Laboratorio di Poesia, a cura di Alfonso Maria Petrosino, esce di venerdì su ‘Poesia del nostro tempo’. Vengono commentati i versi degli aspiranti poeti del Laboratorio online e scelta la poesia della settimana.

Passero (Leopardi), albatro (Baudelaire), sparviero (Brodskij): i volatili si sono prestati innumerevoli volte a fare da controfigura a noialtri bipedi implumi. In una poesia di Consuelo Luzietti è il turno del falco (Yeats?): “… anche quando si vola un fucile è pronto a ferirti e impedisce all’occhio di vedere nel volo del falco la gioia serena, / perché il falco sa che quel volo può costargli la vita, / ma vola, e dimentica”. La metafora, restando scoperta, permette minori risonanze; le grandi parole (bellezza, morte, sofferenza, felicità, gioia, oblio) non vengono messe in scena con discrezione e misura ma affrontate di petto. In questo stesso testo c’è un’eco di Elogio dell’infanzia di Handke (“Niente, come quando da bambini, le cose belle erano belle”). In un altro che descrive un temporale capitolino la cosa più interessante è l’enjambement “bellezza / sbiadita e viva”. Modaiola, borgatara, grigia ed inquinata: una Roma che non somiglia a quella di Sorrentino. Il discorso sulla precisione terminologica con cui Pascoli faceva le pulci a Leopardi ha nella nostra epoca una declinazione commerciale. Bisogna dire “profumo” o la marca del profumo? Qui Consuelo Luzietti segue la lezione di Bret Easton Ellis: “I miei capelli odoreranno / Di muschio invernale / E il tuo Hugo Boss / Si annacquerà di cielo…”

Nelle brevi poesie di Simonetta Milia c’è un costante, nostalgico richiamo all’infanzia (“Giochi di bambini al loro passaggio / un ricordo di gioia / il loro messaggio”); ricorrono parole come “origine” e “primitivo”; l’altalena e lo sguardo hanno entrambi come aggettivo “prima” e “primo”. La forza e la validità di una metafora risiede nella capacità di riscattare i sensi letterali delle immagini che nella metafora entrano in collisione. Qui quella dei rami-strade è molto visiva e non a caso si tratta di una poesia che prende spunto da una foto: “Mappe disegnate dai rami / nel cielo grigio / a questo servono gli alberi / d’inverno / a ritrovare la strada di casa”.

Come poesia della settimana scelgo Rimango di Francesca Varagona, perché
– una poesia d’amore finito in cui chi è lasciato non omette l’informazione di un altro amore a latere fa immaginare una bella gelosia sbilenca; Achmatova prima della rivoluzione deve aver fatto magnificamente qualcosa del genere;
– il verso “mi zavorra” è quello più breve, come se il contenuto ne avesse modificato la forma; più corto in quanto più denso, appesantito;
– l’uso della parola “stringa” e non “verso”, “riga” o “frase” alla fine, che adombra l’opera
di Làchesi.

RIMANGO

Rimango qui, accanto a te
quieta ascolto il tuo odore:
sei di un’altra. Lo capisco da un po’
se mi arriva ringoiato il tuo respiro
se la tua voce pacata è solo lontana.
Anche io penso già a un altro,
ma irrequieta, se non sei vicino:
potessi ancora dormire
– inutilmente, mi auguro –
all’ombra della tua sicurezza!
Una richiesta assurda, credo:
ho accettato che sia finita
e, mentre vado via,
mi zavorra
una stanchezza greve:
non pronuncio ancora – non riesco –
il tuo nome e il suo, nella stessa stringa.

Alfonso Maria Petrosino ha pubblicato tre libri di poesia, Autostrada del sole in un giorno di eclisse (Omp, 2008), Parole incrociate (Tracce, 2008) e Ostello della gioventù bruciata (Miraggi, 2015). La sua poesia, che descrive luoghi e situazioni in relazione a un paesaggio urbano e all’umanità che lo abita, si avvale di una metrica precisa e raffinata. La redazione di Poesia del nostro tempo ha scelto Alfonso Maria Petrosino per impersonare la figura del maestro, capace di leggere attentamente e suggerire soluzioni, anche ai neofiti della poesia, proprio per la sua capacità sia di aderire al “canone”, alla tradizione, che di frequentare i nuovi palcoscenici della poesia, dagli happening e performances al poetry slam, essendo stato campione indiscusso di queste scene per molti anni.

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