SCAFFALE POESIA: EDITORI A CONFRONTO
VIII PUNTATA

Arcipelago itaca

 

Può raccontarci brevemente la storia di Arcipelago itaca e quali sono, a suo giudizio, le peculiarità che la differenziano dalle altre case editrici?

Il nome / marchio “Arcipelago itaca” cominciò a circolare in rete nel 2010, quando decisi di creare una pubblicazione quadrimestrale che aveva lo scopo di far conoscere, in particolar modo, le più recenti tendenze della poesia contemporanea. Si trattava, e si tratta ancora, di un vero e proprio magazine. Oggi il nome di questa pubblicazione è Arcipelago itaca blo-mag, e si può scaricare dal web o ricevere come allegato a una email, a titolo gratuito.
Nel febbraio 2015 “Arcipelago itaca” divenne anche il nome della casa editrice, che nacque con l’obiettivo di occuparsi esclusivamente di poesia e di critica della poesia contemporanea. Intorno a questo progetto si riunirono, e si stanno tuttora riunendo, a formare la Redazione e l’insieme dei Responsabili delle varie collane, autori, critici, traduttori ed esperti delle molteplici modalità espressive che caratterizzano la più attuale contemporaneità poetica nostrana. Oltre al sottoscritto, oggi il gruppo di lavoro è composto da: Alessio Alessandrini, Mauro Barbetti, Manuel Cohen, Martina Daraio, Renata Morresi, Barbara Pumhoesel, Paolo Steffan e, l’ultimo arrivato, Salvatore Ritrovato.
Tale organizzazione si traduce nella presenza di sette collane: LACUSTRINE, che accoglie soprattutto lavori vicini all’ambito della cosiddetta poesia – o scrittura – di ricerca; MARI INTERNI, che ospita in particolare testi di poesia più tradizionalmente lirica; ISTMI, collana di traduzioni in italiano di opere in versi di autori stranieri; ESTUARI, giovane e nuova poesia italiana; VERSANTI, opere di poesia con riproduzioni di immagini e antologie varie; IL MARE “SALVATO DAI RAGAZZINI”, la poesia dei prosatori e MAREE, critica della poesia; a queste se ne aggiungeranno a breve altre due: SORGIVA, riedizioni di volumi di poesia e altre produzioni speciali, e con un nome ancora da definire, una collana di autoantologie: opere in versi di autori noti. “Arcipelago itaca” persegue la finalità di testimoniare al meglio, per quanto è e sarà possibile, il grande fermento che connota la poesia italiana di questo inizio di terzo millennio. L’ultimo aspetto appena evidenziato è, forse, la principale peculiarità rappresentata dal progetto editoriale di “Arcipelago itaca”.

Quali sono le difficoltà che una casa editrice che si occupa di poesia incontra oggi?

Alcuni recenti dati ufficiali dichiarano che l’incidenza delle vendite dei titoli di poesia, sul totale delle vendite delle pubblicazioni annuali italiane (siano queste le tradizionali cartacee che gli ebook, formula, quest’ultima, che non ha mai veramente attecchito in Italia), si attesta tra lo 0,5 e l’1%. Tale livello di marginalità nel contesto globale del mercato fa sì che la principale difficoltà di un editore di poesia sia rappresentata dalla sostanziale impossibilità di entrare a far parte del tradizionale sistema distributivo nazionale. Questo sistema, basato sulla dinamica del conto deposito con rese e saldi periodici, oltre a essere “fuori dal mondo” rispetto a ciò che accade in tutti gli altri settori del commercio, risulta infatti inadeguato a garantire nelle librerie italiane cosiddette indipendenti la presenza di titoli di autori di poesia in generale e, in particolare, di quelli ancora poco noti e pubblicati dai medi e piccoli editori. Lo spostamento delle vendite dei titoli di poesia sul web è, oggi, la principale conseguenza (e direi, anche, la risposta necessaria) rispetto a quanto appena descritto.

Potrebbe enunciare i criteri di scelta a cui vi attenete per le pubblicazioni di poesia? C’è uno stile che è prediletto più di altri?

