Laboratorio di Poesia, a cura di Alfonso Maria Petrosino, esce di venerdì su ‘Poesia del nostro tempo’. Vengono commentati i versi degli aspiranti poeti del Laboratorio online e scelta la poesia della settimana.

Perché si scrive una poesia d’amore? Per sedurre? Per imitazione? Per spiegare, illustrare, far capire quello che a nostra volta abbiamo capito dell’amore? Fabio Squeo imposta su un Amarti in quadruplice anafora un testo che ha il merito di tentare qua e là qualche immagine personale (“nitide espressioni di infinito”), ma che nel complesso rischia di restare invischiato nella pania delle formule trite e dei tanto vituperati baci Perugina (“Amarti è sognarti, / vivere / ed io ti amo”). Altrove tenta un immaginario bellico, venatorio e ornitologico (colombe, quaglie, barbagianni) che gli permette di variare i toni della sua tavolozza.

Michele De Solda è molto ossessionato dal Tempo, la cui natura duplice e sfuggente, paradossale e misteriosa viene nei suoi versi indagata con molta precisione; due esempi: “Usurpo ed abdico / nella calura ondivaga / l’andarsene immobile / del tempo” e “si interrompe / l’oggi / in minuti singhiozzi di coscienza”. Il contatore geiger critico rileva una presenza di riflessione filosofica abbastanza alto, il che non è per forza un male, anzi; anche perché la riflessione è in ogni caso temperata e scandita da accenni di metrica regolare – tanti senari, un ritornello basato sul poeticissimo (poesia e Poe) “più”.

Come poesia della settimana scelgo i tre haiku di Floriana Porta. Alla luce della pletora di vincoli e della differenza sillabica della nostra lingua rispetto a quella nipponica, scrivere haiku in italiano è un’improba impresa, ma negli ultimi anni quelli visionari di Savogin e quelli classici di Bartolini hanno dimostrato che, e uso qui non a caso le parole di Frederick Frankestein, “si – può – fare”. Il rilievo dato a un dettaglio e il gusto per l’evocazione e la sospensione permettono a questi haiku di Floriana Porta di innestarsi in una tradizione imponente e di restare allo stesso tempo versatili. I ciottoli bianchi mi portano in spiaggia, in un centro benessere e in un cimitero ebraico; fare un nome “quasi per sbaglio” è un lapsus? La sillaba più breve è un sì? Un no? Un sospiro appena?

e sulle labbra
la sillaba più breve
irrompe pura

*
il giorno dopo
fece il mio nome
quasi per sbaglio

*
ciottoli bianchi
evocano il mare
o qualcos’altro

Alfonso Maria Petrosino ha pubblicato tre libri di poesia, Autostrada del sole in un giorno di eclisse (Omp, 2008), Parole incrociate (Tracce, 2008) e Ostello della gioventù bruciata (Miraggi, 2015). La sua poesia, che descrive luoghi e situazioni in relazione a un paesaggio urbano e all’umanità che lo abita, si avvale di una metrica precisa e raffinata. La redazione di Poesia del nostro tempo ha scelto Alfonso Maria Petrosino per impersonare la figura del maestro, capace di leggere attentamente e suggerire soluzioni, anche ai neofiti della poesia, proprio per la sua capacità sia di aderire al “canone”, alla tradizione, che di frequentare i nuovi palcoscenici della poesia, dagli happening e performances al poetry slam, essendo stato campione indiscusso di queste scene per molti anni.

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