Dalla prefazione di Marco Sonzogni

[…] La lettura di questo libro può segnare l’inizio di una cura (per chi è disposto a capirlo e ad accettarlo: solo la poesia può redimere e salvare perché solo la poesia è). Basta, anche ad intermittenza, lasciarsi andare al desiderio di preparare un piano di evacuazione – non certo in un futuro “al-di-là” ma hic et nunc – per arrivare a cogliere nella fuga l’inevitabile e insaziabile significato della vita («svanire è la ventura delle venture» ha detto Montale in quella che resta forse la sua poesia più luminosa e illuminate). Un piano di evacuazione, dunque, è un sine qua non che, riconosciuto «il codice vacante del mondo» nel «privilegio della rovina», permette di capire (e non importa dove, quando, e come) che «la lezione del cosmo è un labirinto di liturgia», che «lo sguardo è la cittadinanza del reale» e che «anche la luce / ha le sue tattiche per confonderci le idee», per rinviare l’epilogo. Come sono belle, e vere, e salvifiche, le evocate «bolle di sapone di Chardin»: che se tanto altro, alla fine dei conti, «non è servito qui e neanche ora», quelle bolle sono un affidabile passpartout – trasportano e traducono oltre ciò che si voglia continuare a chiamare realtà. Non sorprenderà allora che Piano di evacuazione si chiuda con una domanda-risposta apparentemente disfattista: «Allora che rimane? / Non rimane più niente». E così sarà per molti. A ben guardare, tuttavia, è una slavina che travolge qualsiasi pigra sottoscrizione allo status quo. Quei pochi o tanti che decideranno, dopo avere questo libro, di alimentare la fiducia nella poesia si troveranno miracolosamente altrove – dove, a dirla tutta, siamo già stati e bene prima di affermarci, con ingiustificata arroganza, vivi e veri.

 

Da Piano di evacuazione (Samuele editore, 2017)

Partecipo al destino della materia
provo il mondo mi sta stretto
cammino fra pagine di fuoco a piedi nudi

l’attesa è desiderio incarnato
vertigine invisibile il passato
inopportuno il rumore del tempo

il funambolo alchemico origina dall’intimità
della luce, interpreta il dominio delle ali
saccheggia la fine in terra sconsacrata

è necessario il sangue, lo confesso
resto in carica, estranea, elevata al consenso
senza argomenti per allargare il vero

volo ancora nel mio atomo aereo
non è vero, forse, che possiamo intonare il mare?
Vieni, riposa nella mia tempesta

ti aspetto nel sonoro millimetro d’assenza condivisa
la chioma senza campo magnetico
computo della mia leggerezza millenaria

il midollo salato d’invisibile
libero il sangue in anemone alato
s’incurva d’assoluto la malinconia

cresco nelle diocesi dell’abbondanza
a radici svelate, ho ali spezzate d’infinito
non ho più tempio ma volto crescente a Dio

nel mio tuorlo maledetto, nell’essenza
spirituale della mia incompatibilità organica
battezzato alla mia lava sei libero dai contorni

quante verità sei in una? Abito dove urta
il tuo pensiero, nei miracoli in riserva
in datazioni di istanti impliciti

che cos’è rubare se non cedere al principio di località
al sovrapporre dell’avere
e ritrovarsi un mandato di causalità in mano

noi viaggiatori del nulla incoerente senza fermate
sostiamo in stazioni disabilitate, prendo la coincidenza
della funzione d’onda, del suo cifrario perfetto.

Facciamo quadrare i conti del visibile
detenuti nel positivismo a garanzie ostinate
infermi in feudi della certezza, nella tecnologia degli inganni

volare a piedi in topografie del cervello
dirottati dalla percezione della coscienza
pensieri verticali liberati in demoni

in quale difetto dell’universo mi attendi?
Il re è differenziale cieco
è risalire il secondo principio della termodinamica

fare l’acrobata su linee di infinito che cedono il passo
il limite è un pensiero messo alle strette
dalla paura che amministra il pericolo

ospite d’eccellenza della fuga
sbirciamo nella serratura dell’universo
nella sua ideologia arbitraria e insolente

come analfabeti autorizzati all’impresa
ho pensieri sfondati dai paradossi della normalità
come un angelo barbone in equilibrio sul presente

perché c’è più materia che antimateria?
Perché il verde è sacrificato al bosco
e le gocce alla pioggia

fondere con la fiamma il piacere alla sofferenza
qui c’è un verso che non c’è
ti caccio fuori dalle mie paure

chi ha poggiato l’universo sulla curvatura dello spaziotempo?
Chi ha ordinato l’alfabeto alle sue particelle elementari?
Un oste bendato, senza istruzioni per l’uso, con le
unità semantiche in mano.

