Andare per salti è composto da tre sezioni: la prima, eponima, ricalca il titolo del libro, la seconda prosegue con Per tumulti e l’ultima va Per spazi inaccessibili. Si ha l’impressione di una progressiva volontà di recuperare il legame con la superficie terrestre, imperfetta, pietrosa ma imprescindibile.
«Questa sera ruota la vena/ dell’universo e io esco, come vedi,/ dalla mia pietra per parlarti ancora/ della vita, di me e di te, della tua vita/ che osservo dai grandi notturni». Sono questi i versi, tratti da Incontri e agguati di Milo De Angelis, scelti dall’autrice come epigrafe.
Questo libro è, in parte, una sorta di canto notturno della Ferramosca, scritto con la percezione di una ferita, con la minaccia di un buio incombente. Ma l’autrice anche qui, perfino nella penombra del corpo e dei pensieri, riesce a non dimenticare le voci altrui, e la sua «bambina delle meraviglie» che dorme, serena. Comprende, e ci fa comprendere, che la bambina è altra da sé, vive una vita propria. Ha il suo luminoso tempo dell’infanzia, Nicole, e avrà un futuro anche quando non potrà e non potremo più guardarla, proteggerla con lo sguardo e con i pensieri.
Il trucco è semplice: dimenticare, volutamente, ricordarsi di scordare lo «zaino zavorra». Sapendo che dentro quello zaino c’è tutto ciò che conta e che in realtà quello che c’è conta poco o niente. Non contano le «de-finizioni». Non conta ciò che minaccia e chiama a sé, nel mistero dell’oltre. Non contano perché la bambina è ancora splendidamente «irrubata» dal mondo, è un luogo del tempo in cui il tempo stesso non può arrivare, non può irrompere e non può infrangere.
La seconda sezione del libro si apre con una danza, un movimento del corpo che si disegna nell’aria con il suo legame attraverso i passi, con la terra: «Tu non lo sai ma questa tua danzaturbine/ ha parole paradossali d’invito ‘nturcinate». Il turbine sconvolge, scompagina, descrive e genera. Da qui, la scena d’amore, nasce, erompe, come «le onde-salento che lampeggiano» e «il soffio greco del timo sullo scoglio», con la consapevolezza di avere già i piedi nella corrente. La solidità si è fatta fluida, scorre, e ad ogni istante muta. Non è tuttavia morte per acqua alla Eliot. Semmai qui, nell’ebbrezza del tumulto, è vita per acqua, eros esistenziale, dialogo intimo di braccia, occhi, dita, parole.
Un consuntivo, una sorta di giornale di viaggio è questo libro, un diario di bordo scritto per se stessa e per chi lo leggerà, dopo, in un tempo ancora da venire e definire. Lo è nello specifico la sezione conclusiva del libro ma anche l’intero libro, nella sua sfaccettata unitarietà. Annamaria Ferramosca in questo suo Andare per salti ha scritto un sobrio, addolorato e gioioso inno alla vita, un ascolto dell’effimero che siamo. La forza di questo libro è nella capacità di scrivere di sé senza egotismo, senza pretendere di essere il Nord magnetico e la stella polare. L’autrice parla di sé rispondendo al silenzio di un venditore ambulante con il racconto della sua vita.
Al lettore, alla fine, viene spontaneo dire che l’attività del decrittare cartelli sulle svolte e frasi smozzicate non è stata inutile. Non è stato invano, il salto, il tumulto, la ricerca costante, ininterrotta. Il fascino del libro è quello di sapere cantare il viaggio, le luci e le ombre, le danze e gli inciampi, senza conoscerne i dettagli. Dando voce e canto al mistero che ci finisce e ci dà vita. Se troviamo, chissà dove, la forza di non smettere di saltare con la forza visionaria e danzare con la forza vitale. Anche nel buio.

