Fotografia di Dino Ignani

Giovanna, la tua mappa sonora mondiale della poesia, che “permette di geolocalizzare e ascoltare le voci dei più grandi poeti del passato e del presente”, ha raggiunto in poco tempo quasi mille voci e ottenuto più di 50.000 ascolti. Il tuo progetto, chiamato Poetry Sound Library, vuole riportare la voce “al centro del dibattito sulla poesia”. Come è nata l’idea e l’esigenza di restaurare la centralità del medium acustico per la trasmissione orale del poetico?

La Poetry Sound Library nasce dalla fusione di due cose che amo: le mappe e i suoni. Ho pensato che sarebbe stato bellissimo, almeno per me, poter ascoltare la voce di un poeta esplorando una mappa geografica che consente di fare passeggiate virtuali nei luoghi cari ai poeti. Voce e paesaggio fusi in un solo strumento nuovo e stimolante.

Ha detto Luigi Cannillo nel suo intervento durante la presentazione nazionale della Poetry Sound Library al MACRO il 14 aprile scorso che “è vero che la parola poetica richiede per sua natura l’approfondimento e la riflessione facilitata dalla pagina scritta”, ma “c’è una fruizione diversa e non meno efficace, una specie di riscrittura, o di nuova versione che viene effettuata dalla voce, dalla sua fisicità: dal tono, dalla modulazione, dalla pronuncia. E da tanti altri elementi specifici: il volume, il ritmo, la cadenza, il timbro”, per cui “l’autore è anche un potenziale compositore, scrive una partitura, la scrive con un inchiostro che è suono… e voce.” La poesia, come è noto, storicamente nasce orale, in seguito è stata codificata attraverso la scrittura: che funzione di trasmissione può assumere oggi il ritorno alla forma di comunicazione primigenia del poetico, all’interno di una società liquida, per dirla con Bauman, e ricolma di non-luoghi effimeri come la nostra, in cui tendenzialmente verba volant, scripta manent?

Vorrei approfittare di questa intervista per raccontare quello che è accaduto al MACRO Asilo il 14 aprile. Più di trenta intellettuali e scrittori sono giunti da tutta Italia a leggere una breve riflessione sulla voce. La sala era gremita ma soprattutto attenta e affascinata da questo incontro sulla VOCE. Per rispondere alla tua domanda, io sono partita da un’esigenza personale: ho sentito il bisogno di ascoltare poesia più che leggerla. Ma soprattutto ho cominciato a cercare la voce dei poeti non viventi, per ritrovare nel suono della loro voce il calore di cui avevo bisogno. Poi ho anche scoperto che vi sono miniere di voci accessibili ma sconosciute alla maggior parte dei non addetti ai lavori. Sono fermamente convinta che la voce ci restituisca qualcosa di prezioso che sfugge al testo scritto. Di cosa si tratti esattamente non so dire. Ma ascoltare i poeti è l’unico modo che avevo per scoprirlo… E credo che la Poetry Sound Library sia un modo nuovo ed originale per esplorare la poesia e la voce. Sono convinta di aver dato un contributo alla scoperta o riscoperta della voce e credo di aver ispirato già altri progetti.

Il panorama poetico odierno sembra oppresso (come ieri) dal vetusto antagonismo fra poesia scritta e poesia orale, reduplicatosi, fra i tanti dualismi che ancora vigono senza un perché, nella contrapposizione tra la forma libro e la performance poetica (che si articola a sua volta nelle varie modalità del reading e, ad esempio, del poetry slam). In che senso tu scrivi che “dobbiamo preservare la voce, tornare alla purezza del suono, togliere il fruscio della carta dalle parole, restituire alla poesia la potenza della voce”? Per fare l’avvocato del diavolo: il dualismo irrisolto non rischia così di riproporsi? Tutto ciò non potrebbe sembrare a qualcuno uno svilimento del mezzo cartaceo, seppur a fin di bene?