 

*

Gli occhi hanno stipiti d’alba
cavalcano l’impresa della fine
con pupille di seta fanno
l’inventario erotico della conoscenza

ho paura di addormentarmi
e non trovare più al risveglio
l’ospitalità plurale del tempo
il limite condiviso
il futuro vacante
il volto inferiore dell’istante
e accompagnare il mondo
alla resa dei conti
sarò vetta o sogno sleale
nella traccia di questa durata.

Voglio un millennio di magnolia assoluta
risorgere in errore superlativo
il puro incanto di allucinazioni artigianali
smascherare le concatenazioni sfigurate
dei congegni di questo inganno
ascendere il mistero corporeo
in nave egea nel racconto della rosa mutabilis
al faro di clorofilla del pensiero.

Come diamo i nomi alle cose?

Ceci n’est pas une pipe

questo non è un testo

non vi ingannate non è la mia voce che parla

questa non è la mia vita

questo non l’ho scritto io

ah nemmeno io.

Se i miei sensi non fossero in salita
e smettessero di profanare la realtà
mi risveglierei dal sonno dogmatico della conoscenza
romperei i vincoli del provvisorio sensibile
scapperei dall’ostaggio fenomenico
sul rinoceronte di Dürer nel 1515
andrei a spasso con Kant e l’ornitorinco

mi perderei nella Babel di Bosch
sarei un ready-made
I would be Grizzly Giant
sarei diesis nelle note di Schön Rosmarin
farei acrobazie da piccantismo
nelle bolle di sapone di Chardin
parteciperei a le déjeuner sur l’herbe
andrei con Derrida alla banca del vero
a riscuotere la cambiale della percezione

e vedrei simultaneamente le sei facce del cubo di husserl
i fenomeni farebbero pettegolezzi sul noumeno
interdetto il traffico di stupefacenti
nella giurisdizione dell’intelletto

in mongolfiera sorvolerei la Critica della ragion pura
decapitato il Ground di Peirce
nella rivoluzione dell’intrinseco
sarebbero svelati i veri nomi dell’evidenza.

Al diavolo l’intuizione dell’ente
lo schematismo trascendentale
il carico fiscale dell’appartamento cognitivo
ipotecato il mondo, battuta all’asta la rappresentazione

vietato l’accesso al distretto delle ipotesi
il velo di Maya in riparazione sartoriale
giustiziate le contraddizioni della fisica.

Ordinerei un long Island e io sarei l’altro
I’m a frog.
E se la percezione non mantiene la parola data?
E se fossero soltanto isole?

Anyway
gli eventi sono un impasto di spaziotempo
dai salta, scavalca lo spazio
scusa reggimi un momento il tempo
ed è sempre l’ora del tè
ma non è servito qui e neanche ora.

 

 

Flaminia Cruciani, nata a Roma, è archeologa orientalista e analogista. Per lunghi anni è stata membro della “Missione archeologica italiana a Ebla” in Siria. Nel 2008 ha pubblicato Sorso di Notte Potabile, ed. LietoColle e nel 2015 Lapidarium, ed. Puntoacapo. Semiotica del male, edito da Campanotto, è del 2016, mentre del 2017 è Piano di evacuazione, Samuele Editore. Chora, un libro scritto a due mani con Ilaria Caffio, con la prefazione di Carlo Pasi, è del 2018, Spagine edizioni, Fondo Verri. Una sua antologia bilingue We were quiet in the same language, con la prefazione di Marco Sonzogni, sarà pubblicata nel prossimo ottobre da Gradiva Publications, New York. La stessa antologia bilingue, bulgaro/italiano, Мълчахме на същия език / Tacevamo nella stessa lingua, sarà pubblicata a Sofia nei prossimi mesi da Scalino Edizioni. Suoi testi letterari sono presenti in numerose antologie, italiane e straniere. Nel 2017 Carlo Pasi ha scritto una monografia sul libro Semiotica del male: “Lo scavo dell’origine, Nota critica poetica su “Semiotica del male” di Flaminia Cruciani”, Petrarte Edizioni. Suoi testi letterari sono presenti in numerose antologie italiane e straniere. Alcune sue poesie sono state pubblicate nella rivista peruviana Vallejo & Co. Insieme con altri poeti ha fondato e dirige il movimento culturale Poetry and Discovery. È membro dell’Académie Européenne des Sciences, des Arts et des Lettres di Parigi. In luglio parteciperà 28º Festival Internacional de Poesía de Medellín. Il prossimo settembre pubblicherà Lezioni di immortalità con l’editore Mondadori.

 

 

Foto di Angelo J. Zanecchia

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