CONFINE DONNA –  VII PUNTATA

 

Per quali ragioni hai lasciato il tuo paese?

Sono partita dall’Albania all’età di 18 anni, nel lontano 1993. Era un’Albania ferita dagli esodi di massa, dal crollo del regime comunista, dalla rivolta studentesca, dalla caduta dei simboli della dittura. Sono partita per sperimentare un viaggio inedito, con lo spirito dell’avventura, l’inconsapevolezza dell’altrove,  e la prepotenza della gioventù.

Mi racconti il viaggio che hai intrapreso per arrivare in Italia?

Sono passati 25 anni da allora, sono arrivata in Italia da clandestina.  Il viaggio è stato abbastanza tranquillo. Ho vissuto per due anni da clandestina.  È passato così tanto tempo, e non immaginavo che avrei dovuto fare i conti con queste domande.  Non riesco a rispondere, penso di aver rimosso molti ricordi. Ho scritto poesie per comprendere il viaggio, l’esodo, la morte dei miei compagni di scuola, perchè credo che a volte non bastano parole comuni per descrivere la realtà, solo con la poesia io sono riuscita a farlo.

Che cosa ti ricordi del tuo arrivo in Italia e dei primi tempi che hai vissuto nel nostro paese?

Nevicava e non avevo mai visto tanta neve a Durazzo. Avevo un’idea diversa dell’Italia, un’idea distorta creata dalla pubblicità vista alla televisione italiana quando ancora vivevo in Albania. Credevo che non avrei mai trovato dell’erba e sterpaglie sul ciglio di strade e marciapiedi, e ho pensato che il silenzio era assordante, la solitudine anche, ma poi ho scoperto un mondo nuovo dentro di me, che univa le due sponde dell’Albania e dell’Italia: era la poesia.

Qual è stato il tuo rapporto con la scrittura in questo percorso di emigrazione?

Scrivo da quando sono bambina, quindi la scrittura è qualcosa di innato, tutto si è sviluppato poi in base all’esperienza, al confronto con la nuova lingua e alla necessità del cambiamento.  Ho imparato l’italiano leggendo i poeti, i libri tascabili dei poeti tradotti in Italia, leggendo la bibbia, ma questa era la lingua per comunicare, la poesia invece era la via dell’esperienza, dell’immaginazione, della conoscenza. La poesia mi era/è necessaria.

Come hai superato il confine della lingua, scrivendo in italiano?

La poesia ha significato per me scoprire il senso della vita, acquisire consapevolezza di chi sono, fare esperienza del mondo. La lingua con cui scrivo è solo il mezzo espressivo attraverso cui si esprime la mia voce poetica. Tutto è stato naturale, forse avevo una predisposizione genuina all’apprendimento dell’italiano. Ho cercando di estrapolare la poesia dall’urgenza di dire le cose, dall’indignazione verso l’ingiustizia, dalla ricerca della libertà, dall’ebrezza dell’immaginazione.

Qual è il confine che ti ha segnata di più, cambiandoti, quello dal quale hai sentito di non poter più fare ritorno?

Non ha tanto a che fare con il mio viaggio d’emigrazione, piuttosto si tratta di un’esperienza intima e personale: l’incontro con la Luce, che mi ha fatta sentire una prediletta.

