Laboratorio di Poesia, a cura di Alfonso Maria Petrosino, esce di venerdì su ‘Poesia del nostro tempo’. Vengono commentati i versi degli aspiranti poeti del Laboratorio online e scelta la poesia della settimana.

Michele Piccolo esplora lo sdoppiamento di personalità (“Tempo fa decisi / Di invitarmi ad uscire. / Io e me / Passammo una bella serata”) attraverso modalità che, complici i versi brevi e le rime facili, fanno pensare ai calembour caproniani (“Se ci penso adesso, / che esperienza / che fu / trovarmi di fronte / a qualcuno / così tanto diverso / da me stesso”). Gli altri due testi tendono invece verso il filone della poesia leggera (migliore definizione cercasi), quella che ha come ingredienti le battute (“Conosco a memoria la strada di casa, / la targa della mia auto, / il sapore della fetta al latte, / il mio codice fiscale, / e quest’ultimo per me è quasi un miracolo”), un pizzico di turpiloquio e come tema principale l’amore e l’attrazione fisica (“colpa di quella ventina di centimetri / che vanno dai tuoi fianchi alle gambe. / Meriterebbero una laurea honoris causa. / Sei venuta con un cappotto rosso stasera, / ho pensato che ti sta benissimo / ma anche che deve particolarmente / far male al buco dell’ozono perché / è da quando sei qui che improvvisamente / è estate a dicembre”). Un altro esempio è questo finale che omaggia in filigrana Billy Wilder: “Sto pensando che la prossima volta / prendiamo una camera fumatori, / magari mascheriamo un po’ / il tuo splendido odore / che mi fa dire solo cose stupide. / Anzi, se proprio vuoi darmi una mano / a smetterla adesso, baciami”. Con questi ingredienti si possono ottenere ottimi risultati (Guido Catalano docet).

Iris Vignola predilige i temi mitologici: la Luna nera, la Sibilla, la Resurrezione di Gesù Cristo. Le numerose apocopi (esser, squarciar, sgravar, propender, ricoprir…), le parole letterarie (niuno, silente, alfin, orsù, lagrimoso, magione e, naturalmente, speme) e la preposizione articolata “pel”, per giunta accoppiata a parole altamente poetiche come “desio” e “dedalo”, ottengono un involontario effetto comico per la loro cocente inattualità. L’idea di evocare il tempo che passa come una dispersione di spore è lodevole (“Spore di secondi, di minuti e d’ore / perpetuan il divenir di giorni, di mesi e d’anni”), così come l’uso insistito del piede anfibraco, a formare novenari o dodecasillabi (“E s’ode un respiro di tenebra chiuso, / nel guado del tetro sepolcro, / sospiro di sguardo profondo scintilla nel buio, / risale alle labbra un gemito fioco…”). Il verso “bistrattata sovrana del nulla”, per definire la morte, mi ha fatto pensare al caro Ripellino; “pel desio d’incarnare l’amore… ancora… e ancora” non ha invece niente a che vedere con la canzone di De Crescenzo.

Come poesia della settimana scelgo una delle tre di Stefania Paolino per una serie di motivi tutto sommato arbitrari:
1) il semplice espediente delle anastrofi (“Delle gambe il calore” o “luci mille”) che si sposa bene con l’esordio onirico;
2) lo scorcio di vanità delle falangi del piede;
3) il contrasto cromatico del glauco degli occhi e dell’ocra del maglione;
4) il coraggioso accostamento alla fine tra verità poetica, salvezza esistenziale e lavatrice.

Delle gambe il calore
posso avvertire
-anche sulla metro-
di muoverle sempre.
Anche mentre si dorme,
se ne vanno
a rigirar pedali,
forse in cerca di un posto
per fermarsi o per barattare
quei piedi,
a cinque diramazioni ossee
e discese di luci mille,
con spiegazioni che non sanno
chiarire gli occhi glauchi,
tra il maglione ocra che si slarga
ovunque e mi trattiene.

“Il maglione ocra che si slarga”
non è un depistaggio,
è una verità quella che ti dico:
la tua scompostezza,
la tua inattualità
nel fare le lavatrici
sono la mia salvezza.

Alfonso Maria Petrosino ha pubblicato tre libri di poesia, Autostrada del sole in un giorno di eclisse (Omp, 2008), Parole incrociate (Tracce, 2008) e Ostello della gioventù bruciata (Miraggi, 2015). La sua poesia, che descrive luoghi e situazioni in relazione a un paesaggio urbano e all’umanità che lo abita, si avvale di una metrica precisa e raffinata. La redazione di Poesia del nostro tempo ha scelto Alfonso Maria Petrosino per impersonare la figura del maestro, capace di leggere attentamente e suggerire soluzioni, anche ai neofiti della poesia, proprio per la sua capacità sia di aderire al “canone”, alla tradizione, che di frequentare i nuovi palcoscenici della poesia, dagli happening e performances al poetry slam, essendo stato campione indiscusso di queste scene per molti anni.

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