dalla sezione PER SALTI
esterno con pioggia interno con acquario
è l’ora delle prove distratte di attraversamento
senza attenzione a strisce pedonali
zigzag sul bagnato senza ombrello
senza documenti né borsa né portafoglio
schizzo via dalla giunglamercato
obliquando rallento prendo fiato
rispondo alla domanda muta
del venditore ambulante
– è da un po’ che mi fissa perplesso –
sai la fine mi tiene d’occhio e voglio
andare senza direzione
come un bambino fare splash nelle pozzanghere
se vuoi se hai tempo appena
il tiglio smette di gocciolare
ti racconto una stupida vita
come stupisce come istupidisce
sai non si vede non si vede nessuno
nessuno è reale piove sempre
nella pioggia sbavano i segni
ma le pagine accidenti quelle sono
insperate di bellezza
disperante bellezza irraggiungibile
poi i lampi i lampi
dall’oltre indecifrabili martellano le tempie
e l’umano l’umano nausea fa barcollare
ma non mi arrendo
calpesto limiti recinti codici
e non mi perdono ché anch’io sono umana
così mi lascio vivere
un vivere piccolo semplice che almeno
un po’faccia coesione
un rimpicciolirmi come
di seme tra i semi
***
a Nicole della sera
quando potrò mai raccontarti di Nausicaa
la palla sfuggita sulla riva
il dio naufrago bianco di sale
quell’incontrodestino
quando potrò mai raccontarti di Arianna
del suo filo d’amore e di Penelope
chinapaziente sulla tela
consegnarti l’antico orgoglio di donna
l’arte di piccole cose millenarie
fatte con le mani in pace per la pace
quando potrò mai raccontarti dei miei
vecchi giochi cinque piccoli sassi
fatti volare veloci tra le dita
e le biglie lucenti e la campana
– rintocchi le nostre grida-
con le sue linee diritte incise in terra
(complice era la terra nel lasciarsi ferire)
quando potrò mai improvvisare
per te un piccolo teatro
come in quei pomeriggi d’estate
– le vesti rubate ai grandi e un lenzuolo per sipario –
sentirci maghe fate regine
presaghe di ore favolose
(altro tempo a noi sarebbe venuto
grave di luci e d’ombre)
***
dalla sezione PER SPAZI INACCESSIBILI
elogio del futuro senza tabù
dove cade l’ultima luce
là sulla terra della riservatezza
dove non oso accostarmi
avanza il suo profilo drammatico
ha occhi penetranti matematici
mentre continua la sua caccia
lucida già decisa
senza ombre sulla premeditazione
mi lancia nel tempo
i suoi eureka ritmati
come note di fisarmonica
quando improvvise scoppiano
durante i matrimoni
donna che hai accolto nutrito conservato
il seme la bella carne e ti sei liberata
ecco sei stata
ora ti sospingo stralunata
in questa tua chiara stanza del sonno
uomo da sempre dominus fiero
in perentorio e avido pensiero
pugnale innestato a ordinare
vincere eliminare
ecco a te il buio che illumina
ogni vittoria presunzione errore
ai vivi resta in mano
incorrotto un ramo
aspirazioni e sogni da sfogliare
restano tracce di linguaggi
di manufatti di macchinari
con la loro usurata grammatica
a dire la speranza e pure l’irreparabile
(a volte il destino già occhieggia nei nomi).

Annamaria Ferramosca nata a Tricase (Lecce), vive a Roma. Fa parte della redazione del portale poesia2punto0, dove è ideatrice e curatrice della rubrica Poesia Condivisa. Ha all’attivo collaborazioni e contributi creativi e critici con varie riviste e siti di settore. Vincitrice del Premio Guido Gozzano e del Premio Astrolabio e recentemente del Premio Arcipelago Itaca, è finalista ai Premi Camaiore, LericiPea, Pascoli, Lorenzo Montano. Ha pubblicato in poesia: Andare per salti (Arcipelago Itaca 2017), Trittici – Il segno e la parola (DotcomPress 2016), Ciclica (La Vita Felice 2014), Other Signs, Other Circles– Selected Poems 1990-2008, collana Poeti Italiani Contemporanei Tradotti (Chelsea Editions, N. Y. 2009), Curve di livello (Marsilio 2006), PasoDoble (Empiria 2006), La Poesia Anima Mundi (puntoacapo 2011), Porte/Doors (Edizioni del Leone 2002), Il versante vero (Fermenti 1999). Ha curato la versione poetica italiana del libro del poeta rumeno Gheorghe Vidican 3D-Poesie 2003-2013 (Edizioni CFR 2015). È voce ampiamente antologizzata e inclusa nell’Archivio della voce dei Poeti, Multimedia, Firenze. Suoi testi sono stati tradotti, oltre che in inglese, in francese, tedesco, greco, albanese, russo, rumeno. Suo sito personale: www.annamariaferramosca.it
Ivano Mugnaini è autore di narrativa, poesia e saggistica. Laureato in Lettere e Filosofia all’Università di Pisa, collabora con varie riviste tra cui «Nuova Prosa», «Gradiva», «Il Grandevetro», «L’Immaginazione» e altre. È consulente, editor e traduttore per alcuni editori.
Nel suo sito, http://www.ivanomugnaini.it ospita recensioni e brevi saggi dedicati a poeti e scrittori classici e contemporanei. Ha curato, dal 2000 al 2012, la rubrica Panorami congeniali sul sito della Bompiani RCS. Cura i «Quaderni Dedalus», annuari di narrativa contemporanea. Fa parte della giuria di alcuni Premi letterari. Ha pubblicato i racconti La casa gialla e L’algebra della vita, i romanzi Il miele dei servi e Limbo minore e i libri di poesie Controtempo, Inadeguato all’eterno e Il tempo salvato. Il suo racconto Desaparecidos è stato pubblicato da Marsilio e il suo romanzo breve Un’alba da Marcos y Marcos. Di recente uscita il romanzo Lo specchio di Leonardo. Nei prossimi mesi pubblicherà la raccolta di poesie La creta indocile e il libro di racconti Giochi d’ombra.
Cura il blog letterario “DEDALUS”, https://ivanomugnainidedalus.wordpress.com e il sito http://www.ivanomugnaini.it.

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