Le scelte sono del tutto delegate ai Responsabili delle collane che, di volta in volta, sulla base delle proprie personali esperienze, sensibilità e, aggiungerei, “specializzazioni”, portano un’opera già selezionata o scelgono tra le proposte che pervengono spontaneamente in Redazione. Capita anche che una proposta di un’opera da pubblicare sia valutata da più membri della Redazione. Va in ogni caso sottolineato che a oggi sono sensibilmente di più le proposte alle quali abbiamo risposto «no, grazie» rispetto a quelle poi date alle stampe. Ricordo, infine, che ogni anno “Arcipelago itaca” bandisce un Premio tramite il quale seleziona opere inedite da pubblicare, poi, l’anno successivo. In considerazione di quanto in precedenza enunciato a proposito della principale finalità della casa editrice (cioè «testimoniare, per quanto è e sarà possibile al meglio, il grande fermento che sta connotando la poesia italiana di questo inizio di terzo millennio») direi che non esiste un stile prediletto più di altri. Resta ovviamente inteso che ciascuno dei membri della Redazione di “Arcipelago itaca” è parte attiva del relativo Gruppo di lavoro, proprio in quanto ritenuto in grado di vagliare le più interessanti proposte di pubblicazione di opere in versi da trasformare poi in veri e propri libri. Essendo la Redazione composta da uomini e donne per natura fallaci, siamo altresì coscienti che abbiamo probabilmente già commesso, o commetteremo, degli errori e che, magari, ci siamo già lasciati sfuggire anche qualche interessante opportunità.

Quali sono i titoli più venduti e le/gli autrici/autori più amati del vostro catalogo di poesia? Ha qualche aneddoto da raccontarci in merito a qualche titolo, a cui Lei è particolarmente legato?

I titoli che abbiamo venduto di più, tra i circa cinquanta da noi pubblicati in più di tre anni di attività, sono di certo quelli degli autori più noti: nella fattispecie, direi soprattutto Strettoie di Marco Giovenale, Tecnica di sopravvivenza per l’Occidente che affonda di Giovanna Frene e l’opera speciale Sei nessuno anche tu?  curata da Renata Morresi, con poesie di Emily Dickinson e immagini di Mario Giacomelli. Gli aneddoti da raccontare sarebbero davvero molti e, probabilmente, ce ne sarebbero di meritevoli da menzionare nel caso di ognuno dei titoli da noi prodotti. In generale, sottolineerei il fatto che dietro a ogni volume dato alle stampe c’è sempre stato il piccolo “miracolo” di un incontro.

Secondo Lei, è corretto affermare che in Italia la poesia non susciti interesse, venda poco e sia in crisi, come spesso si legge e si sente dire?

Abbiamo detto che la poesia si vende poco. Questo aspetto – anche se inconfutabile – non può e non deve farci affermare che questa stessa forma di espressione artistica non susciti più alcun interesse. A mio modo di vedere, infatti, molta della poesia che oggi viene prodotta incontra i propri lettori prima di tutto tramite la rete piuttosto che, come è accaduto fino alla prima metà degli anni Novanta, tramite l’atto di acquisto di un volume cartaceo. Ciò è certamente positivo, in generale, per la prima diffusione di un’opera o della conoscenza di un autore/un’autrice e per la velocità con cui questa stessa prima diffusione avviene. Altro e più complesso discorso è quello che riguarda la fruizione approfondita di un percorso di ricerca in versi, che va certamente oltre i testi che possono essere pubblicati, direttamente letti o commentati nei vari “luoghi” più o meno deputati della rete.

La poesia continua a rispondere ai bisogni dell’Uomo, nonostante le trasformazioni a cui la società è andata incontro e gli spazi pubblici sempre più esigui a essa dedicati?

Direi di sì. Sono certo che i potenziali appassionati di poesia, seppur distratti da dinamiche sempre più finalizzate al consumo di “tutto e subito”, siano ancora molti e non disposti a rinunciare a quel dialogo con la vita ‒ intimo, sussurrato e potente al tempo stesso ‒ che la vera poesia innesca. La sfida reale è come intercettarli e soprattutto come incontrare chi sarebbe disposto a frequentare la poesia senza necessariamente, però, scriverla.

