Mi trattenni alla vita.
In dialogo attesi
misura e attimo.
Parla con me il carisma
la paura svanisce
altro da te
è preghiera
opera e fine.

*

Toccare l’albero
sentire il dolore perfetto
come di un corpo
le smagliature
delle piante
lo scendere al vaso
degli umani le angosce
le parole negate
il dolore assoluto.

*

Sono come versi le strade abbandonate
annunciano al mondo
il possibile ritorno alla poesia
l’andare lento.
Cercare nell’osso della vita
la sorgente
la carne
ardente.

*

Muovevo le mani come un albero
quando è smosso dal vento
o uno squattrinato in un vicolo cieco.
Nulla riluce.
Le terre son sempre nostre
e di quelli che verranno.
Muovevo le mani come un albero
nel buio inghiottito dai lampioni
dell’esistenza il varco
l’andare verso gli occhi di chi guarda.

*

Inerte estraneità alle cose
alle gioie
ai rancori.
Si sgretolano frammenti
come bianca calce
come il sollievo delle spose
l’andare in altra vita
e farsi immagine scolpita
oltre lo specchio
lo specchio grande dei paesaggi
passaggi di definita vita.

 

Antonio Avenoso, Melfi, 1954, è un poeta e scrittore italiano. Ha scritto per la Rai due radiodrammi e di arte contemporanea su riviste e quotidiani. Suoi ultimi libri: Un poeta ricomincia daccapo (2011), Graffiare le ore del cuore (2012), Versi dell’uva al vino (2013), Prima del paesaggio (2014), La felicità del gioco (2015), Danzante la terra (2016), Aliano (2017), Il cuore della bellezza (2017).

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