Laboratorio di Poesia, a cura di Alfonso Maria Petrosino, esce di venerdì su ‘Poesia del nostro tempo’. Vengono commentati i versi degli aspiranti poeti del Laboratorio online e scelta la poesia della settimana.

La maggior parte dei versi di Alma Shahini ruotano intorno alla relazione madre-figlia; “esistenza” e “grembo” sono parole chiave. La poesia, nove quartine con lo stesso incipit (“A te che non abbassi mai lo sguardo”), tesse un elogio che passando attraverso alcune soluzioni stereotipate (“… perché una candela si scioglie / per dare luce agli altri” o ancora “… perché il mondo tuo dolce / ha la forma di un cuore”) approda appunto al tema della maternità. C’è un uso parsimonioso della rima (tempesta-testa, via-scia) e l’immaginario prende pochi rischi, arroccato com’è dietro la linea Maginot del “cuore-amore”. Nella poesia è pregevole la metafora che si serve del trattino (A piedi di cristallo / sono qui che percorro / ogni tuo centimetro, / contando ogni brivido / della mia anima-foglia, / portata sempre avanti / dal vento del domani). L’anima è una foglia: come non essere d’accordo?

Le prima delle due poesie inviate da Anna Bertoldi è un’allegoria: il significato letterale è una pianta, il significato riposto un sentimento (“una pianta crescerà / sarà esile, uno stelo e poco più di una fogliolina / morbida, coperta / da bianca microscopica peluria. / pianta nata da un sorriso, uno sguardo / un bicchiere di vino”). Una delle condizioni perché un’allegoria funzioni è il rapporto dialettico tra significato riposto e letterale. L’immagine vegetale è di impianto quasi biblico e quindi déjà ripetutamente vu e la chiusa sembra un’eco di echi (“per ogni germoglio che muore / un grammo di vita nasce altrove”); l’abbondanza di dettagli però ha il merito di mettere alla prova e testare il funzionamento stesso della figura retorica. La seconda poesia è un epicedio per un gatto (“occhi blu e lunghi baffi / pelliccia color piastrella, ridevamo / a vederla rotolare per casa. / riempiva un vuoto soffice”), nel cui pedigree, per via di quel suo mimetico pelo, figurano più facilmente lo Stregatto di Carroll che quelli di Baudelaire ed Eliot. Il dolore per la perdita – avvelenato da una vicina pazza – è smussato e sublimato dalla descrizione minuziosa dei fatti – preparazione del veleno e agonia – e dalla chiusa che richiama l’incipit (“il peggio è quando apro gli occhi. / tutto è rosso / come i polmoni del gatto avvelenato, non so più / che colore sia il blu”). Il verso “oltrepassò i confini del vuoto che riempiva” mi rimanda all’
del passero catulliano.

Come poesia della settimana un’inedita di Roberto Maggi. L’enjambement tra primo e secondo verso mima coerentemente il senso di profondità e di scoperta del fondo, così come le parole “Laggiù” e “era” che accentuano una distanza spaziale e temporale. Si aggiungano la bella trovata della colonna coclide rovesciata – sempre affascinanti i segni di scrittura nella natura – e il coro quasi angelico di bambini alla fine. Che rapporto c’è tra questo pozzo prosciugato e il porto sepolto di Ungaretti?

206 (mar. 2006)

Laggiù, il fondo del tuo pozzo
prosciugato, manto
di ciarpume marcio
era, una volta
colonna coclide alla rovescia.
Le strofe incise
sui muschi a giravolta
perdono le lettere
precipitando le parole,
sgretolando il bassorilievo delle idee.
Non mi evado
non m’incarno
in alcun atto di fede o di progresso.
La presa scivola su evoluzioni a ritroso.
Fuori, cori di voci bianche in girotondo.

Alfonso Maria Petrosino ha pubblicato tre libri di poesia, Autostrada del sole in un giorno di eclisse (Omp, 2008), Parole incrociate (Tracce, 2008) e Ostello della gioventù bruciata (Miraggi, 2015). La sua poesia, che descrive luoghi e situazioni in relazione a un paesaggio urbano e all’umanità che lo abita, si avvale di una metrica precisa e raffinata. La redazione di Poesia del nostro tempo ha scelto Alfonso Maria Petrosino per impersonare la figura del maestro, capace di leggere attentamente e suggerire soluzioni, anche ai neofiti della poesia, proprio per la sua capacità sia di aderire al “canone”, alla tradizione, che di frequentare i nuovi palcoscenici della poesia, dagli happening e performances al poetry slam, essendo stato campione indiscusso di queste scene per molti anni.

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