Cosa si potrebbe eventualmente fare per incrementare l’attenzione del pubblico e incentivarlo a leggere più poesia?

Come ho avuto modo di affermare in altre sedi, un processo di rilancio della fruizione della poesia (maggiore, più corretta e, perché no, volta a sviluppare una vera e propria, sincera, passione), non può prescindere dallo spazio che viene dato alla conoscenza di questa forma di espressione artistica negli ambiti istituzionali. Mi riferisco, qui, alla scuola dell’obbligo, alle biblioteche e agli altri enti pubblici a questi assimilabili. Sarebbe troppo complesso trattare di questo argomento qui, ora, nello spazio di un’intervista che affronta anche altri, vasti e differenti temi. Credo che sia necessario parlare di interventi cosiddetti strutturali da effettuare a favore dei più giovani e volti a recuperare una situazione che definirei ormai da tempo critica: ho provocatoriamente parlato, in altre occasioni, della necessità che la “Poesia” diventi quanto prima e quanto più possibile una materia di studio a sé stante.

Da diversi anni all’editoria tradizionale si sono andate affiancando, affermandosi sempre più, nuove tendenze che vedono internet (dai blog/siti specializzati ai vari social) come dinamico luogo di scritture: per quanto riguarda la poesia, la Rete può aiutare o al contrario ostacolare la diffusione dei libri di poesia?

Penso che per i vari blog o siti internet che si occupano oggi di poesia (tutti assolutamente necessari e alcuni davvero di altissimo livello) sia ormai giunto il momento di trasformare sempre più i propri interventi sui libri e sugli autori proposti in veri e propri inviti alla lettura approfondita di questi stessi. Penso che le selezioni di testi o le recensioni che sono abitualmente pubblicate (utili, su questo non c’è alcun dubbio) debbano essere sempre più corredate da suggerimenti precisi sulle vere e proprie chiavi di lettura delle opere proposte/promosse; opere proposte/promosse che andrebbero incontrate nella loro interezza. Sono cosciente che il suggerimento fornito è probabilmente un po’ “fumoso” e, comunque, non di semplice attuazione. Provo a spiegarmi meglio, offrendo un esempio il più concreto possibile: sono ancora tantissimi coloro che, da me direttamente interpellati, dichiarano di essersi fatti l’idea precisa di un volume o della recente opera in versi di un autore, grazie alla sola lettura di una minima selezione di testi o di una sintetica recensione apparsa online. Per questi, la lettura del relativo libro sembra non essere necessaria. È palese che quanto fin qui dichiarato non riguarda le proposte di autori di poesia assolutamente inediti.

Che consigli darebbe a un/a autore/autrice che volesse pubblicare un proprio libro di poesia?

Sempre: anche se oggi può sembrare facile pubblicare un proprio libro di versi, di non avere fretta di farlo; di continuare a lavorare ai propri testi fino al limite della maniacalità; di leggere, leggere, leggere e ancora leggere altri autori, anche lontani dai propri gusti personali; di confrontarsi, laddove possibile, in primis con altri autori, magari più esperti, piuttosto che con degli editori.

 

Danilo Mandolini (1965) è nato ad Osimo (AN), dove vive. Ha pubblicato, in versi: Diario di bagagli e di parole (1993), Una misura incolmabile (1995), L’anima del ghiaccio (1997), Sul viso umano (2001), La distanza da compiere (2004), Radici e rami (2007), A ritroso (2013), che raccoglie un nucleo di inediti e ‒ per ampi tratti rivisitata ‒ anche una vasta selezione di testi da tutta la precedente produzione, e Anamorfiche (2018). Sue poesie e suoi racconti brevi sono apparsi in antologie, riviste e blog letterari. La sua opera in versi ha ottenuto riconoscimenti in numerosi Premi letterari italiani. Nel 2010 ha ideato e iniziato a curare “Arcipelago itaca”: un progetto di diffusione della poesia contemporanea e non solo, che nel frattempo è divenuto anche casa editrice, di cui è titolare e responsabile di alcune collane.

 

La rubrica “Scaffale poesia: editori a confronto” è a cura di Silvia Rosa 

 

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