CONFINE DONNA – IX PUNTATA

 

 

Per quali ragioni hai lasciato il tuo paese d’origine?

Sono partita dal mio paese, dalla Indipendente Repubblica di Bosnia ed Erzegovina, mossa da sentimenti diversi e contrastanti, non consapevole delle conseguenze della mia partenza e in fin dei conti con la sola voglia di pace che da mesi, pochi o tanti che siano stati (sono sempre troppi), era gravemente compromessa a Sarajevo nell’agosto del 1992.

 

Mi racconti il viaggio che hai intrapreso prima di arrivare in italia?

La mia primissima migrazione era cercare un rifugio sicuro che avevo trovato più a ovest, in Croazia, a Zagabria, da parenti. In Italia sono arrivata in un secondo momento, in pullman, e successivamente, al di là della frontiera, in treno insieme a un gruppo di giovanissimi come me: siamo stati accolti per un periodo come profughi nella città di Firenze, all’interno di un progetto avviato dal comune e in collaborazione con le autorità bosniache. Al nostro arrivo abbiamo frequentato un corso intensivo di italiano in alloggi adibiti alla nostra permanenza, e dopo pochi mesi e grazie alla disponibilità di famiglie fiorentine, siamo stati ospitati in casa e inseriti nei percorsi scolastici di provenienza.

 

Che cosa ti ricordi del tuo arrivo in italia e dei primi tempi che hai vissuto nel nostro paese?

Il primissimo periodo in Italia è stato una continua scoperta: una nuova lingua, una nuova città, in questo caso Firenze, nuove amicizie, impegni scolastici. Era la libertà e nello stesso tempo la pace ritrovata. Nella magica Firenze. Erano anni densissimi sia per il periodo adolescenziale che stavo attraversando, sia per gli incontri e i viaggi che già da così giovane avevo affrontato. Mio padre era rimasto nella Sarajevo assediata, mia madre non c’era già più da qualche anno, e in effetti io ero decisa a rientrare appena possibile nella mia città d’origine. Il percorso che invece mi ha portata nei viaggi successivi a tornare a Firenze, la prima volta per finire il liceo, e la seconda per studiare all’università, si intreccia a decisioni difficili che riguardavano soprattutto una mia non aderenza e un forte sradicamento che sentivo ormai per quella che era la mia terra nativa. Potrei dire che ero molto curiosa, e allo stesso tempo molto coraggiosa, perché non pensavo mai che qualcosa in fin dei conti sarebbe andato perduto. Mi piaceva l’idea di essermi costruita una possibilità altra e di averla colta senza indugiare.
 

Qual è stato il tuo rapporto con la scrittura in questo percorso di emigrazione? Come hai superato il confine della lingua, scrivendo in italiano? 

La scrittura ha semplicemente continuato a essere presente nella mia vita. Come sia successo, non credo di ricordare. Ricordo invece che la prima poesia che scrissi in italiano era dedicata a mia madre. Cosa mi avesse istigato, per così dire, a una riscrittura in poesia non saprei con certezza. Spesso annotavo nei testi italiani che leggevo per me o per studio delle traduzioni che mi divertivano, o che mi aiutavano. Forse così, visivamente, mi resi consapevole degli strumenti che avevo a mia disposizione, e dopo un certo numero di anni cominciai a scrivere anche in italiano, una scelta più che naturale per me, che vivo stabilmente in Italia, paese dove passo ormai il maggior numero di mesi all’anno, dove mi sono formata, dove lavoro, e lotto. Il rapporto con entrambe le lingue era e rimane impari, perché chiaramente l’attaccamento alla lingua madre rimane molto vivo, e la poesia che essa stessa esprime è per me più immediata. Grazie alle traduzioni, per diletto, per studio o per lavoro, ho imparato ad affrontare la lingua altra, in questo caso l’italiano, sia per fare miei i testi che traducevo, sia per imparare i ritmi e le metriche ricche della lingua italiana.

 

Qual è stato il confine che ti ha segnata di più, cambiandoti, quello del quale hai sentito di non poter più fare ritorno?

