“La poesia di Piero Simon Ostan rappresenta indubbiamente una novità nel panorama della poesia giovanile contemporanea. E ciò soprattutto per due elementi. Il primo, perché si tratta di un modo di poetare “in presa diretta”, su ciò che accade hic et nunc, che “obbliga” a diventare poetici elementi spesso assillanti della vita quotidiana, come il parcheggio dell’auto, il semaforo, i moduli da riempire, i prosaici colloqui per un improbabile posto di lavoro e così via.  Nel contempo, e qui è la seconda novità, la sua poesia s’infarcisce di versi in dialetto (il veneto urbano di Portogruaro e dintorni) adoperato però non con intenti folclorici o di recupero della memoria collettiva (il passato di Piero è sovente un passato prossimo, più che un passato remoto, vuoi per la giovine età, vuoi per la sua preparazione culturale), e neppure come contrasto, poichè il passaggio, anche in uno stesso testo, dalla lingua al dialetto, avviene in maniera naturale, come se non potesse la poesia, in quel momento, che operare quella svolta (“Ordinerò al mio ottico/ di fiducia/ lenti a contatto/ par vardar el scuro…”); e la riprova è quando egli procede con moto inverso, ossia dal dialetto all’italiano […].
E lo stesso lessico viene ad essere condizionato dal suo gesto poetico: sia nel dialetto, che nella lingua ufficiale. Come esempio del primo, si veda una parola semplice ed efficace sul piano espressivo, pastrociarse, un verbo infinito e riflessivo ad indicare un azione non conclusa, una possibilità di coinvolgere tutti in questa situazione, un pastrociarse collettivo, rivolto non solo a chi in prima persona “gioca” con le parole, cioè il poeta, ma anche a chi, sfogliando quelle pagine, o ascoltandone i suoni live, ne rimane impiastricciato. […] Non meno interessante è l’analisi del lessico adoperato nei versi in italiano. Qui una parte è occupato dai termini mutati dall’informatica (es: internet, e- mail, esse emme esse, windows, computer, schermo etc.), e il poeta che salta in mente è Vincenzo Della Mea, che con la silloge Algoritmi ci ha offerto un riuscito tentativo di coniugare poesia e informatica, tuttavia, quello che distingue Simone Ostan dal suo più famoso collega, è forse l’uso più ironico della materia […].
Forse il pericolo che corre la sua poesia è di rimanere troppo ancorata alla contingenza, e quindi fra qualche anno di andare “fuori tempo”, considerati i veloci cambiamenti della nostra civiltà, che faranno emergere altre problematiche, magari non ancora prevedibili, e che liquideranno precocemente quelle attuali (“Serve essere pronti a scrivere/ sotto tutti i governi” dicono i versi di Andrea Temporelli, citato dal nostro poeta). Tuttavia, con questa sua opera d’esordio, Piero Simon Ostan dimostra ampiamente di non essere un “precario” della penna, un poeta “part- time”, ma di essere già “entrato in ruolo” nel mondo della poesia, assunto fra quelli in grado di cogliere letterariamente ogni più piccolo mutamento della condizione umana.”

Tratto dalla prefazione a Il salto del salvavita (Campanotto Editore 2006) a cura di Giacomo Vit.

Poesie tratte da Il salto del salvavita (Campanotto Editore 2006)

NOTTURNO #2

Tiro dritto fino al mare
dopo stanotte
tiro dritto fino al mare
stamattina presto,
finito il lavoro
me ride le ongie1
non lo spreco questo giorno,
non lo spreco!

È 60 all’ora la velocità adeguata
Anti – infallibile auto – velox
più facile da vedere dei vigili
sconti drio la scusa:2
“Questo è il nostro lavoro”.

Tiro dritto fino al mare
dopo stanotte
Tiro dritto fino al mare

Che ale sie de matina3
li frego mi quei dei4
tre euro e del loro
parcheggioautorizzatochedeclinaogniresponsabilitàincasodifurto

Tiro dritto fino al mare
dopo stanotte
Tiro dritto fino al mare

A rincurar i quatro sugamani5
e il tavolin6
lasciati sulla sabbia
dove nonna mi preparava la notte
nelle ore di giugno
quando il sole bolliva
era un sonno che sapeva
di marmellata
e nutella
quela che me paparòta7
dei e boca8

Proprio non li immagino i sogni di allora!
Ma so quelli di adesso
di chi aveva mani grosse di lavoro e orto
e ha insegnato di vivere di morire.

Xe che… saria da tignirli ben9
i nostri quatro osi10
ben oliati con
manutenzioni regolari
come nastro trasportatore di fabbrica.

Xe che… 11 si dimenticano
sempre di consegnare
la garanzia
e tante volte no xe tochi12
de13 ricambio…

Tiro dritto fino al mare
dopo stanotte
tiro dritto fino al mare
stamattina presto
finito il lavoro
me ride le ongie14
non lo spreco questo giorno
non lo spreco!

Note:

1 Mi ridono le unghie   2 Nascosti dietro la scusa   3 Che alle sei del mattino   4 Li frego io quelli dei   5 A raccogliere i quattro asciugamani   6 E il tavolino   7 Quella che mi pasticcia   8 Dita e bocca   9 è che… bisognerebbe tenerle bene   10 Le nostre quattro ossa   11 è che…   12 E tante volte non ci sono pezzi   13 Di   14 Mi ridono le unghie

***

ON OFF

On.
Stand By.
Riavviare.
Spegnere.
Il programma non risponde: ctrl+alt+canc
il pc, alla fine, porta sempre a casa la pelle.
Servono memorie    capienti     per
salvare fife* prima del temporale.
Inventariare in ordine alfabetico
allegando foto epilettiche scattate
con vigili macchine digitali.

*fife= paure (non è un errore di battitura)1

Ormai compro
carne in scatola in vantagiosa
offerta all’ipermercato, da pagare
con carte di credito:
– digitare il codice -.
La poltiglia che ho in bocca
fiaccherà per bene lo stomaco,
mi aiuto con acqua
dalle introverse particelle di sodio
ruttando riverso sul divano
rincretinito
dal servizio sulle temperature
medie stagionali
aspetto il mio turn di notte.

Incancrenisco gli
organi interni
con ciucci fumanti
sbadigliando alito
puzzolente.
è al 100%
il download dell’ultimo antivirus.

Devo accudire
i miei istinti,
tenerli buoni
fino al caricamento
del gioco di guerra
dalla grafica iperrealistica
evitando
il salto del salvavita.

Note:

1 è un verso che è parte integrante del componimento.

***

VIAGGIO N°1

In valigia ci infilo sempre più cose di quelle che servono
el pie de sora1 devo mettercelo per forza
se voglio chiudere la cerniera,
che si blocca puntualmente nel mezzo…
Se provi a rovistarci dentro, tra màie e camise calde2
di ferro da stiro, farà capolino
la coperta di Linus:
el me caro cusìn3 fatto di piume del sonno
dove sprofondarci la stanchezza delle giunture del ginocchio
e poi, i calseti sbusi e le mudande4 dal lunedì alla domenica.
Alla rinfusa, fracae tai busi vodi5
tutte le lettere dalla A alla Zeta per formarci le parole
dei me bei discorsi6
e… un rasoio d’Occam per tagliare i ragionamenti.
Mi sono ricordato anche un occhio di riguardo di riserva.
Invece del solito noioso souvenir polveroso te portarò casa7
la faccia del bambino dagli occhi stropicciati.
Poi, in profumeria, annuserò tutti gli odori dai flaconcini campione
e comprerò quello che sa di mare aperto.
Nel beauty-case, oltre ai cotton fioc
trovi anche una pulce all’orecchio
per farmi presente di masterizzare un cd con l’accento
dei linguaggi e l’accordo dissonante
della strada costiera, o le me savate che strussa8 e il letto
che cigola, il clacson e lo scooter dalla marmitta elaborata
e il tuo orgasmoh…
o la scia della nave o la poesia o la poesia o la poesia.
Sempre nel beauty – case ho i trucchi del mestiere
anche tutto l’occorrente per l’igiene orale,
assieme al dentifricio e al filo interdentale
un collutorio scioglilingua.
Se te vardi benon, lì dele braghe curte,9
ci sono quattro o cinque maschere
solo quelle che mi stanno bene:
Xe quela da putel10
Xe quela da persona perbene,
da ragazzo intelligente
e quela malinconica, adatta per il ritorno
quela da imbecille e da isterico
stavolta la laso casa.11
Nella scatoletta delle medicine
metto solo le pastiglie per l’ispirazione
ed uno sciroppo per digerire
eventuali bocconi amari.
Eccola lì che mi aspetta una bella cassa d’ansia
e la borsetta con le angosce.
Impacchetterò tutti i visi nella scatola toracica a sinistra, imbucherò la cartolina con posta prioritaria
e pensierini intelligenti.

Note:

1 Il piede sopra   2 Maglie e camice   3 Cuscino   4 Calzini bucati e le mutande   5 Premuti nei buchi vuoti  6 Dei miei bei discorsi   7 Invece del solito noioso souvenir polveroso ti poeterò a casa   8 Le mie ciabatte che strusciano   9 Se guardi bene vicino ai pantaloncini corti   10 C’è quella da bambino   11 Stavolta la lascio a casa

Piero Simon Ostan è nato nel 1979 a Portogruaro, dove vive. Nell’ottobre 2006 pubblica la sua silloge d’esordio Il salto del salvavita (Campanotto Editore 2006). Nel 2011 pubblica il suo secondo libro Pieghevole per pendolare precario (Le Voci della Luna, Sasso Marconi). Fa parte dell’Associazione Culturale Porto dei Benandanti di Portogruaro con la quale organizza eventi culturali come il “Piccolo festival di poesia: “Notturni Di_Versi” e “Orchestrazione”. È insegnante di lettere nelle scuole medie.

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