SCAFFALE POESIA: EDITORI A CONFRONTO
VII PUNTATA

LIETOCOLLE

 

Può raccontarci brevemente la storia di LietoColle e della sua collana “Gialla”, e quali sono, a suo giudizio, le peculiarità che la differenziano dalle altre case editrici?

LietoColle nasce ormai trentacinque anni fa, e nel proprio corso ha vissuto stagioni anche molto diverse tra loro. Gli ultimi tempi – quelli recenti che hanno condotto, tra le altre cose, alla collaborazione con pordenonelegge per la creazione della collana “Gialla” – hanno epicentro nella qualità delle scritture selezionate e del catalogo, unico vero patrimonio di un editore. Ciò che rende LietoColle diversa dalle altre case editrici crediamo sia – grazie ai collaboratori che condividono il progetto, e che operano in modo volontario e volontaristico – l’essere non a pagamento di progetto editoriale e senza obblighi di acquisti copie: ciò rende davvero libero l’editore di scegliere, tra gli oltre mille manoscritti che giungono ogni anno in redazione, i quaranta libri che meritano l’inserimento in catalogo. Tra questi, gli otto o nove libri della “Gialla”, dedicata ai talenti giovani, e della “Gialla Oro”, che raccoglie i lavori di autori affermati nel panorama della poesia contemporanea italiana e internazionale. La “Gialla”, esperienza che conduciamo con pordenonelegge – il maggiore festival della poesia italiana – è curata e diretta da Augusto Pivanti, uno tra i principali collaboratori di LietoColle negli ultimi dieci anni.

Vista la Sua pluridecennale esperienza nel mondo letterario e poetico, potrebbe raccontarci quali sono stati a Suo dire i cambiamenti che hanno interessato il mondo della piccola editoria? Quali sono le difficoltà che una casa editrice che si occupa di poesia incontra oggi?

La poesia “non vende” – non è una novità – ma trovo sorprendente che siano gli autori stessi – accanto agli “addetti ai lavori” – a non valorizzare la propria opera, quasi che giungere alla pubblicazione fosse la fine e non l’inizio di un itinerario da far compiere alle scritture. Il passaggio epocale al digitale, poi, ha generato tutta una serie di effetti collaterali, tant’è che siamo costretti a porre tra le regole di pubblicazione il fatto che le poesie, e l’intera silloge proposta, non siano già state oggetto di posizionamento e lettura on-line. Ciò ha reso la velocità un requisito che LietoColle non intende praticare: se un autore vuole tutto e subito, trova certamente editori che non si fanno scrupoli riguardo la cura del libro. Noi vogliamo continuare – dalla lettura, al commento, alla condivisione, alla cura, ai passaggi di bozza, alla scelta dei materiali, in sostanza all’attenzione per l’“oggetto-soggetto-libro” – a essere attenti, come è giusto secondo noi esserlo se si pubblicano mediamente, come noi, circa quaranta libri all’anno.

Potrebbe enunciare i criteri di scelta a cui vi attenete per le pubblicazioni di poesia? C’è uno stile che è prediletto più di altri? Si può parlare di una linea editoriale che caratterizza LietoColle in ambito poetico e se sì, può definirla?

L’attenzione ai giovani è un tratto che distingue LietoColle sin dall’origine, e questo aspetto di interesse rimane e permane. Nel tempo, la casa editrice si è affrancata dagli “squadrismi” e dalle “consorterie” che ne limitavano inevitabilmente il raggio d’azione: senza rinnegare nessuna stagione, insomma, LietoColle ha cercato spazi di sempre maggiore libertà nell’agire, sia riguardo le scelte editoriali, sia nella risposta alle istanze di creatività delle edizioni e delle pubblicazioni. Per il resto, riguardando il catalogo, non vi è davvero nessun ambito che non sia stato frequentato, con un’attenzione alla poesia internazionale – e alle traduzioni – che negli ultimi anni ha condotto in Italia alcuni tra i più significativi poeti di altra origine e appartenenza: a ritroso, e solo per citarne alcuni, la statunitense Martha Serpas e il portoghese Luis Quintais nella “Gialla Oro” 2018, il polacco Jarosław Mikołajewski nella “Gialla Oro” 2017, ma anche – nella collana “Altre terre” – la spagnola Marga Clark, il russo Igor’ Bobyrev, il turco Metin Cengiz, l’argentino Hugo Mujica, per giungere a due libri recenti, fondamentali nel catalogo LietoColle, impegnativi ma fortemente voluti e perseguiti: le opera poetiche di due “titani” della poesia mondiale, Alejandra Pizarnik e Iosif Brodskij. E il Catalogo è arricchito dalla presenza di libri e curatele importanti : solo quest’anno il libro di Pino Corbo, Renzo Favaron, il russo Chamdam Zakirov, Daniele Gorret e Carmela Pedone (nella collanina curata da Anna Maria Farabbi).

