Nati negli anni Ottanta è un progetto a lungo termine che ha l’intento di riassumere e catalogare le esperienze poetiche individuali o collettive portate avanti da autori nati in Italia tra il 1980 e il 1989. Si tratta di poeti cresciuti letterariamente in ambiti e contesti diversi e dunque legati spesso a modi di intendere il discorso in versi del tutto differenti. Per segnalare i libri dei poeti nati negli Ottanta scrivete sul form di contatto.

 

Adriano Cataldo, cilentano, è nato a Emmendingen (Germania) nel 1985. Ha pubblicato poesie in sillogi nel 2008, nel 2010 e nel 2012, nonché su svariati blog di poesia. Dal 2015 organizza reading ed eventi di poesia e fino al 2018 è stato vicecoordinatore del Trento Poetry Slam. Nel 2016 ha fondato il movimento Breveintonso (poesie il cui titolo è più lungo della poesia stessa), di cui ha curato la prima raccolta pubblicata nel 2018.Dal 2017 è membro del CDA dell’Università popolare del Cilento. Nel 2018 ha pubblicato la raccolta Liste Bloccate per la collana Sonar. Parole e voce (a cura di Paolo Agrati) della casa editrice Edizioni del Faro.

 

 

Poesie tratte da Liste Bloccate (Edizioni del Faro, 2018)

 

 

L’AMORE DEL NOSTRO AUTUNNO
(2014)

Anni di saldi permanenti:
ho comprato una cintura da obeso,
cartoline e ferraglia da appendere al pavimento
da descriverne un tragitto fino alla pattumiera.

E un tappeto che fosse metonimia,
patrimonio da supermercato di fiori ossuti.

E delle cuffie enormi per tornare a leggerti le labbra
e una piallatrice per toglierti gli occhi dalla ruggine

e parlare di te in prima persona.

E il confine tra galera e stadio
che è misura di Marassi.

***

 

 

SALA DEI RISVEGLI
(2012)

Che il presente esista o meno,
qui si è tellurici, sussultori.
Intubati al fuggentattimo,
il resto del senso nemmeno scivola,
rìvola, volente collo.
Io sudo il pigiama su quest’altare.

Che il presente esista o meno,
la virgola, il chiasmo
è oggi la cura di te.

Domani: poi,
mi colga pure un sogno
al collo.

 

 

***

 

 

COLLEZIONE ESTATE/AUTUNNO 2017
(2017)

Ricordi, Ida
cadevano le stelle e
nelle uova, fipronil.
Cadevo a pennello sui tuoi capelli.
Io, non ritrattavo promesse.
Cadeva il governo e, tendenzialmente,
il saggio del profitto.
Cadeva il tempo libero, i muri al Brennero
e le temperature percepite, a tuo piacimento.

Ricordi, Ida,
accadevi sull’ultima tua sillaba.
Scadevano brevetti
e noi nuotavamo a bocca aperta nel viagra.
Tornava Silvio Berlusconi, ancora una volta.
Planando sopra boschi di braccia tese, sugli
ex – telefoni di stato, volava soltanto l’ultradestra,
tra le corde di un’altra altalena.

 

 

***

 

IL NOME DELLA RESA
(2018)

Maschio Bianco Italiano
radici giudaico – cristiane.
Ogni giorno un residente si sveglia
e sa che dovrà
odiare più forte
sognare più forte
votare più forte.

Il residente è sintassi d’interessi
sogna un cancello, che in principio era verbo.
Sogna una marcia, che in ultimo è aggettivo.
Il residente è complemento oggetto,
soggetto al suo vuoto, soggetto al suo voto.
Sogna il residente, che il vuoto fuori sia quello dentro
il buon degrado, suo malgrado.
Il vuoto che vuole: diritto di suole.
La lingua italiana batte dove il perdente duole.
Percuote ciò che vuole
e più non dimandare.
Sogna il tragitto perfetto
verso la pattumiera, la raccolta dei rifiuti e dei rifiutati.
Il palese pulito.
Difendere e dipendere
sognare le distanze.
Una nazione che non sia alienazione, inazione.

Possiamo oggi dire al residente che la patria
è perduta da anni
che il nostro popolo è morto a Genova.
Al residente ricordiamo di scegliersi bene la parte.
Capire
il limite tra cosa offende e cosa coraggio infonde
il limite tra chi è più italiano tra i Marò
e Giulio Regeni.
Scegliersi una sorte che possa dire compagna
che la vita si sconta lottando.

 

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