La casa editrice Gwynplaine, la rivista Argo, nella figura del curatore Fabio Orecchini, e l’impresa creativa non-profit Nie Wiem in collaborazione con Poesia del nostro tempo,  hanno il piacere di presentare in anteprima nazionale la traduzione di After Lorca (1957), la prima importante pubblicazione del poeta americano Jack Spicer, tuttora inedita in Italia. Delle opere di Spicer, figura tra le più geniali e controverse del Modernismo americano, esistono pochissime traduzioni nelle lingue europee, nonostante la vittoria del prestigioso American Book Award nel 2009 abbia dato nuova linfa agli studi e alle pubblicazioni riguardanti il poeta. Per questa mancanza, ma soprattutto per la bellezza cristallina del libro, abbiamo deciso di avviare questo progetto di traduzione; come per le altre avventure editoriali la rivista Argo si avvale della partecipazione attiva dei suoi lettori e di tutti gli appassionati di poesia realizzando una campagna di Crowdfunding sul portale Produzioni dal Basso. Sostienici, siamo nelle tue mani!  Questo il link: https://www.produzionidalbasso.com/project/after-lorca-di-jack-spicer-prima-traduzione-italiana/

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“After Lorca” di Jack Spicer (Gwynplaine edizioni)

Con una introduzione di Federico Garcia Lorca

Traduzione e Nota di Andrea Franzoni

Post-fazione di Peter Gizzi

A cura di Fabio Orecchini e Andrea Franzoni

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ESTRATTO

Caro Lorca,

queste lettere saranno provvisorie tanto quanto la nostra poesia sarà duratura. Esse stabiliranno la massa, lo sperpero che i miei stomacati contemporanei domandano, per aiutarli a deglutire e digerire la parola pura. Esauriremo la nostra retorica qui, di modo che non appaia nelle nostre poesie. Lasciamola consumare, di paragrafo in paragrafo, giorno dopo giorno, fino a quando non ne rimanga nulla nella nostra poesia, fino a quando nulla della nostra poesia rimanga in essa. È proprio perché non sono necessarie, che queste lettere devono essere scritte.
Nella mia ultima parlavo della tradizione. Gli idioti che leggono queste lettere penseranno che per tradizione intendiamo ciò che essa sembra aver significato di recente ― un’accozzaglia storica (che siano citazioni elisabettiane, guide della città natale del poeta, o oscuri frammenti di magia pubblicati da Pantheon) usata per coprire la nudità della semplice parola. Tradizione significa molto più di questo. Significa generazioni di poeti differenti in paesi differenti, che raccontano pazientemente la stessa storia, che scrivono la stessa poesia, guadagnando o perdendo qualcosa ad ogni trasformazione ― ma, ovviamente, non perdendo mai nulla veramente. Tutto ciò non ha niente a che vedere con la calma, il classicismo, il temperamento o qualcos’altro. Semplicemente, l’invenzione è nemica della poesia.
Guardate quanto è debole la prosa. Invento una parola come invenzione. Questi paragrafi potrebbero essere tradotti, trasformati da una catena di cinquanta poeti in cinquanta lingue, e ancora rimarrebbero provvisori, infedeli, incapaci di produrre la sostanza di una singola immagine. La prosa inventa ― la poesia rivela.
Un matto nella stanza accanto sta parlando a se stesso. Parla in prosa. Fra poco andrò in un bar e lì un poeta o due mi parleranno e io parlerò a loro e insieme proveremo a distruggerci o ad attirarci o perfino ad ascoltarci l’un l’altro e non succederà niente, perché staremo parlando in prosa. Rientrerò a casa, ubriaco e insoddisfatto, e dormirò ― e i miei sogni saranno prosa. Persino il subconscio non è abbastanza paziente per la poesia.
Voi siete morto e i morti sono molto pazienti.

Con affetto,
Jack.

Ballata Dei Sette Passaggi

Una Traduzione per Ebbe Borregaard

Rimbaud si scrive con sette lettere dell’alfabeto
Il tuo cuore non si spezzerà mai per ciò che stai ascoltando
Rimbaud era più vecchio di te quando era morto
Il tuo cuore non si spezzerà mai per ciò che stai ascoltando.
Ti dico, caro, la bellezza non era mai così vecchia come lo era lui
E il tuo cuore non si spezzerà mai per ciò che stai ascoltando.
Chiudi la bocca.
Rimbaud si scrive con sette passaggi
A E I O U Y
E quella vocale di pietra chiamata morte.
Oh,
Maledetto Rimbaud,
La bellezza si scrive con tutte le vocali di sette passaggi.
Chiudi quella maledetta bocca.
Quando Rimbaud morì divenne più vecchio del tuo alfabeto
E il tuo cuore non si spezzerà mai per ciò che stai ascoltando.

