Poesia del nostro tempo. Maggio.

Sarò breve, perché c’è da festeggiare un anno di portale rinnovato, un altro anno di grande volontariato per la poesia, un anno, pur sempre, di lavoro! Eppure, oggi, forse una riflessione sui festeggiamenti, dovremmo farla oltre tutti gli orientamenti politici: nel nostro paese il lavoro non si vuole, è tradito dai numerosi contratti e dalla selva di dispositivi legislativi, che hanno generato un precariato insensato e messo in crisi tre generazioni di italiani. La Festa del lavoro, oggi, è purtroppo una pausa dal lavoro, anzi un giorno di lavoro in cui l’impiegato di un’azienda percepirà forse dell’elemosina in più, un’elemosina data a chi prega di sopravvivere, non a chi lavora. Svegliamoci allora, perché più che chiedere qualcosa l’Italia se la deve prendere, deve volere un futuro diverso.

La poesia italiana resiste al precariato, ma qualcosa si potrebbe fare per riportarla in auge, e lo si nota dalla classifica, il nostro particolare termometro.
Basterebbe che un poeta italiano a settimana andasse in televisione, e forse la poesia tornerebbe a essere una cosa di tendenza. Infatti continua il trend della rubrica Slammer di Paolo Agrati che, con l’articolo su Simone Savogin (reduce dalla partecipazione a Italia’s Got Talent), viaggia oltre le 12.000 letture; al secondo posto, stabile, ma staccato di diverse lunghezze, Gabriele Galloni, mentre si inserisce al terzo posto il saggio su Patrizia Vicinelli di Jonida Prifti.
Il poeta più letto del mese è Enrico Marià, con una selezione tratta da I figli dei cani (Puntoacapo 2019), un diario sofferto della società italiana, non quella che ci racconta la televisione nei suoi show, ma quella concreta, vera.

“Riattivarti il contatore
dismesso per morosità
perché tu abbia tutto
la televisione, la lavatrice.
Ricordarmi così, che parliamo
il mio modo di girare il caffè
con lo zucchero che resta sempre sul fondo:
mamma perdonami
che è l’ultima volta che te lo chiedo:
l’infranto somigliarti,
che non è il cuore
il sesso del mio seno.”

I primi tre della classifica annuale*

Al primo posto Simone Savogin porta sul palco alcune performance dal suo libro Come farfalla (Mille gru 2018), mettendo il ritmo a una sorta di autoconfessione, “una stoffa di suono, tessuta da unicorni e chimere” che rielabora un immaginario pop. Il poeta si pone alcune domande sull’individualità e sull’egotismo in uno speciale dialogo con un “figlio”, o se si vuole un “fanciullino”, una conversazione interiore che si chiede, ad esempio, “se mai ci sia grazie migliore / di quel senso di pace d’un sorriso che ti cola su spalla / mentre abbracci quel che vorresti essere tu”. La prima parte dell’opera, inaugurata da un testo in prosa, Date a me, è un supermarket di aggettivi, che hanno però il merito di costruire la prosodia; ma c’è anche qualche eccesso, e il testo iniziale che potrebbe forse spiegare il senso dell’opera, Incubo, non ha alcuna ritmica riconoscibile. La seconda parte aperta dalla prosa In chrysalis, incorpora un dialogismo che si avvale di diverse narrazioni, dell’ironia, con maggiore efficacia. Dopo la prosa Da me, si torna a costruire ritmi sull’intimismo, con alcuni giochi di parole più meditati; il dialogo con chi il poeta avrebbe voluto abbracciare e cullare “in Irlande di cieli e delfini” coglie semplicemente e con dolcezza un messaggio da rivolgere al “fanciullino”, che a sua volta risponde nel testo E tu sei anni con i desideri di un figlio, ma nella condizione impossibile dell’assenza: “Non ho mai imparato le stelle, papà, / e mi sarebbe tanto piaciuto […]”. Il libro di Simone Savogin è un’opera d’esordio, forse ancora da limare, ma commuovente. Tuttavia commuove quando è più semplice e dove il poeta non si affida ai giochi di parole, dove è più narrativa e dialogica (e meno concettuale).
Incorporando uno sguardo politico per superare la sfera intimista, scegliendo la semplicità rispetto ai giochi di parole, magari guardando al nostro pianeta e a un messaggio da lanciare, la poesia di Savogin potrebbe davvero avere una forte rilevanza.

