Benvenuti. Questo appuntamento mensile vi permetterà di conoscere alcuni dei poeti che si dedicano al Poetry Slam e alla poesia orale, di leggere i loro testi e di vedere i loro video.
Il Poetry Slam è una disciplina che vede il poeta, lo Slammer, recitare i propri testi dal vivo avendo a disposizione un palco, il proprio corpo e tre minuti per esprimersi. Una giuria scelta a caso tra il pubblico valuta il testo e la performance e vota il vincitore. Lo spirito è quello del confronto col pubblico e con se stessi; “Il miglior poeta non è quello che vince” è il motto della coppa del mondo di Poetry Slam di Parigi.

DOME BULFARO

Dome Bulfaro ha studiato, sperimentato e sviluppato la sua lingua, il suono e il gesto del corpo come se non ci fosse mai stata alcuna distanza tra le tre cose. Se fossimo in un paese di lingua germanica potremmo, senza la paura di cadere in nessun errore grammaticale, definire la sua poesia come: corpolinguasuono.

Dome Bulfaro (1971), poeta, performer, insegnante, editore, si è distinto fin dagli anni Novanta come uno tra i più attivi autori che si è speso per lo sviluppo e l’affermazione della poesia performativa. Su invito degli Istituti Italiani di Cultura ha rappresentato la poesia italiana in Scozia (2009), Australia (2012) e Brasile (2014). Nel 2013 ha fondato con Christian Sinicco e Max Ponte la slam Family d’Italia: LIPS, Lega italiana poetry slam. Come critico ha raccontato il movimento slam, internazionale e italiano, nel libro Guida liquida al poetry slam (2016) e ha curato la Prima Antologia mondiale di poeti slammer pubblicata in Italia (2018). Ha fatto nascere il Campionato nazionale LIPS adulti (settembre 2013), LIPStudenti under 20 (dicembre 2015) e ha attivato il Campionato LIPS a squadre (maggio 2016). Dal 2006 è ideatore e direttore artistico per l’ass. Mille Gru della stagione e del festival PoesiaPresente. È stato tra i primi in Italia a sviluppare e diffondere la poetry therapy. Sue poesie sono tradotte e pubblicate in vari Paesi. Dal libro Marcia film (Scalino, 2016), già tradotto in Bulgaria e in traduzione in inglese, è tratto l’omonimo spettacolo di teatropoesia (regia di Enrico Roveris, che ha firmato tutti gli spettacoli dell’autore). Il suo sito www.domebulfaro.com

-Colonna Vertebrale. Reperto n° 9
-Mangiacuori
-Lus possa

 

-COLONNA VERTEBRALE Reperto n° 9

In noi, s’impernia Galla Placidia, mosaico
di cellule staccate dall’arcobaleno
in noi, s’infuria Giovanna d’Arco, alla testa
di giuste, schierate ed apocalittiche, arse
vive per le stregonerie dei loro boia
in noi, il tempo ha succhiato il midollo del mondo
per farne il geniale pozzo di San Patrizio
in noi, ruota la scala della sapienza infinita, poggia
la colonna: serpente a sonagli affamata di popoli
antichi e moderni ingoiati come patatine ed hamburger
in noi, i ruderi di coda rizza, ci ammoniscono, sotto
rimembrano l’origine animale dell’umana natura
l’istinto quadrupede di sopravvivenza, di lotta
in noi, la posizione retta è coscienza, abbiamo ricorsi
di capobranco, di capostipite, di prevaricazione
di faraone che si mantella del sole, di graffi e amore
in noi, l’amore si alimenta nell’eterna follia, il pathos
l’elettricità che grida nel nostro vertebrato cavo
può illuminare città rase, far del cupo Las Vegas
in voi, domandatevi se per lui infilzereste il vostro cuore
come spiedino, per lei intingereste la lingua nel veleno
in voi, domandatevi se sareste disposti all’adulterio
pur sapendo che quel Malatesta già vi prende le misure
domandatevi se del vostro filmato siete attori autori!
ecco, ora posso sentirti superiore, sacro, or che scalzo fin le ossa
francescano, posso anche non manifestare la tua potenza
posso essere cibo e commensale dell’ultima cena
posso anche non essere di un sesso od esemplare
posso dare all’altro quel ch’è serbato a me
ecco, cosa è realtà cosa sogno
cosa è la spina dello stare
che dolce s’incunea
nel non dire

MANGIACUORI

– C’è c’è c’è
C’è qualcuno,
C’è qualcuno,
C’è qualcuno
Che t’insegue? –

Batte Botte
Batte Botte
Batte Botte
Batte Booo…

– C’è c’è c’è
C’è qualcuno,
C’è qualcuno,
C’è qualcuno
Che t’insegue? –

Batte Botte
Batte Botte
Batte Botte
Batte Booo…

Come un cieco
Che s’acceca
Come un ciuco
Che si scalcia
Come un beagle
Che si bracca
O anaconda
Che si stritola
Con le spire
Della fregola
Faccio un incubo
Ricorrente
In cui torna
Sempre, sempre
La domanda
Assillante:

