Poesia del nostro tempo presenta l’Archivio virtuale de L’Italia a pezzi. Antologia dei poeti italiani in dialetto e in altre lingue minoritarie.
Lia Cucconi è nata a Carpi (MO) nel 1940. Vive fra Torino e la Piana d’Albenga. Diplomata all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, è docente di Attività Espressive, e scrive nella parlata gallo-italica dell’Emilia, nella varietà di Carpi. In lingua italiana ha editato: Intrusiva (Bernasconi, Lugano 2000); D’Albenga (Il Quartino, Torino 2002); In ora Torino (La Baracca Verde, Albenga 2004); L’imposta (Midgard, Perugia 2010). Ha inoltre pubblicato le seguenti raccolte in emiliano: Canteda (Il Quartino, Torino 2005); Pelasurela (La Baracca Verde, Albenga 2006); Sirela (La Baracca Verde, Albenga 2007); L’elber dal debit (La Baracca Verde, Albenga 2008); Cal tut cl’è gnint / cal gnint cl’è tut (Phasar, Firenze 2009); L’ôra e la pôlvra (Phasar, Firenze 2010); Dal luntan i dman (Phasar, Firenze 2011); D’èter pan, D’altro pane (Cofine, Roma 2012); Al curòuni di dè, Le corone dei giorni (Cofine, Roma 2014).
 
È nê Shu Wing
L’è un fior cun un nom cal per un vèint
cal fa vulèr pètel ’d fior a oc avèrt
’na lûš dal ciamèr ríder al pinsêr
cme aqua cla àriva in dla breima al ciel.
È nata Shu Wing.// È un fiore con un nome che sembra di un vento / che fa volare petali di fiori a occhi aperti / una luce del chiamare sorriso il pensare / come l’acqua che arriva dalla brina al cielo.
Sono i versi scritti per la nascita di una bimba neo-italiana da genitori asiatici. Esaltati dalla dittongazione morbida delle vocali emiliane aperte, gli elementi creaturali: luce, vento, acqua, cielo, partecipano della nuova nascita, la salutano e la accolgono in una lingua antica, riversata in istanze di ospitalità, di accoglienza, di civiltà. Una lingua del pane e una lingua come pane per tempi bui e per le vite al buio (il termine che l’autrice oppone contrastivamente a luce), irregistrate, clandestine, esposte all’incertezza del presente, alla perdita aprospettica del futuro: «Dorèm fràdel, al pôs l’è àvert, fónd, / cme al dman cal se spèta… e ga-n-dróm, Tes! Tes!», «Dormi fratello, il pozzo è aperto, profondo, / come il domani che ci aspetta… e ci andremo. Taci! Taci!» (in: Dû om in ‘na càmbra a Porta Palas, Due uomini in una stanza a Porta palazzo).

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