Benvenuti. Questo appuntamento mensile vi permetterà di conoscere alcuni dei poeti che si dedicano al Poetry Slam e alla poesia orale, di leggere i loro testi e di vedere i loro video.
Il Poetry Slam è una disciplina che vede il poeta, lo Slammer, recitare i propri testi dal vivo avendo a disposizione un palco, il proprio corpo e tre minuti per esprimersi. Una giuria scelta a caso tra il pubblico valuta il testo e la performance e vota il vincitore. Lo spirito è quello del confronto col pubblico e con se stessi; “Il miglior poeta non è quello che vince” è il motto della coppa del mondo di Poetry Slam di Parigi.

 

ANDREA FABIANI

Le poesie di Andrea sono pervase da una malinconia dolcissima; e lasciatemela dire la parola dolcissima. Disegnano mondi surreali e fantasiosi che finiscono per ancorarsi fortemente alla realtà. I poeti riescono a sognare perché stanno profondamente coi piedi per terra, diceva qualcuno.

Andrea Fabiani nasce a La Spezia nel 1978, dove vive e studia fino al conseguimento della laurea in Informatica Applicata. Nel 2005 si trasferisce a Genova dove prima frequenta e successivamente collabora con la scuola di scrittura creativa Officina Letteraria. Scrive poesie e racconti che pubblica su varie riviste cartacee e online (Inutile, Rapsodia, Toilet, Inquieto, Carie, etc…). Nel 2013 è tra i fondatori del Collettivo Linea S, gruppo attivo nell’organizzazione di spettacoli a sfondo letterario e readings itineranti. Nel settembre del 2015 pubblica la raccolta di poesie “Volevo solo non scrivere poesie d’amore”, Edizioni La Gru. Nello stesso periodo è tra i fondatori del gruppo poetico I Mitilanti, con i quali nel 2016 dà alle stampe l’autoproduzione Mitilanti Vol.01 – È ancora un golfo per poeti. Sempre nel 2016 è tra gli autori della raccolta di racconti illustrati Ciclismo Epico, autoproduzione di Collettivo Linea S e Rebigo – Studio di Illustrazione. Attivo nel mondo dei poetry slam e della poesia performativa, è vicecampione italiano del campionato LIPS – Lega Italiana Poetry Slam.
Porta in giro per i locali italiani il suo spettacolo di poesia, dal titolo “Quel poco che so”.
Il suo blog personale è: www.lafabbricadellenuvole.net

 

-Essere Oslo
-La fabbrica delle nuvole
-Mentre

 

 

ESSERE OSLO

Mi sento solo,
mi ci sento sempre.
Lo penso e lo scrivo
ossessivamente,
su un foglio bianco
con una penna stilo.Scrivo:
io sono solo.
Io sono solo.
Io sono solo.
E scrivendolo trovo
la soluzione, per caso,
nascosta bene,
in un guizzo di dislessia.
Anagrammo per sbaglio
la solitudine mia, e di questo
“io sono solo” ne faccio
un “io sono
Oslo”.
E di colpo
non sono più solo
un essere umano,
ma un’intera città
di oltre seicentomila abitanti.
Sorgo bellissimo
alla fine di un fiordo,
son capitale d’un regno,
ho navi attraccate
alle mie solide braccia
e case
dai tetti spioventi
e pubblico verde
e alci e studenti
a passeggio
per le mie vene d’asfalto. Tanti
voglion venire da me,
son meta ambita!
Per i musei
d’arte,
la storia
vichinga e l’alto
tenore di vita
che so garantire.
Ma soprattutto ho l’onore
e il dovere – questo
non tutti lo sanno –
di consegnare un premio Nobel
per la pace ogni anno.
È bello, davvero bello,
piacevole, salutare
starsene in pace ad immaginare
di essere Oslo!
Sentirsi pulito,
efficiente, ammirato,
importante,
esempio di grande cultura. Sì,
ma è una gioia
che invero non dura
che un misero istante, perché
poi penso che anche
fossi Oslo comunque
non saresti con me,
ché tu, adesso,
vivi nel Veneto
a Belluno, e io
a Oslo, oltretutto,
non conosco nessuno,
non so nemmeno parlar norvegese,
pochissimo inglese…
Fossi Oslo
avrei proprio tanti
problemi nel farmi capire
dai miei stessi abitanti, sarei
ancora solo, forse
più solo di prima,
ché a volte basta l’assenza
di una sola persona
a rendere
un’intera città
disabitata.