La mente, un popolo
La mente è un popolo, diceva mio nonno
mio nonno è una barricata
ha sviluppato l’ascendenza del silenzio nei calli
mastica la parola sotto i baffi con i melograni
ho lasciato il tempo nella casa di mia madre
la parola di mio nonno è una arredocasa
sposta i barili lì c’è la patria
ci gioca la luce prima di andare in sposa
io invece sono il gioco preferito della soglia
del calesse e degli sportelli
del permesso di soggiorno elettronico
il nostro arresto ai domiciliari
gioca con il tempo ogni volta
che muoiono i nonni
e noi in attesa del rinnovo
ecco lo fa perfino con mio padre
mentre muore suo padre
la mente è uno stomaco, diceva mio nonno
tampona con la sabbia la pace
le tumefazioni
cerca la commozione dell’acqua
come un dio il confine con gli aironi
maledetto permesso di soggiorno
ci è passata la vita tra impronte digitali
a mia madre le rilevano ogni mese,
(ha le dita lisce)
nella speranza che le ritornino
le ha ricamate tra gli angeli
nelle scorciatoie della testa e dei fiori
che schizzano dalle radici
sulle ciglia del fosso
è nata mia figlia
nel permesso di soggiorno
ha aggiunto una bambola,
le impronte digitali
la sua terra scolpita nello stomaco
lei è italiana per diritto di stomaco
ha la sindrome del viaggiatore
scriva pure nel permesso di soggiorno
segni particolari della figlia:
gastroenterite e coma nella terra della madre
si ripete come il mare, i naufraghi
ogni tanto s’infrange
tirando le somme delle favole di Andersen.
A sedici anni mia figlia
ha il suo permesso di soggiorno
i figli degli stranieri diventano maggiorenni prima
curatore di cicatrici d’acqua la nominano
prima di sapere che l’acqua appunta le mani
quando rifà la bocca dall’urto dei sassi
e la luce mentre si ferma a guardare
un pugno di terra al taglio.
(Dal comune chiamano: tua figlia ha diciotto anni
Complimenti è per diritto di nascita
cittadina italiana
Dall’ufficio stranieri dopo un anno di attesa:
se non cambi residenza signora
sul tuo permesso di soggiorno
tua figlia rischia il suo
— Mia figlia è già cittadina italiana)
Mio fratello pure è cittadino italiano
Mia madre combatte
con il rinnovo del permesso di soggiorno
la sua assenza di impronte digitali
saranno i cambi di casa, i fili spinati,
i figli andati, gli alberi
e lei che vola curva più vicino al taglio
Parlare del naufragio questo mi è stato dato in dono
l’ho vista la morte fino alla vertigine di mia figlia
dai polmoni sono scattati i cavalli
la sorsata mi ha dissecato il grembo,
il sale ha sbiancato le carie delle pupille
ho il dono d’amare
ma non di essere amata dagli alberi
mi muoiono nel mare sulla linea delle costole
perché Dio vuole che ami solo lui
e che Lui curi gli alberi, il mare e io l’amore per le sue mani
-Io sono indigesta dico, acqua calcarea
il digiuno nutrimento, l’accoglienza Dio
se l’equilibrio mi è porta di mancanza
fammi danza di mare
-Tu sei diga, mi dici
lo sbarramento di frangiflutti
un ostacolo, una barriera di luce
vera come un cancro quando ti separo dal mare
-Facciamo un patto consacriamolo ora qui
dammi la forza di essere amore per tutti
per un albero, per il mare, per un tremolio cadavere
per un popolo nel supplizio dei mercanti
io sono stata nei funerali degli amici
la morte mi è mano sinistra
-Ti sarà risparmiata la sorte delle stagioni, alle spalle
io curo te, gli alberi, l’assenza, il mare
e tu nutrimi di te, amore, del tuo tempo rimasto!
Ho luoghi nella commozione
sono retrovie di foglie
dove volano proiettili
il volto dipende dalla fascia dei capelli
le sopracciglia si delineeranno al faro
entreremo di sbieco nella postura
il rene lo lasceremo nelle sedie
la ripetizione delle lune non serve ai sognatori
il tempo di influenzare la resina
lo sgretolarsi della fede
e i piedi saldi in testa come un mulo
ci saranno i bambini appesi all’onda
come a una gonna
regaleremo a una madre la vecchiaia precoce
un taccuino
dove appuntare il ventre sconfitto da un’onda
