Poesie tratte dalla raccolta Anello di prova (Raffaelli, 2016) di Lucia Brandoli

 

 

 

Brisbane

 

Mi hai detto che gli uomini ridono in quattro,
che gli uomini ridono pari,
che gli uomini, tutti, sono come i palloni –
e in effetti hai ragione – da basket e le donne
come quelli da calcio, le donne
che se ci fai caso, infatti, ridono in tre,
senza i piedi per terra, senza fiato, scartano,
ma in effetti, in questi giorni mi sento
come una pallina da tennis su un tavolo
da calcio balilla, gialla, per niente a suo agio,
che al Monk non ci vuol mai giocare
nessuno, per paura di perdere o di rovinare
lo status che ha fatto tanta fatica a disegnarsi
nella giacca di Burberry, che a quel punto ti chiedi:
ma cosa ci farà mai con la tessera Arci?
Roma oggi, Brisbane domani.
Otto ore prima, otto ore dopo
contemporaneamente, cosa vuoi che sia
due mesi non sono l’eternità, neanche un anno.
È inverno anche lì, ma solo di notte,
mentre pisci in pigiama alle tre
guardando la cintura di Orione.

Lido di Savio, agosto 2015

 

 

***

 

 

Stazioni

 

Non era importante
la forma di una scarpa
quando tutta bagnata
di mondo, e umida
di impressioni, ero
usa all’attesa.
Come Spiderman e la sua caviglia,
la colla non basta ad aggiustarci tutto.
A volte, non bastano
i medici, a volte,
e i dottori, non bastiamo
noi stessi, a volte nessuno
ci basta, si salva, mi hai detto, nessuno.
Si salva da solo. Nessuno
si salva. Nessuno, nessuno
da solo ma solo la fiancata dei bus,
in giro per Roma, adesso può dirlo.
Aspetta la fine o aspetta me,
e le rotaie che si snocciolano
srotolandosi nello stomaco
alla sera, alla stagione
degli arrivo, degli arriva, aspetta,
dei capelli al binario, in una stazione
che porta il mio nome, aspetto confusa
tra i flussi.

Venezia, 2010
Roma, 2015

 

 

***

 

 

Strade Statali

 

Abbiamo smontato le ferrovie.
Abbiamo perso
lo spunto di viaggio del lampione.
Cerco la casa e non so dov’è,
impossibile da ritrovare.
La voce pensa, impastata
ed è il volto il sentiero
al ritorno
di raggiere a pedali
e di spicchi d’arancia
ancora stanca, in bicicletta,
abbracciata a me ritorna
l’angoscia di lunghe strade
radiali, dal centro alla periferia, ai viali
dimenticati se non percorsi
da antiche professioniste
o da un’architettura
non qualificata.

Mantova, settembre 2012

 

 

***

 

 

A un evento
                A Pierluigi Cappello

 

Hanno portato i matti alla mattina,
hanno portato i matti all’eventuale,
li hanno portati a sentire la poesia.
E buoni buoni guardano
con gli occhi chiusi,
il mento sporgente e le rughe
in avanti, protese, sorridono
a ripetizione, per qualcosa
di già visto e sentito che in testa
gli hanno ricordato.
Si scattano fotografie alle gobbe
con le camicie dalle righe blu.
E io chinata, nascosta, davanti a te,
con le unghie sporche e i palmi neri
d’inchiostro e gli occhi
liquidi e pieni e piegati
per la corsa ed il vento,
sto qui, ferma, ad osservarvi.

Mantova, settembre 2012

 

 

 

 

Lucia Brandoli (Modena, 1989) è autrice della raccolta di racconti A letto non si pensa al futuro (Pendragon, 2017) e del reportage narrativo Exit(Hacca, 2015; prefazione di Andrea Bajani). Anello di prova (Menzione speciale a Premio Rimini 2016; prefazione di Marco Sonzogni) è la sua prima raccolta di poesie. Attualmente collabora con varie testate cartacee e online. Ha studiato architettura a Porto, Berlino, Jodhpur e Ferrara. È insegnante di yoga. Vive soprattutto a Milano.

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