– C’è qualcuno
Che t’insegue? –

Perché avverti
Già dal letto
Quando t’alzi
Di buonora
Una sorta
Di presenza
Una forza
Che t’ingoia,
Colazioni
Con il tempo
Tracimato
In un latte
Che s’arrangia
Sui fornelli
Che ti beve
Che ti mangia
Caffettiere
Ti riducon
Alle loro
Dipendenze
Eccitate
Ti borbottan
Dalle loro
Ciminiere
Dalla tazza
Che ti spinge
A schizzarti
Fuori casa
E si odora
Dalla pressa
Che non basta
Farti fuori,
Pedinarti
Da depresso
O scampare
A te stesso
Hai le arterie
Trafficate
Da persone
ben compresse
Nella voce
Incastrata
In incroci
Di lamiera
La cagnara
Che ti chiede:

– C’è qualcuno
Che t’insegue? –

Ricevute
Ritenute
Bollettini
Da pagare
Sempre carte
Sopra carte
Carte in pila
Da firmare
Manca l’aria
E il respiro
È una foglia
Che si strozza
Biciclette
Senza ruote
Porte aperte
Da blindare:
Vive in mezzo
Come un sonno
Non ancora
Fatto sogno
È la bestia
Mangiacuori
Che da dentro
Morde fuori
Mangia in fretta
Senza fame
Mangia tutta
La giornata
Come l’ansia
Poco a poco
Mette in tasca
La tua vita:
Prende il calco
Del tuo volto
Fotocopia
Le espressioni
Non hai prove
Che t’insegua
Ma alle spalle
Ai calcagni
C’è la bestia
Che corrode
Che ti stana
Per il gioco
Di stanare
Il suo topo
Di salvarti
Finché è stufa:
Così corri
Corri corri
Corri corri
Corri corri
Corri corri
Corri in fondo
Alla canna
Di pistola
Senza alcuna
Bestia dietro
Senza alcuna
Via d’uscita
E ti sale
Dalla gola
Una doppia
Di lupara
Dalla lingua
Virulenta
Che fa click
Eppoi eppoi
Eppoi eppoi
Eppoi spara!

…………………………..

Ti risvegli
Ogni notte
Annegato
Nel tuo cuore
Fatto solo
Di sudore
Tutto sfatto
Dall’orrore,
Tu l’avverti
Incombente
Che ti annusa
Che ti vede
Che sbranata
Ti domanda:

– C’è qualcuno,
C’è qualcuno,
C’è qualcuno
Che t’insegue? –

LUS POSSA

a l’ipermarket te sentet no
quella lus stracca morta de ciciarà
e la cittàa al led la capiss pù nient
de quel che se disen i navili e la luna

duu vegg picchen sul tavol
e se vusen dedrèe tuscoss
per ona briscola mutta
perduda malament
perché el soci la g’ha segnà no l’ass
e adess hinn lì taccà al plafon
cont el pel e contrappel drizz

trì fiœu de nissun
cont la lus de l’Iphone
che ghe s’ciarissen el faccin
hinn lì al tavol ‘me pan poss,
ordinà, nissun cavell che fiada,
nissun polaster che spuzza,

quant hinn lì al tavol de milan
‘me lus possa.

mi voeuri no morì
de lus possa

luce possa

al supermarket non si sente
quella luce stanca morta di chiacchierare
e la città al led non capisce più niente
di quello che si dicono i navigli e la luna

due vecchi picchiano sul tavolo
e si gridano dietro di tutto
per una briscola muta
perduta malamente
perché il socio non ha segnato l’asso
e adesso sono artigliati al plafone
con pelo e contropelo dritto

tre figlioletti di nessuno
con la luce dell’Iphone
che gli schiarisce il faccino
sono lì al tavolo come pane posso,
ordinati, nessun capello che fiata,
nessun polletto che puzza,

quanti sono lì al tavolo di milano
come luce rafferma.

io non voglio morire
di luce rafferma

(traduzione in italiano dell’autore)

 

TACCALIT

La rubrica slammer è a cura di:

Paolo Agrati è nato nel 1974 a maggio. Oltre alla scrittura e alle performance dal vivo, si dedica al canto nella Spleen Orchestra, band che ha fondato nel 2009. Numerose le sue partecipazioni a manifestazioni internazionali tra le quali il XXIV Festival della Poesia di Medéllin, il XXXIII Festival di Poesia di Barcellona, la World Slam Cup di Parigi e il IV Portugal SLAM. Nel 2018 partecipa alla Poefesta di Oliva in Spagna e al MIAMI music Festival di Milano. Ha pubblicato le raccolte di poesia: poesia Partiture per un addio (Edicola Ediciones 2017)  Amore & Psycho (Miraggi Edizioni 2014), Nessuno ripara la rotta (La Vita Felice 2012), Quando l’estate crepa (Lietocolle 2010) e il libriccino piccola odissea (Pulcinoelefante 2012).

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