e “c’era una volta” sarà presa a pietrate
farà un taglio
e gli scricchiolii per sapere delle foglie
ci sono morti che si ritirano appena morti
diventano ossa trattate ad acido
nido d’api
ci sono morti che se si spengono le luci
rovesciano briciole dalle tovaglie
Quando decidi di vendere i capelli lunghi
prima di essere un naufrago
prepari il tuo corpo, i capelli per la vendita
i compratori vogliono capelli incontaminati
mantieniti in buona salute
fai le prove da naufrago
mangia molte proteine e grassi sani omega-3
e dopo la vendita a pezzi di ricambio
racimolare il denaro
incontrare uno scafista
hai litigato con la poesia ma
ami spazzolare le foglie e avere il ventre farcito
di foglie scaltre,
rassodare i seni con il mare
quando ti getteranno tra le onde
conteranno le rughe dei bambini con il bisturi
(ed è bollita l’anima infusa di china)
nuotare è avere il corpo leggero senza i capelli sani
senza il fegato, i reni, il midollo spinale
dipingere le luci e indossare guanti
per non contaminare le luci
impedire alla mano di tremare
e franare da un calcio
ami le radici sulla mano, le vene sagre,
ami i nastri sul grembiule, le dita in gabbia
stilizzare il pensiero che ozia sulla calce
piegare i confini nel dado
sui vetri conficcati nel raso
ami la pietra che muta interrompe i venti
e li lascia passare
Libertà hai preso gusto nel cielo altrui
ti è spina nel fianco la dignità
c’è chi ti vorrebbe rinchiusa
per gravi disturbi mentali
chi ti vorrebbe pianoforte senza i tasti
o nella sua servitù
vecchia volpe consolatrice
salga chi può da un solo punto del ciliegio, dici
e c’è chi ti usa mentre inganni
a piede libero tra i naufraghi un disperso
mi concedi tutto il tempo che voglio
per attraversare la lotta, la maschera, lo specchio
il paese che osserva la vecchiaia dietro le finestre
e la stagione nei piedi di legno
ma l’albero nel dono della corteccia ti ha reso
grossa taglia
cosa me ne faccio di te ora
che entro nei tuoi larghi panni e mi disperdo?
Libertà ti è spina nel fianco la figlia
e non puoi arrotolare la lingua nella morsa
dove la dignità cinge la testa
destinata a misurarsi con le cicale
da un solo punto del ciliegio
L’anima è ferma
come se il falegname di bordo l’avesse scolpita sulla prua
vuole buttarsi giù dal precipizio come la neve
la neve si concede ad altra neve, alla terra
qui le nevi non sono bianche
sono uomini che si dimorano dal corpo
-quale uso fare del pianto?
Fanne uso degli occhi, non del pianto
l’uomo è lana da cardare
accumulo del corpo della luce
che imita le virtù del silenzio
diventa un filo di neve sottile raccolto nel gomitolo
che fa crescere il tempo
la creazione è ordine della ragione
che ha fatto i conti con la follia
(un paio di punti a croce)
e ci parlerà come fidarsi del filo d’erba dopo le pallottole
della gioia dietro ad una scarpa ad orsetti in fondo al pozzo
della fame che si scongela come un osso
Sì sulla luna c’è senza ombra di dubbio respiro, di pietra
uno strato eterno tuo e mio d’estasi
e poi grotte, grovigli, carri armati
in caso saltasse l’anima, stringi la mano in petto all’ordigno
spostati orizzontale come un prato verde!

Anila Hanxhari è nata a Durazzo, in Albania, e attualmente vive a Lanciano. È poetessa, pittrice, narratrice, traduttrice e presidente dell’associazione culturale “Italfida”, con cui ha ideato e curato diverse manifestazioni culturali e convegni internazionali.  Ѐ ideatrice del format “Poesia e Impresa”, curato per Ascom Abruzzo. Ha pubblicato le raccolte poetiche Io tu e l’Anima (Ianieri, 1997), Assopita erba dell’est (Noubs, 2002), Cicatrici d’acqua (Noubs, 2007 – prefazione di Giuseppe Conte), Brindisi degli angeli (La Vita Felice, 2012 – prefazione di Maurizio Cucchi), Tiro a sorte la libertà (Tabula Fati, 2016 – presentazione di Davide Rondoni e Rolando D’Alonzo), Amore Emana (Meta edizioni, 2017 – nota di Davide Rondoni).

 

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