Pochi hanno la fortuna di incontrare e ascoltare la voce un poeta in carne ed ossa, e quando accade brilla l’aria. Credo che questo incontro possa cambiarci la vita. Io ho vissuto la mia infanzia in un piccolo paese dove le storie più belle si raccontavano a voce. La tradizione orale in cui sono cresciuta mi ha insegnato il valore della voce. M’incanta ancora un narratore che sappia usare la voce per ammaliare. I poeti, soprattutto alcuni, vanno ascoltati. Non credo che fare ascoltare al mondo le voci dei poeti (e senza far pagare nulla, non come merci ma come voci umane) possa essere qualcosa che produca polemiche o nemici. O forse sì? Comunque il libro è diventato un oggetto molto più commerciale del necessario. E anche la poesia. La Poetry Sound Library almeno non è un’operazione commerciale. È soprattutto una idea di mondo e di poesia: ospita il mondo e la sua diversità poetica. Agli ascoltatori lascia il compito di navigare, ascoltare, perdersi…

Maurizio Soldini, nel suo intervento all’interno dell’ebook Poetry Sound Library: riflessioni sulla voce, ha evidenziato un’etimologia a mio parere molto importante, quando descrive la vibrazione che risuona “nella persona, la maschera” come fosse un “per-sonare attraverso la maschera stessa della voce”. L’individuo, nella sua nuda e cruda umanità, ha un bisogno viscerale e innato di comunicare; in questo senso, la voce come mezzo d’espressione sorge insieme alla poesia come funzione estetica del dia-logos. Egli si fa persona attraverso la parola comunicata, non silente. Che funzione pedagogica può annidarsi in un concetto-verità del genere?

Ho apprezzato tutti gli interventi al MACRO perché ognuno a suo modo mi ha aiutato a capire le potenzialità della Poetry Sound Library. Soldini ha ragione naturalmente quando parla di questo bisogno dell’individuo di comunicare. Recentemente ho presentato la Poetry Sound Library in un liceo, il Tasso, a Salerno. Non si sentiva volare una mosca nella una sala gremita quando abbiamo ascoltato i poeti selezionati per l’incontro: Alfonso Gatto era stato in quella stessa sala dove mi trovavo molti anni prima, esattamente nello stesso giorno e mese. La sua voce è tornata e ha riportato, intatto, il suo messaggio come una vera magia. È stato emozionante comunicare attraverso le voci della poesia. Senza lezioni o mediazioni.

So che esistono progetti paralleli alla Poetry Sound Library, appena nati dal tuo fervido e appassionato attivismo. Quali sono?

Prima di tutto la scuola, collaborazioni con insegnanti che si ritrovano a dover smontare poesie e che all’improvviso ora scoprono la possibilità di tantissime voci facili da far ascoltare. Poi i ritratti delle voci dei poeti. Farò una mostra a Bath al Fringe Festival e a Londra. Le voci sono come le impronte digitali e io le mostro ai poeti e al mondo: lo spettrogramma delle voci dei poeti è un dono che faccio a chi sostiene economicamente la Poetry Sound Library che ha dei costi. E altri progetti di cui, per scaramanzia, non parlerò.

E ora una domanda che va decisamente sul personale, uno di quegli interrogativi che spesso mettono in difficoltà per la loro apparente semplicità ma che in realtà nascono la richiesta patente, da parte dell’interlocutore, di mettersi a nudo nelle proprie più riposte intenzioni, emozioni e speranze: chi è e cosa fa Giovanna Iorio?

GI: Domanda molto difficile: mi viene da dire che sono soprattutto una sopravvissuta. A nove anni ho vissuto l’esperienza del terremoto. Era domenica, il 23 novembre del 1980. Alle 19:00 ero con la mia famiglia, accanto alla fiamma del camino, in una casa, in un paese piccolo ma vivo. Alle 19:38 tante di quelle cose erano scomparse. E mentre accadeva mi abbracciava la luce della luna. Una luna gigante che non dimenticherò mai. E ho ascoltato, e mi è entrata dentro, la voce del pianeta quando vuole distruggere. Tante voci sono scomparse. È un mio impegno da sempre far parlare chi non ha voce; far tornare le voci; e ora da tre anni collezionare e custodire i suoni e le voci.

