Dalla raccolta L’adatto vocabolario di ogni specie (Pietre Vive Editore, 2016).

 

È il 1980. Qui il respiro toglie la vita invece di restituirla ad un altro giorno. Diossine, benzo[a]pirene, metalli pesanti e polveri riempiono e lucidano il cielo. Le madri e le donne muoiono per malattie aggressive delle vie respiratorie. Gli operai dell’Ilva muoiono per mesotelioma pleurico dopo che polveri di amianto hanno ulcerato loro i polmoni. La diossina contamina gli animali e rende veleno insospettato la loro carne e il latte.

 

 

Qualcuno che cade

otto/giugno/duemilaequindici

Nel pomeriggio è accaduto
all’altoforno Due, l’incidente.
Ci sono state, dopo, ventiquattro
ore di mani alte [mani di ferro
calloso e nodi di dita nerastre].

Una babele di passi scesa in battaglia
tra rottami e mantici di aria che ustiona.
Occhi rauchi e cicatrici aperte di labbra.

C’era un morto e nessun messia
per motivi di sicurezza. Quaggiù
è la terra in fondo un sudicio
ossario e, del nostro tocco o sguardo
poco importa a qualcuno.

 

 

Decreto d’urgenza

quattro/luglio/duemilaequindici

Si decide di non rischiare la tenuta
dello stabilimento. L’impaziente
agilità acquattata in chi legge
sulla schiena dell’altro una congiura
di denari a lento conficcata è propria
di coloro che, da buche a scranno,
lavorano come matti di miniera
scavando con unghie vergini e
la grazia di frasi eloquenti.

Hanno sporcizia tra pollici e polmoni
fumano quando non li vedi, bevono
                                                            anche
sugli aerei e ai tavoli presidenziali.
Hanno di noi una pietà che approva
il diritto alle ferie [intanto muore
l’intonaco nelle case, di giocattoli
pochi e rottami putridi nel porto].
Non salvano le teste le rendono
solo più innocue per un appetito

che le coglierà inermi, nel sonno.

 

 

La domenica mattina

 

Tra i cardini della porta, nel bagno
le sciocchezze si fanno più fragili.
Il tempo sta fermo e colma di nudo
il legno inchiodato e steso.
                                               Si è alzata
su punte di dita tenere ai piedi
e lo fa ogni mattina. La sua vita
[in parte per aria] cresce in altezza
nello spazio di porta socchiusa e
sul cuscino lascia un incontro di occhi
e carne di luce.
                                       Cammina in bagno
e mormora a volte canzoncine
da radio. Si pettina anche i capelli.
Lunghi e quieti di rabbia per l’autunno
a farsi più ansioso e di nuovo vicino.

Del suo sonno rimane una traccia
di pelle ossea che ne mima
l’eleganza. Nudo movimento
dove scelgo di addolcirmi.

 

 

Alessandro Silva, nato a Parma nella primavera del 1976, ha lavorato come biologo cellulare per poi abbandonare la ricerca e dedicarsi alla comunicazione: ora è creatore di contenuti per blog e profili social di aziende private. Suoi componimenti poetici sono stati selezionati più volte per comparire nella rubrica Poemata di Illustrati (Logos Edizioni) e, a maggio 2016, è stata pubblicata da Pietre Vive Editore la raccolta L’adatto vocabolario di ogni specie, un poemetto civile dedicato alla città di Taranto e al caso dell’ILVA. L’opera è stata scelta tra i venti finalisti al Premio Nazionale “Elio Pagliarani” 2017 ed ora è disponibile anche come audiolibro. Scelto assieme ad altri diciannove autori, alcuni suoi componimenti sono stai inseriti in un’antologia dei poeti oggi attivi a Parma. La raccolta è uscita a settembre 2018, per i tipi di Puntoacapo Editrice.

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