Quali sono i titoli più venduti e le/gli autrici/autori più amati del vostro catalogo di poesia? Ha qualche aneddoto da raccontarci in merito a qualche titolo, a cui Lei è particolarmente legato?

La poesia è – in qualche modo – sempre contemporanea: ciò consente di rivalorizzare opere che magari hanno vent’anni di catalogo, ma che essendo state in qualche modo preveggenti (è il caso delle sillogi che hanno per tema le migrazioni o i cambiamenti epocali dati dall’introduzione di nuove tecnologie) possono dare ancora letture del mondo attuali e interessanti. Aneddoti ve ne sono uno al giorno, ma quello che osserviamo essere il comportamento più frequente è una certa resistenza alla cura dei versi, come se le opere che giungono in redazione non avessero bisogno di meditazioni e riletture: in questo senso, a volte siamo costretti a “mollare”, perché un autore che non accetta il confronto sulla propria scrittura rischia di proporre un’opera meno importante di ciò che potrebbe essere, e non va bene. Certo il libro (per la Gialla Oro) di Gian Mario Villalta ha venduto molto, ma diversi autori al loro primo libro mi hanno sorpreso –positivamente-.

Secondo Lei, è corretto affermare che in Italia la poesia non susciti interesse, venda poco e sia in crisi, come spesso si legge e si sente dire? La poesia continua a rispondere ai bisogni dell’Uomo, nonostante le trasformazioni a cui la società è andata incontro e gli spazi pubblici sempre più esigui a essa dedicati? Cosa si potrebbe eventualmente fare per incrementare l’attenzione del pubblico e incentivarlo a leggere più poesia?

L’ho detto e lo ribadisco: la poesia è un’enclave – credo in larga misura per volontà stessa di chi la scrive e la promuove – che sembra godere del proprio accerchiamento, nell’illusione che la condizione snobistica la preservi – quando ricorre – dalla scarsa qualità degli atteggiamenti e delle scritture. Viceversa, gli atteggiamenti e le scritture avrebbero ogni vantaggio da un confronto attivo con il “resto del mondo”, ma dall’insegnamento scolastico in poi la poesia è ritenuta in Italia un’arte minore. Non sono, sotto questo aspetto, particolarmente ottimista sugli sviluppi potenziali, ma continuiamo, nel piccolo di LietoColle, a fare del nostro meglio perché la scrittura poetica possa trovare motivi di sempre più vasta attenzione per un pubblico sempre più ampio.

Da diversi anni all’editoria tradizionale si sono andate affiancando, affermandosi sempre più, nuove tendenze che vedono internet (dai blog/siti specializzati ai vari social) come dinamico luogo di scritture: per quanto riguarda la poesia, la Rete può aiutare o al contrario ostacolare la diffusione dei libri di poesia?

Ormai la poesia viaggia in rete, con tutti i pro e i contro che la condizione implica: ho già detto della difficoltà a trovare opere realmente inedite – perché magari anticipate proprio in blog e siti generalisti o specializzati – e questo naturalmente “brucia” una parte dell’interesse per la poesia stampata. D’altra parte, avere una sorta di biblioteca d’Alessandria costantemente a disposizione – connessione permettendo – è certamente un privilegio che nessuna generazione prima di noi ha avuto. Come sempre, la differenza non la fa lo strumento ma il comportamento, e – insisto – occorre reimparare, nel tempo della velocità, l’esercizio della pazienza per giungere a risultati importanti.

Che consigli darebbe a un/a autore/autrice che volesse pubblicare un proprio libro di poesia?

Il primo consiglio è leggere, leggere, leggere, soprattutto gli altri. Poi, come detto, reimparare le regole della profondità: la velocità costringe alla superficie, mentre la poesia è e rimane un’“arte dell’abisso”, un’arte che non accetta scorciatoie per arrivare nei territori che contano. Il mio non vuole essere un anacronistico “elogio della lentezza”, ma vorrebbe ricondurre tutti noi – poesia o non poesia – a una dimensione dove il tempo non debba sottostare alle regole degli altri piuttosto che al nostro benessere.

Michelangelo Camelliti è nato in Calabria, a Giffone, ma si è trasferito giovanissimo, con la sua famiglia, a Faloppio, nel Comasco, dove nel 1985 ha fondato la casa editrice LietoColle, dando spazio a voci poetiche note e, soprattutto, ad autori emergenti.

La rubrica “Scaffale poesia: editori a confronto” è a cura di Silvia Rosa 

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