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Festa
Potresti essere solo questo
protettivo-incoativo dentro
e invece lumesco exardesco
ridicolmente, dal fondo del fuori
una mano – un gesto sordo:
la meccanica di contatto fra due tessuti,
frastuono frammisto o roboante risuono
di voci che amplessano
senza toccarsi.
Registro un afflato adolescente (le precauzioni, le precognizioni)
e il cerimoniale eterosessuale dei corpi
che ballano, che esistono.
Dev’esserci un modo
la quadriglia è necessaria, in generale,
per usare i loro segni
per essere tu il segno
e sii più pratica, pratica, la pratica
e poi fruibile pubblicitaria biodegràdati
perché è sempre tempo,
procede in silenzio
l’asta dei tuoi organi
rispetteranno i protocolli
di un espianto riuscito:
senza slittamenti
un pezzo al giorno.
 
Sulla mano
Istantanea in superficie
estranea straniera esterrefatta
mi dice aspetta – come vedi
da un giorno all’altro
stupìto rossastro
strada lastricata lungo le dita
fabbricata a casa, in cucina
questa piccola piccina ustione
da padella malgestita.
Guardarla qui nel suo sbiadire
ma ancora essere con stile
la macchia nuova della settimana,
guardarsi le mani a fine giornata
e la gittata gorgogliante orgogliosa
(ma Gluck che fine ha fatto)
se queste mani non sono più le mani
manifattura autentica del contatto,
ma siamo macchie via via rimacchiate
iperultrastramacchiate
e via via di nèi voglie controvoglie
rischi scivolate abrasive rossori
da insolazioni o biciclette o rimpiattini,
croste vulcaniche di bambini –
poi ematomi, traumi da concerto,
traumi da topo traumi da letto,
trappola di segni maniaci di minuzie
tutto riluce: siamo scritti.
Ho rivisto dopo anni
il colore vero delle mie unghie
e adesso neutralità inodore
come rugiada sterilizzata
acido ialuronico in flacone
e Uranio non è mai stato così piccolo,
provo a cancellarti
cicatrizzarti
scartarti
incorporarti di nuovo in pellicola in
plexiglas
tu non scompari, ti ritrai e mi ritrai
più vecchia, più vera
o ustione piccina del mio cuore
accendi queste ore di asfissia discreta.
 
Astronauta
Alba neutra tra vizi solstizi
in solitaria mi vedo
trasalire quando
tutto è spento e urgente,
accorgersi del moto vuotamente
registrare le impossibilità del nuoto
o la pressione atmosferica sulla nuca – essere così
parte della pozzanghera
in cui con dannazione eterna
segnata da etilometri metronomi
ma mai un nome proprio,
proprio un accanimento
quando resti abbarbicato
fra gli abbracci e lo specchio,
ho perduto qualcosa.
(I bambini problematici da grandi
voglion tutti fare gli astronauti
ma se la luna è alta
la cameretta stretta nel suo rosa salmone
sbiadito in salmodia in lamento
in deferenza o testasottocuscino,
e questo è l’ancoraggio che ti è concesso
minuscolo firmamento neuronale
che non sei altro:
i bambini problematici da grandi
i filamenti astrali se li infilano in gola
formato Lego o capelli di Barbie e Ken
soffoKamento preKoce
altro mentire altri anni luce)
Come per gli insetti domestici
gli stermini ridicoli
da pantofola o folata di mix chimici
gialli di sole/residui lipidici/biochetasi
non puoi dirle persecuzioni
uno sfratto piuttosto
che ci ha preso un po’ la mano,
capita talvolta
fra distrazioni e spiragli di tapparelle
aver sbagliato posto
 
Persone
Scendere in strada, riabituarsi alle persone
seguire una strada: abitare nelle persone
le persone sulla strada segnano solchi
il tracciato non devia (bit/frequenza)
 
La deambulazione segue ritmi più o meno costanti
la fluorescenza degli abiti è inversamente proporzionale alla portata del compito
l’approssimazione di una smorfia cade
fra il prezziario dei cocktail e le promoter
i velluti i tweed focalizzano l’attenzione sulle vetrine di galleria Farini
proteggono da qualcosa
 
dialogo con x fra un sì e un calco
dal tedesco, sentito in tivù
x è più o meno un estraneo
la foga di x è un soffio o un’apnea
non c’è (bufera)
 
non esistono in natura due iridi identiche
i codici non dicono non hanno previsto
inserendo una microspia all’interno del foro occipitale
è possibile vederci                                                         (chiaro)
ritornare all’uguale al sinolo
essere bulbi


Marilina Ciaco è nata a Potenza nel 1993. Si è laureata in Italianistica e scienze linguistiche all’Università di Bologna con una tesi in Poesia italiana del Novecento, Trauma storico e sperimentalismo linguistico in Andrea Zanzotto, discussa con la prof. Niva Lorenzini. La sua raccolta inedita è stata segnalata al Premio Lorenzo Montano e al concorso letterario “Interferenze” all’interno del Festival Bologna in Lettere. È stata fra gli autori presentati durante l’ultima edizione di RicercaBo – Laboratorio di nuove scritture. Si occupa di letteratura e critica letteraria, indagando in particolare l’interazione del linguaggio poetico e con altre forme artistiche e con diverse aree disciplinari (filosofia, psicoanalisi, semiotica, scienze applicate, nuove tecnologie). Suoi articoli sono apparsi su blog e riviste. Attualmente vive a Bologna.

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