da Libretto di transito (Amos edizioni, 2018)

 

Le frasi non compiute restano ruderi. C’è un intero paese in pericolo di crollo che stai sostenendo in te. Sai il dolore di ogni tegola, di ogni mattone. Un tonfo sordo nella radura del petto. Ci vorrebbe l’amore costante di qualcuno, un lavorare quieto che risuona nelle profondità del bosco. Tu che disfi la valigia, ti scordi di partire.

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La mattina alzandoci reggiamo una brocca sulla nuca. Oltre la casa si apre una piccola radura di foglie. Anche quando arriviamo alla sorgente, il ritorno è difficile tra gli incroci e i rovi. Ma ciò che conta è che la brocca posi di nuovo sulla nuca la mattina dopo. Per questo con gli occhi fissiamo l’orizzonte, teniamo la nostra postura.

Ci sorvegliano dalle soglie, un occhio socchiuso. Sanno che torniamo all’ora dei pasti. Conoscono i nostri bisogni, le nostre debolezze diventate abitudini. Del nostro linguaggio comprendono il suono e l’intonazione di fondo. Portiamo loro la ciotola, e una carezza ci illude: averli avuti vicini.

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In giardino le auto dei grandi restano aperte, a volte con la chiave inserita nel cruscotto. Puoi entrare e sederti nel posto di guida, portare tuo fratello nel sedile di fianco, gli amici dietro, oppure partire da solo, girando il volante alle curve, un po’ a destra e un po’ a sinistra, premendo il pedale del freno o dell’acceleratore, guardando dallo specchietto quello che resta alle spalle.

Di fronte, una stessa immagine ferma: le foglie del tiglio che si aprono nella luce, i piccoli occhi rotondi dei cocoriti in gabbia.

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Con questo libro Franca Mancinelli si è procurata un permesso di passaggio, di momentanea visione sull’abisso. Il suo sguardo sembra intravedere il non visibile giusto il tempo che viene concesso a un viaggiatore in transito su fenditure che poi si richiudono, in luoghi dove non si può tornare mai più. Chi scrive è un ospite privilegiato del dormiveglia, di quell’attimo irripetibile che precede il ritorno allo stato quotidiano delle cose. Il tocco è lievissimo. La capacità di sfiorare, e soprattutto di farsi sfiorare, straordinaria.

 

(Anna Elisa De Gregorio)

 

Franca Mancinelli (Fano, 1981), è autrice di due libri di poesie, Mala kruna (Manni, 2007) e Pasta madre (con una nota di Milo De Angelis, Nino Aragno, 2013), uscito in anticipazione in Nuovi poeti italiani 6, a cura di Giovanna Rosadini (Einaudi, 2012). Una sua silloge è compresa, con introduzione di Antonella Anedda, nel XIII Quaderno italiano di poesia contemporanea, a cura di Franco Buffoni (Marcos y Marcos, 2017). Le sue brevi prose sono raccolte in Libretto di transito (Amos Edizioni, 2018).

La foto di copertina è di Claudio Mammucari

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