Dalla prefazione di Gabriella Montanari

Interioranna si apre con una duplice dedica, a lei che esiste nel mondo e a lui che esiste in lei. Continua con parole della futura mamma, parole dell’impaziente papà e versi diamelia Rosselli, poetessa che non conobbe la maternità. Sono già qui gli ingredienti base della raccolta. Una donna che è tutte le donne e tutte le madri, pur non assomigliando a nessuna di loro. Il suo corpo, dal ventre ai capelli, dal tessuto osseo ai piedi, è un concerto di organi, un golfo mistico che, nella gravidanza uterina, consente agli strumenti di accordarsi in vista dell’orchestrazione finale. La celebrazione della sillaba-suono e lo sposalizio tra parola e musica sono memori della fusione tentata dalla Rosselli, studiosa anche di etnomusicologia e composizione, tra l’uso della lingua e l’universalismo della musica. Si diceva di Anna, tutte le donne e nessuna. Anna che è l’amata, erede di una lunga tradizione poetica ed emblema della sua evoluzione. Dalla diafana Beatrice all’allegorica Laura, passando perla terrena e sensuale Fiammetta, senza mai diventare Silvia, simbolo della morte della giovinezza e delle speranze. La musa del poeta torna ad avere un nome ben scandito, disegnato con l’inchiostro e inneggiato al pari della sua bellezza fisica, delle sue virtù e dei suoi talenti. Anna è Madonna, mea domina, mia signora, madame. Un titolo d’onore un tempo attribuito alla donna rispettabile, oggi riservato alla madre di cristo. E Ruscio è uno stilnovista postmoderno che arricchisce di carne, sangue, pelle e nervi la donna eterea e angelica dell’Alighieri, di Guinizzelli e di Cavalcanti. Anna, incarnazione della femminilità d’animo e d’aspetto, è intermediaria tra il poeta e l’essenza dell’amore, tra l’orgasmo e l’estasi, tra la creatività e la creazione. E ci vuole nobiltà d’animo per amare in maniera così totale, occorre un cuore gentile per sfiorare sia il corpo che lo spirito di una donna con la stessa delicatezza, con la medesima devozione. […] Il poeta assolutizza Anna in archetipo della donna-compagna-amante-madre-artista. Il simbolo dell’amore che si nutre di se stesso per emanare, concepire e partorire altro amore. Il miracolo del sentimento ricambiato genera altri miracoli, fa germogliare il seme danzante. Ci troviamo al cospetto di una laica trinità dei nostri giorni con al centro il figlio dell’Uomo e della Donna. Un bambino-messia che si appresta a venire al mondo per portare la buona novella: la coppia, attraverso il suo frutto, non si frantuma, ma diventa una e trina. […] Il corpo di Anna è fisico e mistico, ma anche mitico. Racchiude in sé la sacralità dell’unione intima, e primordiale, tra l’essere umano e la natura, entrambi parte dell’inesaustibile ciclo di nascita, morte e rinnovamento. […] L’amore dentro l’amore, la carne dentro la carne: la maternità è un non-luogo, un altrove in cui la sostanza muta mantenendosi intatta. La rinascita è passaggio dalla vita alla vita. Una primavera lunga nove mesi. Nel grembo germoglia l’attesa dei bruchi. Nel liquido amniotico si tira la somma interiore di tutti gli elementi esterni. La sorgente del sole è nella terra uterina, nel buio che accelera la germinazione. […] In quel passaggio dalle doglie alle soglie della felicità prende fiato il primo vagito, la prima nota, il primo do di petto. I fischi e i trilli, i cigolii e pigolii ora sono umani. Dopo l’annunciazione, avvenuta in uno studio freddo, la Rivelazione rompe il silenzio attraverso la voce, strumento senza lingua. Adagio adagio. Ha inizio la danza del seme fattosi fiore.

 

Da Interioranna (Algra Edizioni, 2017)

Orientiamo l’antenna.
Il nostro corpo, l’antenna.
I piedi riscoperti radici
millenarie, glissati nei trilli
dell’estasi maggiore. E queste
dita, lucciole di mare
spiegate al vibrato, saranno
la rotta nella volta del carro,
tremolio metropolitano.

*

Ci hanno scuciti, ma mai
separati abbastanza.
ci hanno trucidati, ma mai depredati
abbastanza. ci hanno affranto
eppure proprio noi fianco
a fianco
siamo il mondo rubato
al polifonico verso: universo bifronte.

*

Finirà per riannodarsi
questo inverso ricadere
delle macchie e della seta, sancirà
il punto della freccia, scoccherà
la punta di spina della rosa,
ridisciolta, a cagione della sera.

*

Organi utilizzati per la battaglia,
per la riproduzione, natura
contro natura.
Siate i benvenuti dentro lei.
I bentrovati qua fuori.
E che le vostre voci oscure
rifacciano l’eco alla luce
assoluta che ci emerse
dall’osso sacro
dal boato, dalla stirpe.

*

Inizia qui la discesa sconfinata
nel vortice sublime. Inizia qui
il sedimento lacerato, la radice
insanguinata, il viaggio
della linfa e della foglia. inizia qui
l’ancoraggio alle interiora, lo schianto
dentro al gorgo, la muta
nella tana,
separando da sé
il serpente dell’incontro.

 

Gianni Ruscio nasce a Roma il 7 dicembre 1984, dove vive tuttora. Ama il buon cibo l’arrampicata e la vela. Musicoterapista, insegnante e, da poco, un papà felicissimo. Pubblica il suo primo libro di poesie a 23 anni. Ha pubblicato in seguito Nostra opera è mescolare intimità – Tempo al libro, 2011; Hai bussato? – AlterEgo, 2014 (prefazione di Roberto Gigliucci); Respira – Ensemble, 2016 (menzionato al Premio Montano e vincitore del Premio LCE); Interioranna – Algra, 2017 (prefazione di Gabriella Montanari, segnalato al Premio Montano 2017 e vincitore del Premio LCE); Proliferazioni – Eretica, 2018 (prefazione di Sonia Caporossi, segnalato al Montano 2018).

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