Questa volta, La zattera atlantica ci riporta Qualche battito (Fili d’Aquilone 2018) del poeta colombiano Felipe García Quintero. La Traduzione dallo spagnolo è a cura di Alessio Brandolini.

«Occorre fare il vuoto intorno e dentro di sé per poi riuscire a creare qualcosa di nuovo e non è facile visto il peso della tradizione, dell’inevitabile rimando letterario che il verso, all’istante, innesca» A. Brandolini

da Qualche battito (Fili d’Aquilone 2018)

***

Marea

La luna desnuda su sombra bajo el agua.
Un rayo suyo mece la hierba, y su hálito estrecha la mirada.
El viento aviva la ceniza de los ojos.
De la tierra es la voz y el silencio del horizonte.
Cesado el temblor resta el latido, ese incierto mientras tanto.

 

Marea

La luna spoglia la sua ombra sotto l’acqua.
Un suo raggio culla l’erba, e il suo alito riduce lo sguardo.
Il vento ravviva la cenere degli occhi.
Della terra è la voce e il silenzio dell’orizzonte.
Cessato il tremore resta il battito, quest’incertezza nel frattempo.

***

Luz

La luz colma la sed del agua.
Y el cielo, sin sombras, sacia la mirada.
Al fin la voz desata el horizonte.
Lo vivo del aire es todo el silencio visto por dentro.
Mas cuando la ceniza llamea, también la lengua arde.
Lo que la tierra calla palpita en la estrella distante.

 

Luce

La luce riempie la sete dell’acqua.
E il cielo, privo di ombre, sazia lo sguardo.
Alla fine la voce slaccia l’orizzonte.
La vita dell’aria è tutto il silenzio visto dall’interno.
Ma quando la cenere fiammeggia, arde persino la lingua.
Ciò che la terra tace palpita nella stella distante.

***

Astronomía

Poca hierba descubre las sombras del rocío.
Sudor brioso de la luna llena el parpadeo nocturno.
Sin ruido las estrellas rompen su manto oscuro.

 

Astronomia

Poca erba scoperchia le ombre della rugiada.
Sudore vivace della luna piena lo scintillio notturno.
Senza rumore le stelle infrangono il loro manto oscuro.

***

Silencio

Era la mirada al fuego el cielo con nosotros.
Y el mundo todo junto en la ceniza húmeda de ese único parpadeo.
Nocturno del silencio, ¿tan breve es lo eterno?

 

Silenzio

Era lo sguardo nel fuoco il cielo con noi.
E il mondo tutto unito nella cenere umida di quell’unico scintillio.
Notturno del silenzio, così breve è l’eterno?

***

Dios

Viento en mi mano que llevas la luz tan lejos.
Con tu aliento pules este barro triste.
La dócil arcilla de todo cuanto soy en tu solitario latido eterno.

 

Dio

Vento nella mia mano che porta la luce così distante.
Con il tuo alito levighi questo triste fango.
La docile argilla di tutto ciò che sono nel tuo solitario battito eterno.

***

Memoria

El nombre de las flores cada mañana.
De los pájaros por el cielo, de tarde.
O de los árboles, al alba, frente a los ojos abiertos, a un palmo del aliento.
¿Quién los sabe?

 

Memoria

Il nome dei fiori ogni mattina.
Degli uccelli nel cielo, nella sera.
O degli alberi, all’alba, davanti agli occhi aperti, a un palmo dal respiro.
Chi può dirlo?

***

Alas

El viento desnuda el árbol, y ese canto cultiva el huerto de una sombra indeleble.
Mientras las manos guarden el botón de noche tras el alba, el aire es una mirada quieta y la espera el fruto más leve.
Como una nube sin pájaros, lo que alcanza a ser rama se torna murmullo de la cumbre.
Cuántos secretos despierta la luz, si en la punta de una hoja el vuelo susurra sus intentos, y el eco interroga el final del camino abierto.

 

Ali

Il vento spoglia l’albero, e quel canto coltiva l’orto di un’ombra indelebile.
Mentre le mani custodiscono il pulsante notturno dietro l’alba, l’aria è uno sguardo quieto e l’attesa il frutto più lieve.
Come una nube senza uccelli, quello che riesce a essere ramo si fa mormorio della vetta.
Quanti segreti risveglia la luce, se nella punta di una foglia il volo sussurra i suoi tentativi, e l’eco interroga la fine della strada aperta.

***

Partitura

El que más escribe es el viento.
Viajero de la paciente llama, corazón del latido certero.
Aunque abismos sean y muros haya, todo se borra si el que más escribe es el viento.
La música late entre lo vacío de las piedras.

