SCAFFALE POESIA: EDITORI A CONFRONTO
VI PUNTATA

 

GIULIANO LADOLFI EDITORE

 

“La casa editrice Giuliano Ladolfi nasce dall’esperienza della rivista e delle pubblicazioni di «Atelier»”: così si legge sul sito che presenta il lavoro editoriale della Ladolfi. Può raccontarci in breve le ragioni e la storia di questa fondazione? Esistono sostanziali differenze, e se sì quali, tra le due realtà, la rivista e la casa editrice?

La casa editrice “Giuliano Ladolfi” è nata proprio in questo modo. Dopo 14 anni di esperienza in rivista e in pubblicazioni, abbiamo pensato che il nostro progetto culturale dovesse essere ampliato e diffuso. Per conseguire tale obiettivo è stato necessario fondare un’altra realtà: non più un’associazione culturale onlus, ma una s.r.l. Così i nostri testi avrebbero potuto essere presenti nelle librerie e sui siti online.

Quali sono i criteri di scelta che seguite per le vostre pubblicazioni? C’è uno stile che prediligete più di altri? È possibile definire la linea editoriale che caratterizza la Ladolfi Editore in ambito poetico?

Il criterio di scelta delle nostre pubblicazioni è unicamente la qualità. A noi non interessa il nome, ma il testo. Gli elementi basilari dei criteri in ambito poetico sono stati descritti a più riprese sulla rivista e risistemati nel primo tomo “La poesia del Novecento: dalla fuga alla ricerca della realtà”. Più che di una linea critica che sovraintende alla selezione, parlerei di orientamento. Prediligiamo una poesia fortemente aderente alla realtà, alla vita, ai problemi umani (“Hominem pagina nostra sapit”, Marziale), una poesia che spalanchi al lettore nuovi orizzonti di senso, che lo aiuti a vedere il mondo sotto una luce diversa. Per noi la poesia, come l’arte autentica, rappresenta lo strumento più completo di conoscenza. Mentre le scienze, la filosofia, la storia, la sociologia ecc., servendosi della razionalità, vivisezionano, anatomizzano, danno forma, catalogano, pongono in ordine la realtà, l’arte è conoscenza in-formante, indefinita, non caotica però, molteplice, complessa, multiforme, contraddittoria, in divenire. E il piacere che si ricava dalla lettura di una stupenda poesia è proprio frutto di questa nuova conoscenza.

Vista la Sua pluridecennale esperienza nel mondo letterario e poetico, potrebbe raccontarci quali sono stati a Suo dire i cambiamenti che hanno interessato il mondo della piccola editoria?

Il mondo della piccola editoria è vario e multiforme. L’irruzione degli strumenti informatici ne ha mutato profondamente funzioni, prospettive e ambiti, in bene e in male. Oggi si possono acquistare in tutto il mondo testi pubblicati da noi, ma si è prodotto anche un generale appiattimento causato dallo tsunami di pubblicazioni prive di un filtro critico. Come si è rilevato durante il Convegno di Milano, i cui atti sono stati pubblicati sul n. 90 di «Atelier», oggi ci troviamo in una situazione di grande caos, perché l’università, la scuola superiore, le grandi case editrici e la critica ufficiale, in genere, latitano nel settore della poesia.

Secondo Lei è davvero possibile affermare che in Italia la poesia non susciti interesse, venda poco e sia in crisi, come spesso si legge e si sente dire?

Siamo in crisi. Nell’editoriale del n. 91 di «Atelier» (settembre 2018) sostengo che esistono due realtà che non vanno confuse: a) la grande poesia, misconosciuta, trascurata, offuscata nel “mare magnum” delle pubblicazioni e pertanto poco diffusa; b) il “sottobosco” che sta riscontrando un successo nei blog, su internet, negli slam, nei reading, nei festival, nelle pubblicazioni senza selezione o autoprodotte. Si richiede un vero e proprio chiarimento per uscire dal caos contemporaneo.

Perché ritiene che la poesia continui a essere importante nella nostra società, nonostante i pochi spazi a disposizione, in libreria e altrove?

