Le belle ore del Duca, ivi, 2012 (premio speciale della Giuria del “Premio nazionale di poesia Mario Arpea”, Rocca di Mezzo, AQ, 2016); Robe de no creder (Cose da non credere). Versi in dialetto triestino, ivi, 2014 (finalista al premio “Salva la tua lingua locale” 2015); Una finestra sul mondo. Antologia, Ed. Cofine, 2015). Nel 2015 la raccolta Un mare d’inchiostro. Pagine su ‘pagine’ e altri cabotaggi è la produzione critica degli ultimi quindici anni (Edizioni Cofine, Roma). Ultima raccolta Là dove il periplo si chiude. Poesie 1963-2016.

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