 

Spartito

Colui che più scrive è il vento.
Viaggiatore dalla paziente fiamma, cuore dal battito regolare.
Benché abissi siano e abbia muri, tutto si cancella se colui che più scrive è il vento.
La musica batte tra il vuoto delle pietre.

***

Algún latido

El pájaro, aun tras el cristal, entrega sus alas al cielo.
Las manos vacías reciben el colmado fruto del aire, mas palpan el bosque transparente del espejo.
Pasajero fugado del viento, pronto serás otra cadencia junto al silencio.
Como latido bajo la tierra, el vuelo alcanza el sigilo del misterio.
Despierto permanece el árbol que lleva el sueño por el sendero.
Luz en la ventana el pájaro cuando canta. Ya no es vaho el rastro que dejara la infancia.

 

Qualche battito

L’uccello, sebbene al di là del vetro, consegna le sue ali al cielo.
Le mani vuote ricevono il pieno frutto dell’aria, ma palpano il bosco trasparente dello specchio.
Passeggero evaso dal vento, presto sarai un altro passo vicino al silenzio.
Come battito sotto la terra, il volo raggiunge il sigillo del mistero.
Resta sveglio l’albero che porta il sogno lungo il sentiero.
Luce sulla finestra quando canta l’uccello. Non è più offuscata la traccia lasciata dall’infanzia.

***

Pájaro

                                                     (a los secuestrados de mi país)

A quien escucha la sangre ajada del silencio tañer su corazón, y la vigilia del río le arrulla el sueño, yo lo imagino anidar sobre el hierro inmarcesible de la selva, al picotear el óxido vegetal de sus huesos.
Porque canta a lo lejos y vuela adentro, cautivo del cielo, yo lo imagino jugar con el aire detenido que sostiene la mirada solitaria, embriagarse con el vino crudo del crepúsculo, donde el horizonte, a tajos, se derrumba.
Un puñado de tierra se amontona en los ojos cada mañana, si la niebla voraz crece con el día cercado por el aliento. Y la espera, como savia vive en lo profundo, siempre a ciegas, mientras la hierba pisada brota nueva de la última plegaria.
Es cuando la lluvia se acalla y socava otras entrañas.

 

Uccello

                                                    (ai rapiti del mio paese)

A chi ascolta il sangue consumato dal silenzio che suona nel suo cuore, e la veglia del fiume gli culla il sonno, io lo immagino annidare sul ferro immarcescibile della foresta, beccando l’ossido vegetale delle ossa.
Perché canta in lontananza e vola all’interno, prigioniero del cielo, io l’immagino giocare con l’aria ferma che sostiene lo sguardo solitario, ubriacarsi col vino crudo del tramonto, dove l’orizzonte, a squarci, precipita.
Un pugno di terra ogni mattina si accumula negli occhi, se la nebbia vorace cresce col giorno accerchiato dal respiro. E l’attesa, come linfa vive nel profondo, sempre al buio, mentre l’erba calpestata germoglia ancora dall’ultima preghiera.
È quando la pioggia si quieta e altre viscere scava.

 

 

Felipe García Quintero (Bolívar, Colombia, 1973). Vive a Popayán dove insegna al Dipartimento di Comunicazione Sociale dell’Università del Cauca. È autore del libro di viaggio ambientato in Messico Diario sucio e delle raccolte di poesia: Vida de nadie (Spagna 1999; pubblicato anche in francese nel 2004), Piedra vacía (Ecuador 2001; Messico 2012; Costa Rica 2013, Stati Uniti 2017), La herida del comienzo (Spagna 2005), Mirar el aire (Colombia 2009; Bolivia 2015), Siega (Colombia 2011) e Terral (Uruguay 2013; Italia 2015). Ha pubblicato le antologie poetiche Honduras de paso (Venezuela 2007), Horizonte de perros (Colombia 2005; Bolivia 2011), El pastor nocturno (Colombia 2012; Repubblica Dominicana 2012) e Tarjo (Spagna 2013). Suoi testi sono stati inseriti in antologie di poesia colombiana e latinoamericana e tradotti in diverse lingue. Ha vinto premi di poesia in Spagna, in Colombia e, in Cile, il Premio «Pablo Neruda 2000». Ha pubblicato anche numerosi libri di critica letteraria. Il suo ultimo libro, Algún latido, è stato pubblicato in Messico nel 2016 dalla casa editrice Valparaíso. Oltre a Qualche battito, Alessio Brandolini ha curato anche la traduzione di Terral (Fili d’Aquilone, 2015).

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