La difficile situazione economica del mio paese d’origine non ha mai favorito un mio possibile ritorno, neanche nei più disinteressati sogni. Rimangono in me ricordi vivi, attimi di ispirazione, periodi interi della mia vita dedicati alla scrittura, e fare senza sarebbe stato impensabile. Da allora sì, qualcosa è cambiato, mi sono interessata alla voce e alla sonorità, alla rappresentazione poetica scenica, e ho incontrato a Firenze altri poeti e scrittori che condividono il mio stesso interesse: in questa dimensione corale o comunque meno individuale, la mia voce è cresciuta e si è arricchita di una nuova sponda, e io mi sono inserita in un qui e ora altro da me, altro dalla mia storia, altro dai miei sentimenti o dal mio vissuto. In questo contesto, anche i recenti e tragici eventi migratori, in cui migliaia di persone perdono la vita nel mare Mediterraneo, non hanno potuto non essere oggetto di riflessione. Credo che alle domande “chi sono? dove vado?” prima automaticamente avrei preso la penna e avrei risposto per nessun altro che per me stessa. Adesso, la dimensione intima ha lasciato posto a una ricerca e a una presenza altre, che ogni tanto fanno capolino. Mi sono costruita un’identità su entrambe le sponde dell’Adriatico, e spesso ho affrontato questo tema doppio dell’identità. E credo che il confine sottile dell’appartenenza linguistica sia un confine interiore, che varchiamo non solo spostandoci e viaggiando. Vivo a Milano dove mi sono trasferita da quasi un anno. Certa che non ho ancora vissuto un punto di non ritorno. Sono scelte.

 

Dalla raccolta inedita Dalla terra alla terra

In una notte tra passi lontani, il suono
canti antichi di foglie, funebri arti
quel ricordo divenuto respiro, nelle
mani le foglie, scomparti dei treni
di viaggi che non contano più,
pelli e cuori di vedute, rughe, saluti
per le barche, per i treni, all’alba un caffè,
con quel poco di valigie, tutto a un tratto,
condotte a casa: il ricordo è murato
dentro il tuo sguardo impresso nella linfa
del bosco.
Chilometri e chilometri di bava secca
riconducono i tunnel di speranza
sui binari e le stazioni, treni e convogli
da sfamare pure quei calzini zozzi,
da ubriacarsi di paura
in un’orchestrata simulazione di senso.
Solo camminando

*

Mi arrampico
sulla voragine
come la trama di un racconto infinito
la scala
all’aria non arriva
ancora deglutisco cenere
delle sue ossa
Mi pensavo pronta
a quel salto
in mano mi rimase
metà spina
l’altra
fiorisce ancora e
non dà pace

*

aspettavamo
aspettavamo
che si aprissero i cancelli
un tanto di rumore
in quest’impressione
d’azione
aspettavamo che arrivassero
con un fiore in bocca
ogni petalo
una speranza che
non avevamo perduto
e nell’ora
dell’incontro
ci si dimenticò
il saluto

*

nulla e sembra facile disfarsi
neri i chiodi, più neri dell’ieri.
nulla, tranne la morte, gesto del voluto
non futuro, l’unica vera bocca
che cuce
addobba, e a niente che corrisponda.
per questo vivo senza futuro,
per quel battito spento nel mare
– “mare del
cimitero dell’umanità”,
lontane le tuniche dell’Africa.
prendo in prestito
le parole, il foglio,
e i lunghi graffi del mattino.

*

Anche le parole si possono fermare.
E il silenzio sopraggiungere.
Nella superficie di un sacchetto
bianco (della mia testa) –
che volò per la strada,
butto i resti strappati
dei nostri corpi,
pagine e pagine
d’inchiostro sbavato.

 

Mikica Pindzo (Sarajevo, 1977), laureata in storia contemporanea con una tesi sulla propaganda ustaša nella Croazia di Ante Pavelić (1939-1945), lavora come traduttrice da diversi anni, collaborando con cooperative sociali, ONG e associazioni. Ha partecipato alla traduzione di spettacoli teatrali con Fabbrica Europa Fondazione e ad alcuni concorsi di poesia e di racconti brevi. È stata scelta, insieme ad altri nove poeti, per “Il fintocolto day” a Pistoia. Ha pubblicato la raccolta Una (2007) nella collana “Betulle nane” di “Pagina Zero – Rivista di letterature di confine”. Suoi testi sono presenti nell’antologia Le voci, la città (Cadmo, 2008) e sono stati presentati a cura di Mia Lecomte su Iris News, Rivista internazionale di poesia (https://irisnews.net) e tradotti in inglese a cura di Brenda Porster. 

(Visited 118 times, 27 visits today)

Leave A Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *