Poesia del nostro tempo presenta l’Archivio virtuale de L’Italia a pezzi. Antologia dei poeti italiani in dialetto e in altre lingue minoritarie.
Giuseppe Rosato è nato a Lanciano (CH) nel 1932. Autore di lungo corso, ha animato la scena letteraria co-dirigendo le riviste «Dimensioni» (1958-1974) e «Questarte» (1977-1986), occupandosi inoltre di critica d’arte e co-fondando uno tra i più prestigiosi premi riservati alla poesia neodialettale: il Premio Nazionale “Lanciano” (poi, Premio “Mario Sansone”) nel 1966. Ha pubblicato più libri di versi in lingua, a partire da L’acqua felice (Schwarz, Milano 1957), e poi, tra gli altri, L’inganno della luce (Book, Bologna 2002); La vergogna del mondo (Manni, San Cesario 2003); Di questa storia che declina (Manni, San Cesario 2005); L’inguardabile vero (Tracce, Pescara 2005); La traccia di beltà (Noubs, Chieti 2008); La distanza, (BooK, Ro Ferrarese 2010). Ha scritto numerosi libri in prosa, ed è inserito in molte antologie, da La giovane poesia curata da E. Falqui (Ed. Colombo, Roma 1956) a Via Terra. Antologia di poesia neodialettale (a cura di A. Serrao, Campanotto, Paisan di Prato 1992). In dialetto ha pubblicato i seguenti volumi: La cajola d’ore (Cooperativa Editoriale Tipografica, Lanciano 1956); Ecche lu fredde (Riccitelli, Pescara 1986); Ugn’addó (Grafica Campioli, Monterotondo 1991); L’ùtema lune (Mobydick, Faenza 2002); E mò stém’ accuscì (Il Quartino, Torino 2003); La ’ddòre de la neve (Interlinea, Novara 2006); Lu scure che s’attònne 1990-2007 (Raffaelli, Rimini 2009); La néve (Carabba, Lanciano 2010); Le cose dell’assenze (Book, Ro Ferrarese 2012); È tempe (Raffaelli, Rimini 2003).
 
da La nève
L’Ùtema nève, l’ùterne. Dumane
L’Ùtema néve, l’ùterne. Dumane
sbarejèje le nùvele e dapò
se n’areparle chi sa quande. Quante
n’ha da passà’ de tempe
prime d’arevedé’ da la marine
le paparùzze a sàje’,
lu ciele che s’accùpe, e po’ s’a-àpre
la nenguènte. Ma s’hà da remmurì’
prime ugne luce de l’estate, tutte
s’ha da ’ssudì’ le voce, a une a une,
ch’arijèmpie le jurne de parole.
L’ultima neve, l’ultima. Domani.// L’ultima neve, l’ultima. Domani / svarieranno le nuvole e dopo / se ne riparlerà chissà quando. Quanto / ne dovrà passare di tempo / prima che si rivedano salire / i nuvoloni dalla marina, / il cielo che s’incupisce, e poi si apre / la nevicata. Ma si dovrà spegnere / prima ogni luce dell’estate, tutte / si dovranno assodare le voci, ad una ad una, / che riempiono i giorni di parole.

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