A mio parere, come dicevo, la poesia, come l’arte, è il principale strumento di conoscenza della situazione presente. Comprendiamo il Medio Evo leggendo “La Divina Commedia”, che oltre tutto parla dell’aldilà, meglio che scorrendo i testi di storia o i documenti notarili. Lo spirito del Rinascimento ci è stato tramandato in modo mirabile dall’“Orlando Furioso”. La crisi dell’Illuminismo va rintracciata nelle opere poetiche di Ugo Foscolo. Montale traccia la situazione dell’uomo novecentesco e Mario Luzi recupera il rapporto tra parola e realtà, distrutto alla fine dell’Ottocento.

Da diversi anni all’editoria tradizionale si sono andate affiancando, affermandosi sempre più, nuove tendenze che vedono internet (dai blog/siti specializzati ai vari social) come dinamico luogo di scritture: per quanto riguarda la poesia, la Rete può aiutare o al contrario ostacolare la diffusione dei libri di poesia?

Tutto dipende dall’uso. Come ho chiarito prima, internet in questo momento non si presenta come una palestra, perché nella maggior parte dei casi diventa unicamente un mezzo di autopromozione, quasi sempre al riparo da ogni critica. La Rete può aiutare a diffondere, ma anche a confondere.

Che consigli darebbe a un/a autore/autrice che volesse pubblicare un proprio libro di poesia?

In primo luogo, consiglierei di leggere, leggere, leggere poesia contemporanea, leggere i classici, leggere i grandi autori di ogni tempo e di ogni cultura; in secondo luogo di liberarsi dall’eredità novecentesca pseudoromantica, pseudoavanguardista, pseudoermetica, tendenze sempre in agguato; in terzo luogo occorre impadronirsi degli strumenti del verso (metrica in primo luogo, perché il verso libero non autorizza ad andare a capo ogni tanto); formarsi una vastissima cultura che permetta di ampliare il proprio orizzonte conoscitivo; infine far leggere il testo scritto e accettare criticamente i suggerimenti.

 

Giuliano Ladolfi (1949), laureato in Lettere all’Università Cattolica di Milano con una tesi di pedagogia, ha diretto nove istituti di scuola secondaria superiore. Ha pubblicato quattro raccolte di poesia. Nel 1996 ha fondato la rivista di poesia, critica e letteratura «Atelier», sulla quale ha pubblicato più di cento saggi e che è diventata il punto di riferimento del dibattito nazionale. Si è occupato in modo particolare di poesia del Novecento con 30 monografie che hanno cambiato la critica letteraria italiana. Per le edizioni di Atelier ha curato L’opera comune, antologia di 17 poeti nati negli Anni Settanta (1999); per Interlinea di Novara ha pubblicato 15 studi, tra cui Per un’interpretazione del Decadentismo, Guido Gozzano Postmoderno e il saggio di estetica Per un nuovo umanesimo letterario, in cui ha espresso concezioni che stanno rivoluzionando il mondo della poesia e dell’arte contemporanea. Nel 2015 ha pubblicato il lavoro di saggistica La poesia del Novecento: dalla fuga alla ricerca della realtà (5 tomi). Suoi saggi sono apparsi su quasi tutte le più importanti riviste culturali italiane e straniere. È giornalista; collabora con la pagina della cultura del quotidiano Avvenire e ha diretto il mensile Noi. Per AltitaliaTV ha curato per dieci anni diverse rubriche televisive. Ha fondato e dirige a Borgomanero (No) nel 1988 il Centro Culturale “Don Pietro Bernini”e l’Università per la Terza Età. Nell’ottobre 2010 con Giulio Greco ha fondato la casa editrice “Giuliano Ladolfi editore s.r.l.”. È organizzatore e relatore di numerosi convegni letterari di rilevanza nazionale e internazionale. È stato docente in otto master per l’abilitazione degli insegnanti delle scuole superiori italiane. È stato docente a contratto alla Scuola Interateneo di Specializzazione per la Formazione degli Insegnanti della Scuola Secondaria SIS delle università statali di Vercelli e di Torino, dove ha insegnato Elementi di Sociolinguistica e Dialettologia. Attualmente è titolare di due cattedre a livello universitario di Pedagogia e Didattica di Storia dell’Arte e di Tecniche di scrittura all’Accademia delle Belle Arti di Novara. Vasta eco ha suscitato in Spagna la sua opera su Francisco Goya, profeta della crisi della cultura occidentale con uno studio sui Capricci (1997).

La rubrica “Scaffale poesia: editori a confronto” è a cura di  Silvia Rosa

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