Oggi, con mia sorpresa,
qualcuno ha scambiato per una poesia
la mia lista della spesa.
Per sbaglio l’ho pubblicata
iniziava così: insalata, pasta, passata.
Non è colpa né merito mio
se tra le cose da comprare qualcuno ha letto
la parola Dio.
Era solo un po’ d’olio anagrammato
una cancellatura sul foglio macchiato.

*

POESIA DEL MIO QUOTIDIANO
Che strano, sono apparse
le prime rughe. La luna
avvizzisce come una prugna
frutta raggrinzita nell’orto
del sistema solare.

Mentre stasera il cielo profuma d’autunno
è primavera alla Future Gallery.
Che bello il mandarino e il prato di gelatina
e il cielo di marmellata e i fiori
di zucchero: c’è Lily Vanilli
e la Cake Britain. Mad artists
che danno un Tea Party.

Sto nel mio letto di pancarrè
mi tolgo le scarpe di liquirizia
mi metto a pensare all’asta

su e-bay – vediamo chi vende
il W.C. di Salinger
un milione di dollari ma non è quello
della sua ultima casa – lo garantisce
Littlefield che ha sposato una donna
di nome Joan –
è proprio ‘autentico WC
del Giovane Holden.

Cosa ne pensano Abdullah, Angelica e Andrea?
Sono giovani anche loro ma a Cagliari
nel quartiere di Sant’Elia c’è una teoria
di case popolari sotto il castello
e il regista Salvatore Mereu lì ha tenuto un corso
di regia alchimia e stregoneria.

Diari di vita difficile. Mi hanno conquistato. Ho deciso
di farne un lungo
metraggio con la mia Viacolvento e a Tajabone
sono scesi gli angeli sulla terra. Cinque
le storie intrecciate
tutte vere. Andiamo ragazzi
vi porto a Venezia. Beppe Fiorello

sogna uno show con suo fratello mentre la vuvuzela
entra nell’ultima edizione dell’Oxford dizionario.
La trombetta africana ce l’ha fatta. Evviva! A Casoria
hanno assassinato mio padre
per un grappolo d’uva.

Mi dispiace ma il granaio d’Europa è vuoto
deve cadere una testa per i diamanti di Naomi
e in Belgio nasce
la festa dei non genitori. Liberateci
dall’abuso della memoria. La Repubblica
20 agosto 2010. Italia.

Giovanna Iorio vive e lavora a Londra dal 2017. Le sue raccolte di poesia sono: La memoria dell’acqua (Ghaleb Editore); Mare Nostrum (CFR 2012); In-chiostro (Delta 3 Edizioni 2013); Al cappero piace soffrire (Progetto Cultura 2013); Una Venere nel Tevere (CFR 2013); La/crime/ndays (CFR 2014), Lucciole & Lanterne (Progetto Cultura 2015; prefaz. Luca Cenisi), Frammenti di un profilo (Pellicano 2015), Haiku dell’Inquietudine (Fusibilia 2016), La neve è altrove (Fara 2017), Poesie d’amore per un albero (Albeggi Edizioni 2017) e Succede nei paesi (Fara 2018). In uscita, per EscaMontage, la raccolta Ora rischiara.
Ha creato la Poetry Sound Library Map, la prima mappa mondiale delle voci poetiche (2018).

Primo Piano è una rubrica condotta da Carlo Selan e Gabriele Galloni (con l’aiuto di collaboratori), che ci porta a scoprire, grazie a interviste, recensioni e saggi, le attività di alcuni tra i protagonisti più attivi della vita intellettuale e poetica.

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