Nati negli anni Ottanta è un progetto a lungo termine che ha l’intento di riassumere e catalogare le esperienze poetiche individuali o collettive portate avanti da autori nati in Italia tra il 1980 e il 1989. Si tratta di poeti cresciuti letterariamente in ambiti e contesti diversi e dunque legati spesso a modi di intendere il discorso in versi del tutto differenti. Per segnalare i libri dei poeti nati negli Ottanta scrivete sul form di contatto.

 

Gabriele Borgna (Savona, 1982) vive a Porto Maurizio (Imperia). Suoi testi sono presenti su siti letterari e riviste e ha ottenuto premi e riconoscimenti in numerosi concorsi letterari nazionali e internazionali  per la poesia edita e inedita. È del 2017 la sua silloge d’esordio Artigianato Sentimentale edito da Puntoacapo Editrice con  prefazione di Giuseppe Conte. E’ parte con un proprie opere in diverse antologie tra le quali “Riflessi di Liguria” a cura di Carlo Giorgetti (La Vita Felice, Milano), raccolta di inediti delle più importanti voci liguri contemporanee e del quaderno “Poeti per Genova” curato da Elio Grasso (WordPress.com) e dedicato alla tragedia del ponte Morandi che raccoglie poesie dei maggiori autori italiani. Nel 2019 “Artigianato Sentimentale” è stato incluso nel catalogo  della Biblioteca della Fondazione Mario Novaro di Genova.

 

 

A CA’ DE JOSE
(au Portu)

Sdraiamoci nel ventre di questa cesta
d’aspra terra, dove i nostri amori
in bianco e nero dormono ancora
senza respiro, senza passare.
Lo senti l’odore del silenzio?
Esso ti ascolta. E tutto di te
scopre ed impara accovacciato,
baro nascosto
tra l’agave e il rosmarino.
Attraverso nuvole
cariche d’incognite la natura ci parla
dentro agli occhi, scrivendo il cielo
con rondini e ideogrammi.
Aiutami a impiccare ogni
singola afflizione ai fili
delle stese, educate all’inchino
duro dalla tramontana.
Riportami per mano
agli albori dei sogni di sabbia
quando respirando con lentezza il mare
ci promettemmo salsedine a vita…

 

 

***

 

 

MASCHI

Nel grigio spento di carta e tabacco
tra le gambe di una piazza svenuta
origlio il canto delle palme
intonato da un refolo sottile,
fugace gloria di un’estate
nata già morta di troppo autunno.
Mi mancano le tue braccia tese
prima dell’abbraccio, le nostre piante
nude sull’erba piegata, gli inverni
trascorsi masticando desideri…
Mai più la mia virilità
si è così fieramente
snudata come nel cameratesco
pisciare contro i muretti
a secco durante quelle struggenti
passeggiate di tarda primavera…

 

 

***

 

 

TRAMONTO

Resti umani appesi a una finestra
che seguono distratti la piena del mondo.
Tra avanzi di lucidità mi riconosco.
Per me, non è più tempo di credere ai miracoli
né all’ultima ora, che salva e redime.
Una siffatta verità è l’anticamera della polvere.
Però la morte non pretende verità, ma vita.

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