Benvenuti. Questo appuntamento mensile vi permetterà di conoscere alcuni dei poeti che si dedicano al Poetry Slam e alla poesia orale, di leggere i loro testi e di vedere i loro video.
Il Poetry Slam è una disciplina che vede il poeta, lo Slammer, recitare i propri testi dal vivo avendo a p disposizione un palco, il proprio corpo e tre minuti per esprimersi. Una giuria scelta a caso tra il pubblico valuta il testo e la performance e vota il vincitore. Lo spirito è quello del confronto col pubblico e con se stessi; “Il miglior poeta non è quello che vince” è il motto della coppa del mondo di Poetry Slam di Parigi.

DAVIDE PASSONI

Davide utilizza gli strumenti del rap, mondo dal quale proviene, per sviluppare un proprio linguaggio che dalle dinamiche del rap s’è liberato. L’ironia, l’utilizzo del corpo, della voce e il carisma sono le doti che segnano il suo passaggio sul palco.

Davide Passoni, classe 1985. Grafico e poeta. Laureato in Fashion Design e animatore sociale esperto in musicoterapia. Ex bagnino. Frequenta i palchi del Poetry Slam dal lontano 2005. Vince il Premio Dubito nel 2014 e il campionato di Poetry Slam a Squadre nel 2018. Maestro di Cerimonia brianzolo e stakanovista, ottime capacità di lavoro in equipe. Automunito e disponibile per trasferte di lavoro fuori sede. Film preferito: Ritorno al futuro. Un altro film preferito: Star Wars. Ma ce ne sono anche altri, come Urlo e Fist of Jesus. Libro preferito: Hagakure. Frutto preferito: limone. Animale preferito: prosciutto. Si aggira abitualmente per locali, teatri, circoli, festival, piazzette e parchetti dando voce alle parole, accompagnato dalla sua poesia potente.

È uscito a Ottobre “Raccolta Differenziata”, il primo libro edito di Davide Passoni. Una raccolta di 40 poesie scritte tra il 2002 e il 2018, alcune nate per essere cantate, altre per essere lette e messe in azione sul palco. Raccolta differenziata è il sequel di Letture del gas, una piccola raccolta autoprodotta di poesie, aneddoti e racconti, realizzata in formato bolletta e spedita via posta ai lettori.

-Möngia

-Bravi

-Cippi di confine

MONGIA

Mia nónna Rica l’era de Mónscia
La mé diseva sèmper möngia!
In tavola trovavo il menù fisso
Inalterato da quando ne ho memoria
Risotto giallo funghi e zafferano
Patate fritte fatte a fette circolari
E due belle cotolette milanesi
Da digerire tutto a rate in pochi mesi

Guidava come solo pochi sanno
Quasi posseduta dall’Ayrton Senna
Non le sfuggiva proprio nulla
Copilota la fidata vista della gattaratta
Animale della scienza
Che sulla Seicento faceva lei le fusa
Tutti i giorni limandosi le unghie
Tra le zampe di gallina

Aveva il cuore puro come l’acqua
Ma l’arsura del Föch de Sant’Antoni
Le faceva da imbattibile corazza
Tanto da girare per il mondo senza scudo
Che non sarebbe mai riuscita a sollevare
Per colpa del suo braccio scemo
Che non si alzava mai più di così
Tal vedet? l’è stupid! El va su no pusé de inscì!

Ora vivo a casa sua
Il montascale rotto mi ricorda
Che tutto poi si sbriciola
Frantumandosi come il polistirolo
Che lei, ce lo aveva sempre alto
Il polistirolo, ah maledetto polistirolo!
Ma lo bilanciava con sapienza
Mantenendo la pressione bassa

Quando morì vidi mio padre
Piangere la prima volta
Con il cuore in gola, otturato
Proprio lì, dove mia nonna
Fu operata alla carotide. L’Enrica
Chiuse gli occhi una volta per tutte
La notte di capodanno
Tra i botti e le luci dei fuochi d’artificio