 

 

LA FABBRICA DELLE NUVOLE

Che brutto esser morti
e non starsene sotto terra,
ma doversi svegliare ogni mattino
uscire di casa, far
colazione al bar Gino
le brioches dall’intenso sapore
di plastica,
il cappuccino bollente.
A me da morto sarebbe piaciuto
non fare niente,
una bara comoda
di legno buono, resistente
all’umidità e una lapide
di limpido marmo, con l’epigrafe:
“qui giace
in pace
Andrea Fabiani”. Invece
quando è capitato che sono morto
sono andato nel paese dei morti
-non c’è l’inferno, non c’è il paradiso.
Il purgatorio nemmeno –
c’è questo paese dei morti
che è un capannone senza confini
dentro ci lavorano i morti, tutti
i morti del mondo
alla catena di montaggio
delle nuvole.
Sì, le fanno i morti, le nuvole.
Quella storia del ciclo dell’acqua
è falsa
è un depistaggio, un complotto.
Dopo il trapasso mi son presentato
all’ufficio all’ingresso, San Pietro
nella destra reggeva
il mio curriculum vitae.
Mi ha detto: è un brutto momento.
La crisi, mi ha detto,
congiunture economiche
internazionali.
Dobbiamo delocalizzare, mi ha detto San Pietro,
ma qui leggo che lei
è disponibile
a trasferimenti e viaggi all’estero.
Sorrideva, San Pietro,
d’un sorriso sospetto.
Così
son tornato nell’aldiqua.
Sono morto si, ma ogni giorno
mi sveglio alle cinque
mi trucco da vivo,
prendo l’autobus alle sei meno un quarto
poi cambio e ne prendo un altro,
poi cambio e ne prendo un altro,
poi un altro.
Raggiungo una posto segreto.
In un bunker segreto
nel profondo d’una montagna
segreta, io
e altri morti come me
fabbrichiamo le nuvole.
Cominciamo alle otto.
Facciamo turni da dieci ore.
Senza la pausa pranzo, tanto siam morti.
Senza il tempo di una sigaretta, tanto siam morti.
Non veniamo pagati, tanto siam morti.
Non abbiamo diritti, perché tanto siam morti.
La sera torniamo a casa
stanchi morti.
Il giorno dopo da capo.
Quando da vivo
vedevo le nuvole, io pensavo
pensieri d’indipendenza, provavo
un senso profondo di libertà.
Non immaginavo per niente
quanta morte
e sofferenza
ci fossero dietro

 

 

MENTRE

Decine di aerei lasciano il suolo,
decine vi fanno ritorno, mio nonno
passeggia in spiaggia da solo, Un treno
arriva in orario alla stazione centrale
ed esplode, tra le braccia
del suo nuovo amante ancora
una ricca signora s’illude. Un ragazzo
esce da scuola, attraversa distratto
la strada e lì muore. Migliaia
di altri ragazzi, nello stesso istante
attraversano altre migliaia di strade
e non gli succede niente. Una donna
che non sorrideva da sette anni e due mesi
sorride. Trecento persone sbarcano vive,
in Sicilia, in un giorno di sole
un politico ne chiede la morte e poi
prega il Signore. In bianche
stanze splendenti uomini e donne
vengono assunti per vari lavori,
altri son licenziati, altri ancora
prendon coscienza
dei loro tumori. Una bella ragazza
dopo aver rimandato più volte
decide di farla finita, nell’abitacolo
di una vecchia Fiat Punto
si concepisce una vita.
Una commessa pesa la frutta
a un’anziana signora. Tua madre
piange, in cucina, da sola, mio padre
legge il libretto delle istruzioni
di un tavolino svedese rotondo.
Si spegne una stella
un lampione si accende
dall’altra parte del mondo nasce
e svanisce un arcobaleno, un uomo,
in Louisiana, sente bene il veleno
di un’iniezione letale fare il suo corso, un bambino
accarezza di nuovo
il cane che l’aveva morso.
Il rombo d’un tuono
segue il lampo che l’ha generato.
Sangue e denaro dovunque,
prelevato, versato. Milioni
di sms viaggiano in cielo
sospesi tra telefoni cellulari, l’ultima lettera
d’amore del mondo si perde
tra due minuscoli uffici postali. Piove
una pioggia di bombe
sopra un deserto, un vecchio locale
in cui andavano i miei
viene riaperto, un uomo
torna a casa
e dopo trentasei anni si toglie
la fede, la posa,
guarda una foto, le dice:
“ti voglio bene”.
E tutto questo è soltanto
tutto quello che avviene
mentre io e te ci diamo la mano
e stupidamente,
pensiamo, senza il coraggio di dirle,
le parole “per sempre”.

 

La rubrica slammer è a cura di:

Paolo Agrati è nato nel 1974 a maggio. Oltre alla scrittura e alle performance dal vivo, si dedica al canto nella Spleen Orchestra, band che ha fondato nel 2009. Numerose le sue partecipazioni a manifestazioni internazionali tra le quali il XXIV Festival della Poesia di Medéllin, il XXXIII Festival di Poesia di Barcellona, la World Slam Cup di Parigi e il IV Portugal SLAM. Nel 2018 partecipa alla Poefesta di Oliva in Spagna e al MIAMI music Festival di Milano. Ha pubblicato le raccolte di poesia: poesia “Partiture per un addio (Edicola Ediciones 2017) “Amore & Psycho” (Miraggi Edizioni 2014), “Nessuno ripara la rotta” (La Vita Felice 2012), Quando l’estate crepa (Lietocolle 2010) e il libriccino “piccola odissea” (Pulcinoelefante 2012).

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