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Acquapark

Una Traduzione per Jack Spicer

Una barca verde
Pescando nell’acqua blu

I gabbiani cerchiano il molo
Chiamando la loro fame

S’alza un vento a ponente
Passando come desiderio

Due ragazzi giocano in spiaggia
Ridendo

Le loro gambe smunte gettano ombre
Sulla sabbia bagnata.

Allora,
Sdraiato nella barca

Un bel pesce nero.

***

Caro Lorca,

vorrei poter fare poesie di oggetti reali. Che il limone fosse un limone che il lettore possa aprire o spremere o assaggiare ― un limone reale, come un giornale in un collage è un giornale reale. Vorrei che la luna nelle mie poesie fosse una luna reale, che all’improvviso possa essere coperta da una nuvola che non ha niente a che fare con la poesia ― una luna completamente indipendente dalle immagini. L’immaginazione dipinge il reale. Mi piacerebbe indicare il reale, rivelarlo, per fare una poesia che non abbia suoni al suo interno se non l’indicare di un dito.
Abbiamo entrambi provato ad essere indipendenti dalle immagini (tu sin dall’inizio e io solo quando sono diventato abbastanza vecchio da stancarmi di provare a far sì che le cose si connettano), a rendere le cose visibili piuttosto che a farne delle immagini (phantasia non imaginari). Com’è facile, in una rimuginazione erotica o nella più vera immaginazione onirica, inventare un bel ragazzo. Com’è difficile prendere un ragazzo in un costume da bagno blu, visto non meno casualmente di un albero, e renderlo visibile in una poesia tanto quanto un albero è visibile, non come un’immagine o un dipinto ma come qualcosa di vivo ― catturato per sempre nella struttura delle parole. Lune vive, limoni vivi, ragazzi vivi in costume da bagno. La poesia è un collage di reale.
Ma le cose decadono, ribatte la ragione. Le cose reali diventano spazzatura. Il pezzo di limone laccato sulla tela comincia a sviluppare muffa, il giornale racconta di fatti incredibilmente antichi in uno slang dimenticato, il ragazzo diventa un nonno. Sì. Ma la spazzatura del reale continua a penetrare il mondo attuale, rendendo i suoi oggetti, a sua volta, visibili ― il limone chiama il limone, il giornale il giornale, il ragazzo il ragazzo. Ciò che decade riporta il proprio equivalente all’essere.
Le cose non si connettono; corrispondono. È questo che rende possibile ad un poeta di trasportare oggetti reali, di portarli attraverso il linguaggio con la stessa facilità con cui li può portare attraverso il tempo. Quell’albero che avete visto in Spagna è un albero che non avrei mai potuto vedere in California, questo limone ha un odore diverso e un diverso sapore, MA la risposta è questa ― ogni posto e ogni tempo ha un oggetto reale per corrispondere al vostro oggetto reale― quel limone può diventare questo limone, o può persino diventare questo pezzo d’alga, o questo particolare tono di grigio in questo oceano. Uno non deve immaginare quel limone; deve scoprirlo.
Perfino queste lettere. Esse corrispondono a qualcosa (non so cosa) che avete scritto (forse così poco chiaramente quanto quel limone corrisponde a questo pezzo d’alga) e, a sua volta, qualche futuro poeta scriverà qualcosa che corrisponde ad esse. Questo è il modo in cui noi morti ci scriviamo l’un l’altro.

Con affetto,
Jack

***

Jack Spicer nasce a Los Angeles nel 1925. Si trasferisce a nord, Berkeley, dove studia e in seguito insegna all’University of California. Qui stringe amicizia con Robin Blaser e Robert Duncan, oltre ai numerosi poeti, artisti e studenti che fecero parte del movimento chiamato San Francisco Renaissance. Frequenta e collabora con musicisti jazz della west coast, tra cui il quartetto di Dave Brubeck, con cui inciderà alcune letture. Nel 1955 apre insieme ad altri artisti la “6 Gallery”, luogo che diventerà centrale per la Beat Generation. Rapporti conflittuali dovuti all’alcolismo con amici come Allen Ginsberg, Frank O’Hara, e lo stesso Robert Ducan. Muore nel 1965, pronunciando la frase che ora fa da titolo all’edizione integrale dei suoi scritti: “il mio vocabolario mi ha fatto questo”. Durante la sua breve ma prolifica vita, ha pubblicato diversi libri di poesia attraverso piccole case editrici regionali, tra cui After Lorca (1957), Billy The Kid (1958), Lament for the Makers (1961) e The Holy Graal (1962). A partire d’After Lorca, Spicer sviluppa l’idea che la sua poesia si crei sotto dettatura. Dopo Garcia Lorca, altri fantasmi accompagneranno la sua produzione, tra cui Rimbaud e Billy the Kid. Nel 2009 il libro contenente le sue opere complete, pubblicato postumo a cura di Peter Gizzi,  “My Vocabulary did this to me: Collected poetry of Jack Spicer” riceve il prestigioso American Book Award.

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