Poesia del nostro tempo presenta l’Archivio virtuale de L’Italia a pezzi. Antologia dei poeti italiani in dialetto e in altre lingue minoritarie.

Barbara Grubissa è nata nel 1976 a Trieste, città dove vive e fa la libraia. Nel 2010 ha pubblicato il suo primo libro di poesie Son stufadiza (edizioni Kappavu, Udine; finalista al Concorso “Città di Fucecchio 2010” e al Premio CARVER). Nel 2012 Pino Giuffrida ha realizzato 12 tavole di acrilico su carta ispirandosi ai versi di Son stufadiza, da cui è stato tratto il video “ Un secondo vale. L’amore mette radici – Pino Giuffrida disegna i versi di Barbara Grubissa”. Sempre nel 2012 un altro artista triestino Furio Bomben ha illustrato una poesia contenuta nella raccolta Son stufadiza ed è stato realizzato il video “Prospera Trota”. Dal 2011 fa parte della redazione del sito “Forumsalutementale”. Nell’ottobre del 2012 ha vinto il secondo Premio Città di Castrovillari-Pollino organizzato dall’Accademia Delle Arti/dipartimento di Letteratura, sezione vernacolo, con la poesia: “Una vecchia nonna alla nipote” (in dialetto triestino). Dal 2013, “Diecisettanta” produce segnalibri con i suoi aforismi per la collezione “Poesia è un fiore di carta”.
da Son stufadiza
 
SON IMBOREZADA
Son imborezada
come el cocal a feragosto
e spiatelo i miei umori de qua e de là
come quei muleti povereti
che salta in brazo a chi che li sevizia.
Son imborezada
come el zitolo zotolo
che no ga più bale de veder culi tuto el giorno
che speta solo una spinta in su
ma a ogni peso in più el piomba in zò.
Come ’na sirena i me ga ligà a un scoio
forsi i sa che in mezo al mar
lasada libera podesi anche svolar.
Me stuziga de zigar versi
perché me zuca come stimate
le squame che porto indoso
ma no so zigar poesia
che fazi pur mia fia.
Le droghe che me dà i dotori
me fa sbater contro i muri
e se vardo ben mia fia
la me par un fior in una coza e ghe digo:
“Ti te son ’na perla e mi un sardon”.
I giandarmi me ga portà via
dal mondo i me ga isolà
e solo per paura mi li go asecondà.
Qua xe tuto un zigo e droghe
droghe legali che fa zitolar
per fortuna go partorì con fadiga
una perla dura
che prima o poi doverà brilar.
Sono euforica come il gabbiano a ferragosto con la spiaggia piena di gente e racconto a tutti le mie emozioni come quei bambini poverini che saltano sulle ginocchia di chi li sevizia. Sono euforica come l’asse su un perno che fa da altalena che non ne può più di vedere sederi tutto il giorno e aspetta solo una spinta in su ma a ogni peso in più cade giù. Mi hanno legato su uno scoglio come una sirena forse sanno che in mezzo al mare lasciata libera potrei anche prendere il volo. Mi vien voglia di gridare versi perché mi fanno male come delle stimmate le squame che ho sulla coda non sono capace di gridare poesia che faccia pure mia figlia. Le droghe che mi danno i dottori mi fanno sbattere contro i muri e se osservo bene mia figlia mi sembra un fiore dentro una cozza e le dico: “Tu sei una perla e io un semplice pescetto”. I gendarmi mi hanno portato via dal mondo mi hanno isolato e solo per paura li ho assecondati. Qui non c’è altro che grida e droghe droghe legali che fanno sì che i malati dondolino per fortuna ho partorito con fatica una perla dura che prima o poi dovrà brillare.
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