Elsa era invece di Varese
Madre di mia madre
Il giorno prima che morisse
Dopo quasi un anno intero
Mi ero deciso ad azzerare la distanza
Senza averne poi avuto il tempo
Che per pigrizia delegavo all’autostrada.
I ricordi che ho perso di lei sono:

Tabula rasa
Il niente come casa
Il deserto nei miei occhi
Le campane che non battono rintocchi
Una penna che non scrive
Un piatto di risotto giallo funghi e zafferano
Completamente vuoto
Un film in bianco e bianco

Muto

BRAVI

Ma quanto siete bravi,
Bravi

Bravi
Sui muri della scuola di Milano
Avete scritto lesbicche ciucciate!
Le avete disegnate capovolte
Le svastiche che tanto venerate
Ribaltate con tavoli e lavagne
E cazzi rossi impressi sulle porte

Bravi
Nascosti tra i manifestanti a Bari
Armati con le cinghie e con le mazze
Cercando la ragione a suon di colpi
Vi siete fatti belve tra la gente
Per chiudere la bocca con il sangue,
Così sì che ragionano gli stolti

Bravi
Davanti alla stazione di Carnate
Avete preso fiato per urlare
La stupida ignoranza contro i neri
“Bisognerebbe farli tutti arrosto
Bruciarli ancora vivi come fanno
I duri, gli omaccioni, quelli veri”

Bravi
Voi pure che negate l’evidenza
Dal caso del divieto alla Diciotti
A Roma sgomberata con gli idranti,
L’Italia nera avanza a gamba tesa
E non esiste calcio di rigore,
Ma cori di tifosi dagli spalti

E tutti i conoscenti intervistati
Diranno ai giornalisti e alle tivù
“Son tutti quanti giovani educati
Ragazzi di socievoli abitudini
Sorridono e salutano, son buoni
Gentili, premurosi, raffinati,
Bravi

Bravi,
Ma quanto sono bravi!”

CIPPI DI CONFINE

Ricordo poco niente della gita
Avevo pressappoco quindicianni
Uno più
Uno meno
A volte la memoria è ingannatrice
E non è più memoria, perde i colpi
Dimentica i dettagli e tanti nomi
Eppure mi ricordo gli scarponi
La canottiera e i pantaloni corti
Fin sotto le ginocchia i calzettoni
Per evitare i morsi delle ortiche
Un piccolo zainetto col k-way
Un tetrapak di succo e due focacce
La luce filiforme tra le piante
Il profumo di sottobosco e muschio,
Salire con fatica a passo lento.

Appena giunto in cima con gli amici
Mi misi esattamente dove i cippi
Piantati sulla cresta da decenni
Tracciavano il confine tra due stati:
Italia –
Svizzera,
Italia –
Svizzera,
E come un matto presi a saltellare
Un po’ di qua
E un po’ di là:
Italia –
Svizzera,
Italia –
Svizzera,
Lo feci fino a quando mi stufai
Di non notare niente, proprio niente
Che non cambiava nulla tutto attorno:
Il sole sempre uguale, era quello
Saldato, fisso a cazzi suoi nel cielo
E la temperatura un po’ frizzante
Costante come l’aria che tirava
E il panorama intero e pure io
Restava della stessa consistenza

E saltare un po’ di qua
E saltare un po’ di là
Non faceva differenza.

La rubrica slammer è a cura di:

Paolo Agrati è nato nel 1974 a maggio. Oltre alla scrittura e alle performance dal vivo, si dedica al canto nella Spleen Orchestra, band che ha fondato nel 2009. Numerose le sue partecipazioni a manifestazioni internazionali tra le quali il XXIV Festival della Poesia di Medéllin, il XXXIII Festival di Poesia di Barcellona, la World Slam Cup di Parigi e il IV Portugal SLAM. Nel 2018 partecipa alla Poefesta di Oliva in Spagna e al MIAMI music Festival di Milano. Ha pubblicato le raccolte di poesia: Partiture per un addio (Edicola Ediciones 2017)  Amore & Psycho (Miraggi Edizioni 2014), Nessuno ripara la rotta (La Vita Felice 2012), Quando l’estate crepa (Lietocolle 2010) e il libriccino piccola odissea (Pulcinoelefante 2012).

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