Forse noi no, ma lo sanno i nostri corpi
della violenza imposta su di tutti
lo sa bene la pelle
che si sfalda in mille croste
e le nostre colonne e le vertebre e i dischi
che tentano la fuga persino dalle ossa,
ne hanno forte percezione i nostri stomaci
bucati dagli acidi in eccesso
non esagerava il poeta* nell’esporre le sevizie,
la merda ingoiata per il piacere dei mostri.
Forse voi no, ma io so cosa compriamo
per mettere tutto a tacere,
come si usa la chimica
sulla coscienza dei corpi,
come spegniamo la luce ai bambini
quando hanno ancora gli occhi aperti.
(* Pier Paolo Pasolini, in Salò o le 120 giornate di Sodoma)

*
Da bambini giocavamo a calcio dappertutto
spostavamo persino siringhe
temendo unicamente di bucare il pallone
in campagna con Nico finivamo spesso
coi ginocchi insanguinati,
ma eravamo felici
il nostro gioco non poteva finire
ricordo Emanuele, lo stopper,
non era un fenomeno
se non nel tenere alto il morale di tutti
prendeva in giro anche il padre eterno
il fruttivendolo un giorno non l’aveva capito
così prese un peso da un chilo
e gli sfondò la testa
il gioco di Emanuele finì così
il nostro dura tutt’oggi
talvolta ancora sangue
ma non dalle ginocchia
certe volte, ancora oggi, siamo felici

*
Ma forse poi la storia non cammina, ruota,
niente si crea
niente si distrugge
tutto muta
vasto appare il cielo che sovrasta il mondo
e non c’è verso
ogni cosa alterna luce ed il suo inverso
ce ne stiamo soli
nel pieno della notte
a onorare la scintilla
molti insonni
molti matti
l’hanno fatto
altri ancora lo faranno
seguire tra le forze tutte
solo quella che ci spinge
lasciare nei fossili un’impronta
che poi il tempo finisce

*
I tagli sul corpo, gli sbagli,
i simboli incisi sulla pelle
un soffio solo ed era perso tutto
ci vuole coraggio e fortuna e forza
e qualcuno che ci aiuti      (sempre)
se dopo che sei nato
non sai nasconderti          (niente)

*
Non credo in un solo Dio
Padre onnipotente,
credo in un Dio solo,
amaramente stanco, impotente,
per tutte le offese visibili e invisibili;
per avere creduto in noi,
ciecamente.

Christian Tito (1975), scrittore e film maker, è nato a Taranto e risiede a Milano dove lavora come farmacista. Tra le sue pubblicazioni: Dell’essere umani (Manni, 2005); Tutti questi ossicini nel piatto (Zona, 2010); il romanzo epistolare scritto insieme a Luigi Di Ruscio Lettere dal mondo offeso (L’arcolaio, 2014); Ai nuovi nati (I fiori di torchio, 2016). È tra i fondatori e redattori del blog di poesia e arte contemporanea “perìgeion”.

 

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