Dalla presentazione del libro delle edizioni d’if
“Giuseppe Nava si mette a spulciare le sentenze a morte emesse durante la Grande Guerra contro i poveri cristi analfabeti (la truppa e qualche anarchico) deportati dalle campagne a fare una guerra che non gli appartiene e che non capiscono. La sfilza di fucilati al petto o alla schiena con disonore, ma senza difesa alcuna, è raccontata con le parole delle sentenze, e relative motivazioni, ridondanti di retorica patriottarda, che segnalano un gap comunicativo insanabile. Neanche una parola o una stringa è estranea ai registri delle sentenze, mentre la lettera di un condannato a morte alla moglie sembra voglia sciogliere il groppo emotivo e aprire in soggettiva un varco al dolore.”
in una trincea da poco occupata
di fronte alle posizioni nemiche
nascosto dietro sacchetti di terra
colpito allo scoppio di una granata
da un sasso sulla spalla o neanche
si allontanava senza permesso
il soldato c.f. da volterra
usando il fucile in suo possesso
si sparò così durante il percorso
all’indice della mano sinistra
essendo consapevole egli stesso
non essere bastante al soccorso
la scusa del dolore alla spalla
non presentando contusioni questa
è chiaro che con dolo egli volle
così pensatamente e consciamente
lesionarsi per lasciare il posto
abbandonare sottrarsi a quelle
operazioni di guerra imminenti
e considerando la sua condotta
di cattivo e codardo sottoposto
da spingere a colpi di moschetto
al combattimento all’avanzata
non sia usata alcuna clemenza
ma anzi che di esempio perfetto
della disciplina necessitata
sia la pena per il reato commesso
la morte con fucilazione al petto
*
allontanatosi arbitrariamente
durante la marcia notturna in zona
battuta da nemica artiglieria
il soldato d.b. d’anni ventuno
celibe vagabondo analfabeta
viene arrestato con difficoltà
e al giudizio a viva forza tradotto
in istruttoria assume aria demente
risponde alle domande a malapena
lo si crede in sospetto di epilessia
pur non avendo elemento alcuno
d’una tara in precedenza sfuggita
durante il servizio a campo spà
che giustifichi una tale condotta
l’esame peritale conseguente
non evidenzia alcun fenomeno
epilettico nessuna asimmetria
cranio-facciale né i sintomi d’uno
scoppio di tensione accumulata
di parossistica impulsività
pertanto negativo è il verdetto
dissipato il dubbio sulla sua mente
e tenuto in stretta osservazione
il suo comportamento in prigionia
si comprende come il suo abbandono
della compagnia in linea avanzata
fosse fatto in coscienza e volontà
e irrilevante è il pretesto addotto
all’udienza si finge indifferente
ma nominando la fucilazione
egli scolora e trema tuttavia
dimostrando ove fosse dubbio alcuno
la sua natura già ben rivelata
di volgare simulatore e là
il suo spirito debole e corrotto
la presente sentenza sia stampata
affissa e pubblicata a campo spà
come stabilito e sottoscritto
*
prove di ardimento di abnegazione
di saldo sentimento del dovere
gli altri suoi compagni d’arme in azione
gli avevano pure offerto
ma non posson altro che confermare
l’accennata denuncia del comando
rimasti impressionati con dolore
dai suoi sentimenti di cittadino
e di soldato
e la sua figura
da questo sfavorevole rapporto
emerge in rilievo preciso e tristo
come vile che in data quattro agosto
procuravasi alla mano destra
una ferita che senza dubbiezza
fu perpetrata con dolo e malizia
e chi arruolato alla milizia
si renda incapace al servizio
commette reato di codardia
così egli colpevole di detto
reato come da codice penale
citato è condannato a morte
e parimenti alla rifusione
di ogni spesa processuale
*
[lettera intercettata dalla censura]
lina la mia ultima ora è già suonata
quando sarai in possesso di questa mia lettera
il mio corpo sarà già freddo e cadavere
tu già sai il mio debole senso
già tu sai che fui accaduto
due volte sotto le granate
del barbaro nemicho
io fanciullo troppo debole
non conoscendo il grande pericolo
mi venne il pensiero
di scavalcare la frontiera
e farmi prigioniero
ma echo mentre scavalcai
io fui perseguitato
da persone vile i quali
dopo daver praticato tutto
mi fu dato la tremenda sentenza
della fucilazione alla schiena
dunque questa gente incosciente
in chuesto mondo esiste
mi anno dato venti minuti
di scrivere per ammunicando
ai miei cari la tremenda sciagura
sopra di me piantata
mia cara
si maledisca il nostro destino
che sensa fondo e sensa confino
nero esterno e nesurabile
a voluto essere oroso
preparandomi a un abisso spaventoso
in mezzo ha chuesto trovo forza di dire
non imprecare o cara se dio con lui
mi vuole è perché lui mi vuole bene
e che mi ama e che non vuole che le mie
sofferenze siano delugate
rasegnati alla mia brutta sorte
consola i miei cari genitori
se un altro ideale per te è preparato
vogliale bene al pare del mio ma
ricordami sempre nelle tue preghiere
ora mia cara non posso derempermi
e guardo la didietro la sentenza
mi aspetta con gelido sudore
che sono circondato
ricordami sempre nelle tue preghiere
Giuseppe Nava, nato a Lecco nel 1981, vive a Trieste. Nel 2008 pubblica Un passo indietro (Lietocolle). Nel 2012 la sua raccolta Esecuzioni vince il premio Mazzacurati-Russo e viene pubblicata dall’editore d’If nel 2013. Nel 2015 la raccolta inedita Nemontemi è tra i finalisti del premio Lorenzo Montano. Suoi testi sono stati inoltre pubblicati sulla rivista «Inpensiero» e, in rete, su Absoluteville, Poetarum Silva e Nazione Indiana. Ha curato (con M. Cohen, V. Cuccaroni, R. Renzi e C. Sinicco) l’antologia L’Italia a pezzi. Antologia dei poeti italiani in dialetto e altre lingue minoritarie tra Novecento e Duemila (Gwynplaine, 2014). Fa parte delle redazioni di «Bollettino ‘900», «Charta Sporca» e «Argo», per cui cura la sezione dialettale dell’Annuario di poesia. Collabora inoltre all’organizzazione del Trieste International Poetry Slam.

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