Dalla prefazione di Anna Maria Curci

Questo volumetto, il quattordicesimo della collana “Aperilibri”, si articola come un vero e proprio poemetto in 31 quadri sulla Grande Vecchia, l’Europa, che ben poco ha in comune con la bellissima fanciulla del mito dal quale il continente trae il suo nome. Quel prefisso eu anteposto a nuca, dismessa la parentela con il significato nel greco antico, non sta più a indicare alcunché di benevolo, giacché esso non è che l’acronimo per European Union. La EU è l’Unione Europea che si è messa alle spalle, dietro la nuca dunque, solidarietà, casa comune, accoglienza, e che si è fatta marcescente amministratrice dei no, dei rifiuti e dei rigetti, degli schermi di carta, delle foglie di fico degli accordi su paletti e fogli di via. La veemenza del j’accuse di Patrizia Sardisco si coniuga efficacemente con un’espressione che fa tesoro di allitterazioni, assonanze, scarti e sostituzioni di lettere, cambio di vocali, prossimità di suono e diversità di significato. Si tratta di una forma poetica matura, nella quale il rischio dell’indulgere nel mero gioco linguistico è ampiamente scongiurato. Chi scrive ha infatti ben chiara la rotta da seguire e le trentun tappe di questo viaggio tra sbarramenti e tragedie oceaniche, piccolo cabotaggio burocratico e immane morte per mare, sono scandite, si snodano e incidono con dire sorvegliato e lampi frequenti di condensazione espressiva. […] C’è un invito esplicito che sale dai trentun quadri poetici di eu-nuca: «basterebbe voltarsi / per continuare a vivere / agire le parole scritte». Non volgiamo le spalle, non mostriamo la nuca all’Altro, all’interlocutore e pungolo della poesia.

 

Da eu-nuca (Edizioni Cofine, 2018)

 

#1

sorda e sazia
la Vecchia incontinente
occhieggia
le chiavi dei cassetti
dal suo salotto buono

edifica castelli di origami
in fibra di cotone
e filigrana

un riverbero algido
dagli ologrammi
opaco poco nitido
il suo lato sinistro

*

#4

paralleli infiniti il cielo appende
un pentagramma delle migrazioni
sui tetti delle case senza antenne
_ non c’è segnale, ognuno attende solo

monta le pietre, i muri a fermo immagine
contro il mare un sipario quotidiano
distesa all’attenzione fluttuante
una macchia di rosso sulla quiete

e il cielo inscena un foglio quasi bianco
un profondissimo disegno cieco

*

#15

l’occhio ai picchi ai grafici
la Vecchia incrocia ai ferri
corti
i diritti
rovesci, tarde filosofie
progetti
rigetti e gettatezza
a mano umana

a maglie larghe osserva
i punti
a lei preme la crescita
se la realtà sta ai grafici
la verità è futura

*

#23

l’identità procede
per subentranti accuse
di non essere
per negazione, per differenziazione

sottrarre per dividere
il calcolo di base di ogni imperio
ciò che non è dice sull’essere
ciò che deve esser detto
dal rovescio
sesso colore razza genere
calcio politica fede e religione
perfino
i giusti grassi dei giusti vegetali

*

#24

occorrerà convincere di essere
della giustezza della propria parte
della buona regia
_ che qui è lontano dal corpo dell’inferno
che non avrà le braccia mai l’inferno
o gambe o mani
o dita lunghe e l’ombra
di nessun onta, né accusa né rivendicazione _
occorre stare calmi e usare
calme e diplomatiche parole
lasciar sbollire il mare
prendere tempo
tenere stretto il largo
resistere e diffondere la voce
che quello nella culla
è il cuore giusto del tempo antropizzato
il resto è contingenza necessaria
l’acido sanatorio della storia

 

Patrizia Sardisco è nata a Monreale, dove vive. Laureata in Psicologia, specializzata in Didattica Speciale, lavora in un Liceo di Palermo. Scrive in lingua italiana e in dialetto siciliano. Sue liriche e alcuni racconti brevi compaiono in antologie, riviste e blog letterari. Nel 2016 è stata pubblicata la sua raccolta poetica Crivu, prima classificata al premio “Città di Marineo”. Nel 2018 si è classificata al 2° posto al Premio città di Ischitella – Pietro Giannone con la raccolta inedita di poesie in dialetto Ferri vruricati (arnesi sepolti).

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