Dalla prefazione di Umberto Piersanti

Lo sguardo di Riccardo è sempre attento al paesaggio naturale e umano che lo circonda, ma quel che conta sono le risonanze interiori, le metafore che non sono tali, le implicanze emotive: “i passanti ignorano la danza / dei pesci all’amo fuori dell’acqua”. La danza crudele e lieve nello stesso tempo, come crudele e lieve è il passo delle generazioni: “mentre osservo queste due generazioni / inciampando come nella vita”. C’è il mare e c’è la neve: “fuori c’è un inverno / che si sgretola sottile”. E ancora questa risonanza tutta interiore, ma così intrisa di neve e d’inverno: “il gioco dei bambini / sorpresi giù dal letto / e il sale sulla strada”. E poi gli affetti familiari, la capacità di rendere sentimenti e commozione con una castità di accenti […]. Scrivere sul terremoto che Riccardo, abitando a Tolentino, ha vissuto sulla sua pelle, era un compito difficile, molto difficile. Si sa che in queste situazioni spesso, anche negli autori di livello, finisce col dominare il patetismo, magari il più sincero. Niente di tutto questo nella Suite del sisma: nessun tono retorico, nessuna commozione troppo facile e dispiegata. Qui l’andamento narrativo diventa più pregnante, ma immagini e parole sono nitide e incisive, non consentono ricami di alcun tipo. Dopo la prima scossa, si risale e si incontra: “cere di santi, tavole grandi / e dipinti pesanti alle pareti”. E c’è il momento del terrore vero, anche questo raccontato con accenti tanto intensi quanto parchi: “Eppure lì siamo attaccati / fino alle midolla, ossa contro ossa / in un abbraccio che sbriciola gli arti / e senza armi aspettiamo insieme. / cadono i santi, i quadri d’alti prelati / il cristo in legno sulla croce / il cielo ci piomba dentro”. Troppi sono i versi memorabili di Suite del sisma per poterli citare tutti. Metafore e similitudini sono di una pregnanza realistica, ma in qualche modo naturalmente lirica, senza che ciò comporti la minima forzatura […]. Parlavamo sopra della tenerezza di uno sguardo che niente trascura di tutto ciò che gli vive intorno. E lo sguardo di un giovane sugli anziani si carica d’una tenerezza adulta che non si nasconde il tragico dell’esistere […] E poi l’eros, mai squadernato e mai rimosso, che si incontra e scontra come da sempre con la consapevolezza della finitudine: “poi tienimi, tienimi stretto. / perché ho paura e tempo / se si avvicina la fine”. Una scrittura, quella di Riccardo, anche quando narrativa, intrisa di una eccezionale e spontanea carica lirica, uno sguardo che sa coniugare il mondo esterno alle emozioni e agli stupori interiori, una rarissima maturità non solo linguistica in un autore così giovane: siamo di fronte a un poeta autentico.

 

Da La perizia della goccia (Edizioni ae, 2017)

Dalla sezione Nelle mani si perde

meno due gradi
o giù di lì

la notte rimbocca
lo stradello bianco di fiocchi
e selciato. è una cura continua

la perizia della goccia
che scivola sul prato.

la luce è poca e così le voci

pare un grido
il morire della neve.

*

Dalla sezione Suite del sisma

si esce fuori celeri
come gatti sotto l’acqua
mani deboli che reggono
i bicchieri. Lo sguardo è basso
o fisso, il volto è pallido
la figura alta in nero
padre G***
è il nostro cristo salvatore

si spiega nella sua posa santa
e regge coperte sotto la pioggia

non ho mai visto tanta Grazia.

*
camera con vista
la chiamano, i più ironici
di noi. è un’utilitaria gialla
con i vetri opachi di condensa
e ci dormono in tre almeno.

tutti siamo scivolati tra le pareti
come gocce che perdono dai tubi
e ora siamo raccolti nei bacini
delle auto. Immobili
tremiamo.

*

Dalla sezione Impressioni

quel dio-silenzio
sento, nel sorriso violento dei giorni

quando anche la curva dell’auto
diventa un lamento, e l’onda segna
lo scoglio. Hinneni dice

Eccomi, il cielo fluisce
su di me come un battesimo.

il caos si fa più sottile
lo scarto di luce tra le chiome
quando piove. se piove.

*

Dalla sezione Pellicola muta

un filo di polvere
sulla schiena
la voglia sul tallone

lo scorcio dei tuoi
seni

trema, che pioggia. qui invece
fermo è lo specchio, il vetro
la luce
muta sulla parete.

e ti guardo
quasi per caso.

*

Dalla sezione I primi anni di vita

seguono anni
e seguono anni
ancora, prendono
e perdono rami
e suoni

anni secondano
agli anni, ritornano
barbari e santi, senza
equilibrio

tagli e ritagli
tesi frammenti. persi
palesi, citati e sordi

come un lampo veloce
che stira l’imbuto
di vortice e voci.

e furono solo
i primi passi, un secolo fa
e qualche mese poi.
forse i migliori

 

Riccardo Canaletti nasce nel 1998 nelle Marche. Attualmente frequenta il corso di studi in filosofia all’università di Bologna. Suoi testi sono apparsi su Poetarum silva, Yawp, Carteggi letterari, Menti Sommerse, VoXx, e altre riviste online e sono stati tradotti in spagnolo per il Centro Cultural Tina Modotti. Nel 2016 ha vinto il premio “Città di Civitanova Marche” dedicato a Sibilla Aleramo e da lì la pubblicazione del suo primo libro, La perizia della goccia (ae edizioni 2018). Collabora con Poetarum silva, Nuova Ciminiera, Midnight Magazine, Auralcrave e gestisce un blog di approfondimento culturale, Prospectus. Tra le varie partecipazioni è stato coinvolto nell’evento dell’Università di Torino per la giornata mondiale della poesia e nella mostra dell’artista Giulio Perfetti nel circolo Curoso di Milano.

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