Poesie tratte dalla raccolta di Mattia Tarantino Fiori esitinti (Terra d’ulivi, 2019).

 

La terra del verme

Allora donatemi
il cerchio e la croce. Non temete
questa parola che nasce
in altri mondi, dove nerissimi
gigli affliggono e azzannano.

Amate anche il canto
finale del passero; le astuzie
che nutrono i morti. Altrove
è la terra del verme, ma solo
al di qua può regnare col cuore.

Prima che carne nient’altro
che carne nutrì il fiore ossuto.
Prima che acqua nient’altro
che acqua devastò la mancanza
di forma: tutta loro è la colpa.

Ecco, amate
ostinati la grazia, le impervie
vie della sorte e mai,
mai la sciagura dello stare.

 

 

***

 

 

Il fanciullo e il dolore

Da bambino tagliavo gli occhi ai pesci;
credevo all’inganno
che ha nome di madre, credevo
alla sorte e alla luna. Eppure

abitavo gli arrembaggi del nascere,
cucivo le vertebre astute
dei morti, rendevo
tutto il mio canto all’inverno.

Quando fui testimone del corpo
compresi la prima menzogna:
solo l’acqua è crocifissa; solo
l’acqua adesca
il fanciullo e il dolore.

 

 

***

 

 

Mio nonno

In autunno i morti gorgogliano,
hanno in gola la rosa
interrotta, le ultime
parole mozzate ammainando
la luna. Strette
queste ossa, stretto
il bacio che li negò al mondo:

c’è qualcosa di sepolto
tra mio nonno e il mio cognome.

 

 

 

Mattia Tarantino è nato a Napoli nel 2001. Co-dirige Inverso – Giornale di poesia; fa parte della redazione di Menabò – Quadrimestrale internazionale di cultura poetica e letteraria (Terra d’ulivi edizioni) e di Bibbia d’Asfalto – Poesia urbana e autostradale; ha curato la sezione di poesia per Nefele. È presente in diverse riviste e antologie, italiane e internazionali. I suoi versi sono stati tradotti in sei lingue. Ha pubblicato Tra l’angelo e la sillaba (Terra d’ulivi edizioni 2017).

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