Dalla Postfazione di Pier Damiano Ori

La casa, gli affetti, la città sono il territorio di Polvere di stelle Polvere di foglie. Questo ultimo libro di Pierangela Rossi è in continuo movimento fra l’attenzione alla metropoli in cui vive e i desideri le attenzioni le dipendenze le consolazioni che si costruiscono all’interno di una famiglia. Una liturgia della città, Milano, in questo caso, e insieme la liturgia perenne di esser genitori e figli, coniugi e amici. Una poesia di esplorazione condotta da un’autrice che di fronte al suo mondo di indagine e riflessione, consapevolmente si disarma in atto di coraggio che diventa atto necessario di intelligenza, quella intelligenza delle “ultime cose” che lo scrittore, questa scrittrice, fortemente vuole conquistare. I versi sono un richiamo insistente, quasi una evocazione di ciò che non vediamo, di ciò che al primo sguardo sfugge, perché abita nel “tra” che insieme collega e distanzia cose e persone.

 

Da Polvere di stelle Polvere di foglie (puntoacapo editrice 2018, postfazione di Pier Damiano Ori).

 

Un gran concerto quassù
Da un termine all’altro
Dei giardini. Un gorgheggiare
Pare non avere mai fine.
Crisostomo ha la voce
Più instancabile più acuta
Ma gli altri non sono da meno
Un musicista probabilmente
Avrebbe da imparare
Cos’è esattamente
Un assolo
Dentro un’orchestra perfetta

*

Dovunque barbagli di luce
Attesi all’epifenomeno usuale
Non fossero diversi e uguali

I riverberi meridiani
Sulla tua facciata
Caratteri cuneiformi
Un miraggio a oltranza

*

Emily Dickinson aveva il giardino
E una prateria, altri vivono foreste
O schegge dell’io frantumato
Oppure nella metrica martellante
Oppure ancora quotidianità
Oppure oppure oppure…
Io un’estate sono stata poeta
Di un piccolo angolo di mondo
Da cui si vede il cielo di albe
Tramonti pleniluni stelle nuvole
Extravaganti, un terrazzo
Di pochi metri affollato di piante
E piantine e fiori che parlano
Fra loro e qualche volta anche con me:
Dicono cose sottili, non sanno di morire
Talvolta nel sonno le sento bisbigliare
“Guarda che luna c’è stasera”

*

Questo cielo limpido
E infinito non turbato
Da alcunché con tutti i lumi
Minori al proprio posto
È il frutto iridescente di ore
Ed ore azzurre spaventate
Dal vento. Si vedevano
Le cime innevate la corona
Dei monti, fiorivano
A una a una le piante
In vaso. Ho contemplato
A lungo questo regalo
Di giorno di notte

 

 

Pierangela Rossi è nata a Gallarate (Varese) nel 1956. Vive a Milano, dove collabora ad “Avvenire”, a “Studi Cattolici”, ai “Laboratori poesia”. Ha pubblicato le raccolte di poesia Coclea e Kata (Campanotto), Zabargad (Book editore), Crisolito (sulla rivista “Steve”), Kairos (Aragno, finalista nella terzina del Viareggio-Rèpaci), Zenit (Raffaelli), Ali di colomba, Punti d’amore , il libro di poetica Intorno alla poesia (Campanotto), Euridice (sulla rivista “Incroci”), Euridice e l’Haiku (LietoColle), (Campanotto) e le plaquette Conchiglie, A Paolo (Pulcinoelefante), A Paolo (M.me Webb). I libri Avventure di un corpoanima (puntoacapo). Ha pubblicato la traduzione di Le rose di Rilke (Almanacco poesia), la traduzione di Le finestre di Rilke (Almanacco poesia) e i poemetti Nel regno di fantàsia (Almanacco poesia), Mater abrasa (Laboratori poesia).  È autrice di saggi di critica d’arte, tra cui La cucina del senso (Martano), Gli specchi abominevoli (Dov’è la tigre), Una promessa di felicità (Cantoni), C’era una volta (Legnano) e I limiti dell’arte (Il dialogo).

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