Dalla prefazione di Valentina Meloni

Di tanto vivere si può considerare un hortus conclusus, uno spazio recintato da mura in cui si coltiva la parola, o una metafora di casa in cui si susseguono stanze che aprono visioni sulle finestre del mondo e /o della vita – anche interiore – dell’autrice. Un confine di pieni e di vuoti che pare avere una propria autonomia, quasi un’estensione dell’io della Bonfiglio che si identifica con gli spazi abitati […]. C’è una compostezza in questo scrivere malinconico asserragliato alle soglie, alle persiane, ma intriso di tanto vivere, una dignità e una forza che abbatte barriere e azzera il confine con un linguaggio semplice, a tratti musicale, ritmico, pulito e di una precisione quasi maniacale […] Lirica che privilegia la sottrazione, la differenza tra ciò che è stato detto e il suggerito, il silenzio, l’inazione, tra tempi poetici che assecondano la malinconia di ciò che si è perso o di ciò che è rimasto – e il titolo non suggerisce forse proprio una domanda, una premessa, forse, o una continuazione? – cosa resta, dunque, di tanto vivere? A ognuno spetta rispondersi, se vuole, ma Anna Maria intanto ci consegna una lente di osservazione, spietata, scevra da sentimentalismi, priva di finzioni, e nostalgica, di uno struggimento cosciente, consapevole che la propria condizione, impedita di slanci senza freno, fatta di esitazioni e di gesti trattenuti, le permette un tratteggio millimetrico: «E non stupirti / se mi vedi vivere alla resa /contando / sulle dita di una mano / quello che resta / dopo i vandalismi / e le piraterie / perpetrati ai miei danni / con fatale eleganza – / tu che sai / com’abbia sempre perso / quello che avevo a cuore.»

 

Da Di tanto vivere (Caosfera Edizioni, 2018)

Dalla sezione Discorsi 

Mitografia

Una donna con piume di uccello
e una coda di pesce
vive nella prigione di una gabbia
e sogna il mare.

Abbraccia la libertà del cielo
con grido di migrante.

Quando la sera scioglie
le nuvole nel cielo
raccoglie le sue membra
dentro il grembo e naviga paura.

*

Un altro giorno

Anche stasera ho serrato gli scuri
ho lasciato fuori il cielo e le strade
le luci intermittenti del faro natalizio
e le finestre accese dei miei dirimpettai.
Quante sono le case sconosciute
tante le vie di questa solitudine
che scorre nelle vene incattivite.

Sono appassite le foglie dell’alloro
gli alberi ischeletriti tendono le braccia
verso l’alto in gesto di preghiera.
Foglie galleggiano a pelo dei rigagnoli
– tristi creature vissute una stagione.

Domani – se mi sarà concesso un altro giorno
riaprirò gli scuri e rivedrò la vita passeggiare

*
Trentuno dicembre

Un altro tempo è andato

Ci auguriamo buon anno
come ogni anno –
voci che muoiono
sull’orlo dei bicchieri

Parole come ieri

Alla finestra i lampi
dell’allegria degli altri
La notte depone altre uova
che schiuderanno all’alba.

 

Dalla sezione Stanze

I
S’è consumato sempre nelle stanze
il desiderio di correre
ora ho soltanto voglia dei tuoi piedi
che mi raccontino la strada
e la fatica nella sera breve
quanto un sorso d’aria
Un canto d’ubriachi
le luci di una festa
che ci ricorda i giochi di bambini
quando – sconosciuti e lontani
mangiavamo il tempo per crescere
ognuno col suo sogno dentro al cuore

 

Dalla sezione Atteraggi 

Nel bosco

Alle falde del Monte Pellegrino
novembre evocava lupi
fra le ombre dei pini

Attraversammo il bosco
sfidando la paura
tu con il cappio al collo

Io con i lacci stretti alle caviglie.

 

Dalla sezione Miserere

Falsi miti

Giorni senza futuro
sotto la pietra viva della pena
a marcire scampoli di ore.
Dov’era la piena
non bastano argini
a frenare dissidi e tumulti.

Dov’è la libertà
che urlava per le strade
il riscatto dei vinti?

Davanti a noi oscura eredità
da lasciare alla terra.

 

Anna Maria Bonfiglio è nata a Siculiana (AG) e risiede a Palermo. Giornalista pubblicista, ha collaborato per alcuni anni con i settimanali Bella di Rizzoli e Vera di GVE; suoi articoli letterari e recensioni sono stati pubblicati dal mensile SiciliaTempo, dalle riviste Insicilia, Silarus, Kaleghè, La Nuova Tribuna Letteraria. Ha curato un corso di analisi ed interpretazione del testo poetico presso l’Istituto Professionale CEP di Palermo e un laboratorio di scrittura creativa presso la sede regionale ENDAS Sicilia; è stata per nove anni presidente dell’Associazione Scrittori e Artisti; ha diretto il periodico Insieme nell’Arte e il giornale online Quattrocanti. In poesia ha pubblicato: Le parole non dette, Ed. Thule, Palermo 1978; Le voci del silenzio, Ed. Thule, Palermo 1979; Uguali dimensioni, Ed. S.S.C, Catania 1981; L’insana voglia di ardere, Ed. Gabrieli, Roma 1982; Nell’universo apocrifo del sogno, Ed. Il Vertice, Palermo 1985; La Marna e l’Arenaria, poesie inserite nell’antologia del Novecento Gli eredi del sole, Ed. Il Vertice, Palermo 1987; La donna di picche, Ed. Il Vertice, Palermo 1989; Album – Sedici dediche, Ed. Insieme nell’arte, Palermo 1991; Spinnu, Ed. Pubbliscoop, Sessa Aurunca 1996; D’ombra e d’assenza, Issimo, Ed. Il Vertice, Palermo 1999; Le voci e la memoria, Ed. Gabrieli, Roma 2000; Tra luce ed ombra il canto si dispiega5 poeti per Palermo, Ila Palma, Palermo 2002; Per tardivo prodigio, Ed. Fondazione Thule Cultura, Palermo 2006; Il miele amaro, CFR Edizioni, Sondrio 2013; D’amuri e di raggia, Ed. Agemina, Firenze 2017.

 

 

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