La Terra Promessa
Volevo scrivere di loro
ma mi chiedevo come
perché non so da cosa sono fuggiti
o forse ho paura di immaginarlo
camminano a piccoli gruppi
in cui non parla nessuno
aspettano a decine fuori dalla Caritas
quando è ora di cena
qualcuno telefona altri guardano la strada
soltanto pochi sorridono
dormono sulle rive dell’Isonzo
eppure hanno i vestiti in ordine e puliti
volevo scrivere di loro
anche di Tajmur
ma ieri
se lo è preso il fiume.
 
Quando ti hanno detto
a G.N.
Che bella parola è nidificare
dà idea di ritornare per mettere radici
“le cellule hanno nidificato
sulla parete superiore del fegato
in metastasi dalla dimora polmonare”
tengo queste righe a dieci centimetri dal cuore
per cercare di capire
se sono davvero dedicate a me
non è la prima volta che le mie poesie
rileggendole mi fanno paura
dicono cosa portavo dentro senza saperlo
ma questa non l’ho scritta io
e fra tutte
è la più dura.
 
Non ci sono più le stagioni di una volta
Non so nemmeno cosa speravo per lui
che diventasse ingegnere
oppure biologo come me
invece Alessio adora le rose
quando in giro ne vede una bella
strappa via un getto e lo pianta in giardino
lo bagna e lo cura perché attecchisca
quando fiorisce qualsiasi colore va bene
se è quello che prevedeva perché gli piace
se invece è diverso lui si sorprende e sorride
“non si può imporre il colore ad una rosa”
così io che ho vissuto
per tante volte la mia primavera
adesso scopro la sua.
 
Ines
Sono galline di contadino, di cortile. Roba genuina, non di
allevamento come oggi.”
 
La signora Ines avvolge le uova nella carta di giornale.
Da bambino andavo a comperarle già dal fruttivendolo con le
dieci lire di mia madre in tasca.
Ricordo: attraversare il paese, adattare le mani alla fragilità dei
gusci.
Proprio come adesso.
Solo a volte il tempo sembra ritornare, darci tregua.
Proprio come adesso.
Persino il giornale del cartoccio ripete con pazienza
le notizie di una settimana fa
che per distrazione non avevo letto.
 
(Francesco Tomada, Non si può imporre il colore a una rosa, Carteggi Letterari 2016)
 
Francesco Tomada è nato nel 1966 e vive a Gorizia, dove insegna Biologia e Chimica nelle scuole superiori. La sua prima raccolta L’infanzia vista da qui (Sottomondo) è stata edita nel dicembre 2005 e ristampata nel marzo 2006. Nel 2007 ha vinto Premio Nazionale “Beppe Manfredi” per la migliore opera prima. La seconda raccolta A ogni cosa il suo nome (Le Voci della Luna) è stata pubblicata nel dicembre 2008 ed ha ricevuto riconoscimenti in diversi concorsi  (Premio Città di Salò, Premio Litorale, Premio Baghetta, Premio Osti, Premio Gozzano, Premio Percoto). Negli stessi anni ha curato un’antologia sulla produzione letteraria della Provincia di Gorizia dal 1861 ad oggi. Nel 2014 è stata pubblicata la sua terza raccolta Portarsi avanti con gli addii per Raffaelli Editore. Non si può imporre il colore ad una rosa (Carteggi Letterari 2016) è il suo ultimo lavoro e attualmente è in ristampa. Alcune sue opere sono state inserite nell’antologia Dall’Adige all’Isonzo. Poeti a Nord-Est (Edizione Fara) del  2008 e in svariate altre antologie italiane. I suoi testi, inoltre, sono apparsi su numerose riviste, plaquettes  e siti web in Slovenia, Canada, Francia, Slovacchia, Lituania, Austria, Messico, Spagna, Svizzera, Belgio. Dal 2016 cura, assieme a Enzo Martines, il ciclo di incontri con i poeti La poesia non fa paura alla Libreria Friuli di Udine.

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