Al secondo posto c’è Gabriele Galloni con una selezione da Creatura breve (Ensemble 2018), una plaquette composta da poesie sul tema di un’esistenza vissuta come mistero: si parla di una “terra secca che si sbriciola”, una sorta di materia che ha breve durata, appunto una “creatura breve”, quasi la vita e il mondo fossero il ritaglio di una diapositiva, il riflesso parziale di una escatologia, di una visione più vasta, ma impossibile da raggiungere. Via via la trama del libro si infittisce e compaiono personaggi “religiosi” descritti con ironia e sarcasmo nell’esecuzione di rituali e preghiere, evocazioni di quanto fintamente possa essere vissuto il rapporto con la vita, fino a prendere in same anche la distorsione della religione con il tema della pedofilia.

Il saggio  di Jonida Prifti su Patrizia Vicinelli ci consegna anche numerose testimonianze, da Nanni Balestrini a Maurizio Spatola. Prifti, scrive: “Patrizia Vicinelli è una figura poliedrica e forse unica nel quadro della letteratura italiana del secondo Novecento; un’artista che ha privilegiato la presenza viva distinguendosi per le sue performances vocali. […] Il suo lavoro è sonoro ma insieme visivo: poesia del corpo che azzera la sintassi e la sequenzialità temporale, ricorrendo ad anomali caratteri grafici e tipografici”.

Tutta la classifica*

1. Simone SavoginPoesie tratte da Come farfalla (Mille gru 2018)
2. Gabriele Galloni
– Poesie tratte da Creatura breve (Ensemble 2018)
3. Patrizia Vicinelli – Saggio e testimonianze a cura di Jonida Prifti
4. Cettina Caliò – Poesie tratte da Sulla cruda pelle (Edizioni Forme libere 2012)
5. Francesca Mazzotta – Poesie tratte da Reduci o redenti (Carta Canta 2016)
6. Vittoriano Masciullo – Poesie tratte da Dicembre dall’alto (L’arcolaio 2018)
7. Giuseppe Nava – Poesie tratte da Esecuzioni (D’if 2013)
8. Lorenzo Carlucci– Poesie tratte da La comunità assoluta (Lampi di Stampa 2008)
9. Nevio Spadoni – Selezione da Poesie 1985 – 2017 (Il Ponte Vecchio 2017)
10. Ivan Crico – Poesie da Seràie (Edizioni Cofine 2018)

Poeti più letti nell’anno
Laura Marino 2017 – Inediti
Patrizia Vicinelli
2018 – Saggio di Davide Galipò

Poeti più letti del mese
Carlo Bordini maggio 2017. Poesie tratte da I costruttori di vulcani (Luca Sossella 2010)
Angela Bonanno
giugno 2017. Saggio su tutte le opere, a cura di Silvia Rosa
Domenico Brancale
luglio 2017. Inediti, poi pubblicati in Per diverse ragioni (Passigli 2017)
Giancarlo Sissa
agosto 2017. Poesie tratte da Persona minore (Qudulibri 2015)
Franco Arminio
settembre 2017. Poesie tratte da Cedi la strada agli alberi (Chiarelettere 2017)
Hilà Lahav
ottobre 2017. Intervista e selezioni di inediti a cura di Biagio Guerrera
Marilina Ciaco
novembre 2017. Inediti
Laura Marino
dicembre 2017. Inediti
Elena Zuccaccia gennaio 2018. Poesie tratte da ordine e mutilazione (Pietre Vive 2016)
Gian Mario Villalta febbraio 2018. Poesie tratte da Telepatia (Lietocolle 2016)
Alberto Bertoni marzo 2018. Inediti
Francesca Martinelli aprile 2018. Poesie tratte da Ex voto di briganti, fate, santi, contadini (FrancoPuzzo 2017)
Pierluigi Cappello
maggio 2018. Poesie tratte da Le nebbie (Campanotto 1994/2003) e saggio di Carlo Selan
Christian Tito giugno 2018. Inediti
Jonida Prifti luglio 2018. Inediti e intervista di Silvia Rosa
Noemi de Lisi agosto 2018. Poesie tratte da La stanza vuota (Ladolfi 2017)
Gabriele Galloni settembre 2018. Poesie tratte da Creatura breve (Ensemble 2018)
Vittoriano Masciullo ottobre 2018. Poesie tratte da Dicembre dall’alto (L’Arcolaio 2018)
Gaia Ginevra Giorgi novembre 2018. Poesie tratte da Manovre segrete (Interno poesia 2017)
Adriano Spatola dicembre 2018. Saggio di Giovanni Fontana
Irene Paganucci gennaio 2019. Inediti
Simone Savogin febbraio 2019. Poesie tratte da Come farfalla (Mille gru 2018)
Francesca Mazzotta marzo 2019. Inediti
Enrico Marià aprile 2019. Poesie tratte da I figli dei cani (Puntoacapo 2019)

* Per la classifica vengono presi in considerazione i post più letti nell’ultimo anno su Poesia del nostro tempo

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